Per anni allenatori e atleti hanno dato per scontato che astenersi da rapporti sessuali prima di una gara fosse la scelta migliore. Uno studio recente, però, mette in discussione questo dogma: in un campione di 164 sportivi (18–40 anni), il rapporto con orgasmo è risultato associato a un sonno più profondo e a un addormentamento più rapido, senza effetti negativi sulla performance del giorno dopo.
Il disegno dello studio
I dati, pubblicati su una rivista di fisiologia dell’esercizio, si basano su rilevazioni soggettive provenienti da atleti di sport individuali e di squadra. Gli autori hanno confrontato gli effetti dell’attività sessuale e della masturbazione — distinguendo tra episodi con e senza orgasmo — su tre parametri: qualità del sonno, latenza d’addormentamento e percezione della prestazione nella giornata successiva.
Cosa è emerso
Gran parte dei partecipanti ha riferito che, quando l’attività sessuale culminava in orgasmo, la notte risultava più riposante e l’addormentamento più rapido. Al contrario, gli effetti benefici tendevano a scomparire quando l’orgasmo non veniva raggiunto, suggerendo che siano meccanismi fisiologici legati all’orgasmo a mediare il miglior recupero notturno.
Qualche spiegazione biologica
Gli autori collegano questi risultati a variazioni ormonali note: dopo l’orgasmo aumentano ossitocina e prolattina e cala temporaneamente il cortisolo, l’ormone dello stress. Questo mix favorisce rilassamento e facilita il sonno, probabilmente tramite interazioni tra circuiti limbici e l’asse ipotalamo-ipofisario. Rimane però da sondare tutto questo con indagini neuroendocrine più dirette.
Implicazioni pratiche per il recupero atletico
Per un atleta, il sonno è uno degli strumenti chiave per il recupero muscolare e la prontezza mentale. Ridurre lo stress e migliorare la qualità del riposo può tradursi in vantaggi concreti nei periodi di carico intenso o nelle ore che precedono una gara. Detto ciò, servono studi dedicati per quantificare quanto questi effetti si riflettano effettivamente sulle prestazioni e per tradurli in raccomandazioni operative.
Performance e differenze individuali
Nel complesso la maggioranza non ha riportato cali di forza, concentrazione o reattività il giorno successivo: l’idea che il sesso pre-gara danneggi la performance non trova riscontro netto in questi dati. Tuttavia le risposte variano: sesso, età, disciplina sportiva e qualità del sonno influenzano gli esiti. Perciò non ha senso adottare regole univoche; bisogna indagare in modo disaggregato e tenere conto di possibili fattori confondenti.
La frequenza dell’orgasmo conta
Lo studio segnala anche che chi raggiunge l’orgasmo più frequentemente tende a trarre maggior beneficio in termini di sonno. Questo fa emergere l’importanza di considerare aspetti di genere, dinamiche di coppia e abitudini personali quando si parla di preparazione al gesto agonistico. La “frequenza dell’orgasmo” andrebbe inserita nelle future ricerche per misurarne l’impatto in modo più preciso.
Limiti e passi successivi
Gli autori riconoscono il limite principale: si tratta di dati autocertificati. Per rafforzare le conclusioni servono misure oggettive come dosaggi ormonali su saliva e monitoraggio del sonno con actigrafia. Incrociare biomarcatori e parametri fisiologici con le segnalazioni soggettive permetterebbe di capire meglio entità e meccanismi dell’effetto.
Consigli pratici per atleti e tecnici
Alla luce delle evidenze attuali, il divieto generalizzato di attività sessuale prima delle gare appare poco giustificato. Più sensato è un approccio personalizzato: valutare come ogni atleta reagisce, testare situazioni in allenamento e monitorare sonno e recupero. Il sesso con orgasmo può essere considerato uno strumento di rilassamento utile per alcuni atleti, ma va gestito caso per caso e verificato sul campo. Serve però ricerca più rigorosa, con misure oggettive e campioni più ampi, per trasformare queste indicazioni in linee guida pratiche e personalizzate.



