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27 Ottobre 2026

Brasile, la sorpresa di Lula: vittoria al secondo turno contro Flávio Bolsonaro

Lula raggiunge il 51,79% dei voti e ribalta il pronostico grazie a piazze affollate, giovani attivi e un uso efficace dei social network.

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Il secondo turno delle elezioni presidenziali brasiliane ha concluso con una rimonta inaspettata: Luiz Inácio Lula da Silva ha superato il figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, Flávio Bolsonaro, ottenendo il 51,79% dei voti validi. Il risultato, confermato dalle autorità elettorali, equivale a più di 64 milioni di schede a favore del candidato del Partito dei Lavoratori, contro circa 48,21% per l’avversario, con un divario di 4,4 milioni di voti. La partecipazione alle urne ha superato l’80%, un dato storico per le elezioni brasiliane.

Il risultato del ballottaggio: Lula al 51,79% contro Flávio Bolsonaro

Il conteggio finale indica che il popolo brasiliano ha espresso una chiara preferenza per la continuità di un governo di sinistra, malgrado le previsioni negative dei sondaggi dopo il primo turno. Lula ha trasformato il deficit iniziale in una vittoria netta, dimostrando la capacità di mobilitare un elettorato demografico ampio e variegato. Le elezioni sono state caratterizzate da una votazione tranquilla, ma le ore successive hanno visto una contestazione da parte di Flávio Bolsonaro, che ha chiesto l’annullamento del risultato citando una proroga di due ore nelle operazioni di voto in alcune sezioni.

L’effetto della mobilitazione di piazza e dei giovani

Le settimane precedenti al ballottaggio hanno visto la comparsa di manifestazioni senza precedenti in molte città, con piazze gremite di giovani, studenti, sindacati e membri della società civile. Gli osservatori hanno sottolineato che questi raduni hanno creato un clima di difesa della democrazia, ponendo il voto come un baluardo contro una possibile deriva autoritaria del partito di Bolsonaro. Le testimonianze di partecipanti hanno evidenziato che l’entusiasmo di gruppo e la percezione di un pericolo comune hanno spinto numerosi indecisi a recarsi alle urne, contribuendo al tasso di affluenza record.

Le proteste nelle capitali e nei centri regionali

A San Paolo, Rio de Janeiro, Belo Horizonte e in molte altre metropoli, i cittadini hanno organizzato cortei pacifici, concerti e dibattiti pubblici nelle ore precedenti la chiusura dei seggi. Le autorità di ordine hanno registrato poche intemperanze, ma hanno denunciato tentativi di blocco da parte di gruppi fedeli a Bolsonaro, che avrebbero ostacolato l’accesso al voto in alcune zone. Tali ostacoli, combinati con le lunghe code, hanno motivato la decisione della Corte Suprema di prorogare la chiusura dei seggi di due ore in nove stati.

Il ruolo dei social network nella rimonta elettorale

Un elemento cruciale della vittoria di Lula è stato l’uso strategico dei social media. Il canale WhatsApp “Esercito do Lula” ha superato i 10 milioni di iscritti in pochi giorni, diffondendo messaggi di allarme contro la retorica violenta di Bolsonaro e ricordando i successi del suo governo. Gli analisti hanno osservato che la narrazione è passata da una mera celebrazione delle politiche a una campagna basata sulla paura di una regressione autoritaria, una tattica che ha risuonato con gli elettori moderati e indecisi. Allo stesso tempo, Flávio Bolsonaro ha compiuto errori comunicativi, lanciando insulti verso Lula e i suoi sostenitori, alimentando l’impressione di mancanza di rispetto per le istituzioni.

Le contestazioni post-elettorali e le sfide per il nuovo mandato

Dopo il proclama ufficiale, Flávio Bolsonaro ha annunciato di voler guidare l’opposizione, rifiutando di accettare il risultato e promettendo un ricorso legale alla Corte Elettorale Superiore. Ha inoltre denunciato una presunta intimidazione della Polizia Federale, che gli avrebbe chiesto di consegnare i passaporti. A livello internazionale, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha insinuato irregolarità nel voto, definendolo “truccato”, pur dichiarando di apprezzare Lula come interlocutore. Nel frattempo, il nuovo presidente dovrà governare con un Parlamento dominato dalla destra e con la maggior parte dei governatori statali anch’essi di opposizione, un contesto che promette tensioni e possibili scontri.