Centro antiviolenza S.O.S. LEI: il Gemelli racconta tre anni di interventi e numeri

Il centro antiviolenza S.O.S. LEI ha trasformato centinaia di richieste in percorsi di protezione grazie a una rete integrata e all'estensione dell'apertura promossa da Wind Tre

In poco più di tre anni di attività il Centro antiviolenza S.O.S. LEI, nato dalla collaborazione tra Wind Tre, la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS e l’Associazione Assolei, ha ricevuto oltre 1.342 contatti telefonici e ha avviato percorsi di supporto per 203 donne che cercavano aiuto per uscire da situazioni di abuso. Il presidio, operativo dal marzo 2026 all’interno del Percorso Donna del Pronto Soccorso, offre accoglienza riservata e una presa in carico multidisciplinare che mette insieme assistenza psicologica, consulenza legale e raccordo con i servizi sociali.

Il centro lavora quotidianamente in stretta sinergia con le Forze dell’Ordine per la redazione delle denunce e per l’attivazione, quando necessario, di case rifugio. Grazie a una raccolta fondi interna promossa dal personale di Wind Tre, dal 2026 è stato possibile aumentare l’apertura settimanale e l’azienda ha confermato che garantirà il servizio su tre giorni per tutto il 2026, ampliando così le finestre di accesso per chi decide di chiedere aiuto.

Chi si rivolge al centro: età, nazionalità e bisogni

Le donne che chiedono supporto al centro sono molto diverse tra loro e rappresentano la trasversalità del fenomeno. Circa il 74% è di nazionalità italiana, mentre il 26% proviene dall’estero, con criticità legate a barriere linguistiche e culturali che possono ritardare la richiesta di aiuto. Sul piano anagrafico la fascia più numerosa è quella tra i 40 e i 60 anni (50%), seguita dalle donne tra i 18 e i 39 anni (41%); il 7% è over 60 e il 2% è minorenne. Questo profilo sottolinea come la violenza possa manifestarsi in fasi diverse della vita e necessiti di risposte adattate.

Tipologie di violenza più frequenti

I dati raccolti dal centro mostrano la complessità dei casi: la forma più segnalata è la violenza psicologica e verbale (41%), che spesso rappresenta la prima crepa nella relazione e il terreno dove prendono piede controllo e isolamento. La violenza fisica riguarda il 37% dei casi ed è la modalità che più frequentemente conduce a un accesso ospedaliero. Accanto a queste emergono forme meno visibili ma altrettanto dannose: violenza economica (8%), stalking e violenza digitale (5%), violenza assistita con ricadute sui figli (5%) e violenza sessuale (4%).

Conseguenze e necessità di intervento

Spesso le diverse forme di abuso sono intrecciate, richiedendo tempi lunghi e competenze diverse per interrompere il ciclo. Il centro evidenzia come i segni, anche quando non immediatamente visibili, richiedano un supporto specifico, integrato e multidisciplinare per restituire sicurezza e prospettiva alle donne e ai loro figli.

Il modello integrato e il quadro nazionale

S.O.S. LEI opera come un nodo che connette sanità, terzo settore e forze dell’ordine, offrendo una risposta rapida nel luogo dove spesso emergono le richieste: il Pronto Soccorso. Il contesto nazionale rende evidente la necessità di presidi di questo tipo: secondo l’ISTAT, nel 2026 le donne arrivate in PS con «indicazione di violenza» sono state 19.518, con un incremento del 15,2% rispetto al 2026 (aggiornamento ISTAT 25/11/2026). Parallelamente, il Ministero dell’Interno ha registrato 97 femminicidi nel 2026, con una quota significativa di delitti avvenuti in ambito familiare.

Impatto locale e prospettive per il futuro

Il contributo economico e organizzativo di Wind Tre ha permesso di estendere l’apertura del centro e di rendere il servizio più stabile e accessibile: dal mese di aprile 2026 il centro è aperto anche il venerdì, e l’azienda ha assicurato il mantenimento di tre giorni di apertura per tutto il 2026. Il modello del Gemelli si propone come esempio di responsabilità sociale d’impresa applicata alla tutela delle vittime, capace di integrare risorse ospedaliere, competenze del terzo settore e reti di protezione sul territorio.

Ruolo del Comitato RiViGe e formazione

Le iniziative contro la violenza all’interno del Policlinico sono coordinate dal Comitato RiViGe, nato nel 2026 per monitorare procedure, formare il personale e promuovere politiche di prevenzione. L’obiettivo è che ogni professionista sanitario sappia riconoscere i segnali e offrire un primo orientamento, rendendo così la risposta più efficace e tempestiva.

Quanto emerso in questi tre anni conferma che la protezione delle donne richiede alleanze solide e vie di accesso concrete: un centro antiviolenza integrato al Pronto Soccorso aumenta la possibilità che una richiesta d’aiuto si trasformi in un percorso di sicurezza, cura e autonomia.

Scritto da Staff

Rumore h24 cuore in allarme, così vivere in una strada trafficata fa impennare i rischi

Leggi anche