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20 Ottobre 2026

Dieta mediterranea: 90% degli italiani la considerano preventiva

Il ministro Schillaci lancia un piano ambizioso per una alimentazione sana, basata sulla dieta mediterranea e sul consumo consapevole.

Dieta mediterranea: 90% degli italiani la considerano preventiva

Negli ultimi anni il dibattito sulla nutrizione si è spostato da semplici mode alimentari a una vera e propria consapevolezza scientifica. Le istituzioni sanitari stanno puntando su linee guida basate su evidenze, con l’obiettivo di trasformare l’alimentazione in un vero strumento di prevenzione. In questo contesto, il Ministero della Salute ha intensificato la sua attività di divulgazione, ribadendo che le scelte a tavola influiscono direttamente sulla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e sul benessere delle generazioni future.

Durante il forum organizzato da Coldiretti a Roma, il ministro Orazio Schillaci ha sottolineato la necessità di rendere le informazioni alimentari più chiare e accessibili. Ha dichiarato che investire in un’alimentazione sana significa anche investire sul futuro e sulla sostenibilità del nostro Servizio sanitario nazionale. Questo intervento ha riunito esperti, agricoltori e rappresentanti delle famiglie, tutti convinti che un consumo consapevole possa limitare l’incidenza di malattie croniche.

Il Censis registra un consenso travolgente sulla dieta mediterranea

Il recente rapporto del Censis, pubblicato poche ore fa, indica che il 90% degli italiani riconosce la dieta mediterranea come efficace strumento di prevenzione. Questo dato testimonia una crescente fiducia nella tradizione culinaria italiana, considerata ormai una vera e propria arma contro patologie cardiovascolari, diabete e obesità. Il ministro ha evidenziato che tale percezione è il risultato di campagne educative, ma ha anche avvertito che la sfida resta quella di tradurre la consapevolezza in abitudini concrete.

Strategie di consumo consapevole e allarme sui cibi ultra-processati

Parallelamente al focus sulla dieta mediterranea il Ministero sta monitorando con attenzione l’uso di cibi ultra-processati. Secondo lo stesso studio Censis, gli italiani mostrano ora una maggiore preoccupazione per questi prodotti, riconoscendo il loro legame con l’aumento di patologie croniche. Schillaci ha dichiarato che la lotta contro gli ultra-processati richiede politiche di etichettatura trasparente, incentivi per la produzione di alimenti freschi e una più stretta collaborazione con il settore agroalimentare.

Riorganizzazione ministeriale e il Piano nazionale della prevenzione 2026-2031

Nel quadro della ristrutturazione interna, è stata istituita una nuova direzione generale dedicata ai corretti stili di vita. Questa struttura coordina azioni di prevenzione in ambito nutrizionale, sportivo e ambientale, inserendosi pienamente nel Piano nazionale della prevenzione 2026-2031. Il piano adotta un approccio One Health integrando salute umana, animale e ambientale, e prevede la collaborazione tra diversi settori per massimizzare l’impatto delle politiche.

Direzione generale per gli stili di vita corretti

La nuova area ministeriale si occupa di sviluppare campagne informative, sostenere la ricerca su diete sostenibili e promuovere programmi scolastici che insegnino il valore del cibo fresco rispetto a quello industriale. Schillaci ha sottolineato che mangiare bene è una responsabilità che va condivisa e che le famiglie, le scuole, le istituzioni e il mondo produttivo devono lavorare insieme per creare un ecosistema alimentare più sano.

Prima legge europea per la prevenzione e cura dell’obesità

L’Italia si è distinta con la prima legge nazionale volta a prevenire e curare l’obesità, un modello ora preso a esempio da altri paesi europei. Questa normativa prevede interventi mirati nelle scuole, la revisione delle offerte alimentari negli asili e la regolamentazione della pubblicità di prodotti ad alto contenuto di zuccheri. Il ministro ha ribadito che tale iniziativa è parte integrante del più ampio Piano nazionale della prevenzione 2026-2031 mirato a ridurre il carico di malattie legate all’alimentazione sul Servizio sanitario nazionale.

L’obiettivo dichiarato è trasformare le buone intenzioni dei cittadini in comportamenti concreti, facendo della nutrizione un pilastro centrale della salute pubblica italiana per i prossimi cinque anni.