Dieta mediterranea e rischio di trasformazione maligna della leucoplachia orale

Ricerca italiana mostra che chi segue la dieta mediterranea presenta una ridotta probabilità di degenerazione maligna delle leucoplachie orali; lo studio, coordinato dal prof. Massimo Petruzzi e pubblicato sull'International Dental Journal, coinvolge ricercatori pugliesi e collaborazioni nazionali

Il 22 febbraio 2026 è stata resa pubblica una ricerca italiana che esplora il legame tra alimentazione e salute del cavo orale, con particolare attenzione alla possibile azione protettiva della dieta mediterranea sulle leucoplachie — quelle chiazze biancastre della mucosa orale che, in alcuni casi, possono evolvere in lesioni maligne. Lo studio è stato coordinato dal professor Massimo Petruzzi dell’Università di Bari e vuole integrare interventi clinici e stili di vita nella prevenzione dei tumori orali.

Che cosa è stato fatto
Il lavoro ha coinvolto pazienti affetti da leucoplachia, reclutati in diversi centri della regione Puglia. I ricercatori — tra cui Domenico de Falco e Nicol Macripò — hanno raccolto dati clinici, anamnestici e nutrizionali tramite esame obiettivo, questionari alimentari standardizzati e analisi istopatologiche, seguiti da un follow-up clinico per valutare l’evoluzione delle lesioni. L’aderenza alla dieta mediterranea è stata misurata per confrontare differenti modelli alimentari e capire se esistano associazioni con il decorso clinico.

Risultati preliminari
I primi risultati indicano che una maggiore aderenza alla dieta mediterranea si associa a una minore probabilità di trasformazione maligna delle leucoplachie. In particolare, gli autori ipotizzano che i nutrienti tipici di questo regime — antiossidanti, polifenoli e acidi grassi omega‑3 — possano modulare l’infiammazione e lo stress ossidativo, due meccanismi implicati nella carcinogenesi orale. Questi dati, riportati anche su fonti ufficiali e pubblicati sull’International Dental Journal, sono comunque preliminari e richiedono conferme.

Quali alimenti sembrano rilevanti
Tra i componenti più citati emergono l’olio extravergine d’oliva, ricco di polifenoli; frutta e verdura, fonti di vitamine e fitocomposti; legumi e cereali integrali, per il loro contenuto di fibre e composti bioattivi; e il pesce, per gli omega‑3. Considerati nel loro insieme, questi alimenti descrivono un profilo nutrizionale che potrebbe contribuire a ridurre infiammazione e danno ossidativo nella mucosa orale.

Chi ha collaborato e come proseguirà la ricerca
Il progetto è coordinato dall’Università di Bari e vede la partecipazione, tra gli altri, del professor Mohssen Ansarin dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano. Si tratta di uno studio multicentrico inserito in un percorso di dottorato del Dipartimento Interdisciplinare di Medicina, che combina raccolta di dati clinici, indagini istologiche e analisi molecolari per identificare biomarcatori utili alla prevenzione. Il gruppo punta a definire protocolli riproducibili e a estendere le indagini su coorti più ampie.

Limiti e passaggi successivi
Gli autori sottolineano i limiti degli attuali risultati: occorrono studi prospettici più estesi, trial controllati e finanziamenti mirati per stabilire con rigore eventuali relazioni causali e i meccanismi biologici sottostanti. Restano da chiarire anche eventuali rapporti dose‑effetto e indicatori clinici o molecolari affidabili per il monitoraggio nel tempo.

Implicazioni pratiche
Per i clinici, questi dati suggeriscono che la promozione di uno stile alimentare ispirato alla dieta mediterranea potrebbe affiancare la sorveglianza tradizionale nei pazienti con leucoplachia. Per i pazienti, adottare abitudini alimentari ricche di componenti antiossidanti e antinfiammatori rappresenta una strategia preventiva concreta, seppure non ancora codificata in linee guida definitive. La pubblicazione completa dei dati e l’avvio di studi multicentrici sono i passi successivi necessari per tradurre queste indicazioni in raccomandazioni cliniche solide.

Scritto da Staff

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