Argomenti trattati
- La tavola come prevenzione: dieta mediterranea e rischio cardiovascolare
- Le evidenze principali dello studio
- Genere, menopausa e distribuzione del grasso corporeo
- Alimenti ultraprocessati: definizione, impatto e dibattito
- Critiche e sfumature: processo vs profilo nutrizionale
- Consigli pratici e raccomandazioni dell’ISS
La tavola come prevenzione: dieta mediterranea e rischio cardiovascolare
Il palato non mente mai: la prevenzione delle malattie cardiovascolari passa anche dall’alimentazione. Una ricerca condotta su un ampio campione di donne indica che seguire la dieta mediterranea può contribuire a ridurre il rischio di ictus. Il dato rafforza il ruolo della dieta come fattore modificabile nella prevenzione primaria.
Contemporaneamente, l’aumento del consumo di alimenti ultraprocessati solleva dubbi sulla qualità dell’apporto energetico e sul suo impatto sul peso corporeo e sulla salute vascolare. Con alimenti ultraprocessati si intendono prodotti industriali altamente trasformati, spesso ricchi di zuccheri aggiunti, grassi saturi e additivi. Il rapporto tra consumo di questi prodotti e gli esiti cardiovascolari richiede monitoraggio continuativo e approfondimenti epidemiologici.
Le evidenze principali dello studio
In continuità con le osservazioni sui prodotti ultraprocessati, lo studio guidato da Sophia S. Wang fornisce dati longitudinali su dieta e rischio cerebrovascolare. I ricercatori hanno seguito per 21 anni oltre 105.000 donne, con età media di 53 anni, tutte senza storia di ictus.
Le partecipanti hanno compilato questionari periodici utili a calcolare un indice di aderenza alla dieta mediterranea su una scala da 0 a 9. L’indice ha permesso di classificare i livelli di aderenza e di confrontare gli esiti tra gruppi differenti.
I risultati principali mostrano una riduzione complessiva del rischio di ictus pari a circa il 18% tra le donne con maggiore aderenza rispetto a quelle con punteggi più bassi. Il rischio di ictus ischemico è risultato inferiore del 16% e quello di ictus emorragico del 25% nel gruppo con migliore aderenza.
La metodologia osservazionale non stabilisce rapporti di causa-effetto, ma fornisce evidenze coerenti con il ruolo protettivo di modelli alimentari ricchi di vegetali, cereali integrali e grassi insaturi. Gli autori sottolineano la necessità di monitoraggio continuativo e di ulteriori studi per chiarire i meccanismi biologici alla base delle associazioni osservate.
Perché questi dati sono rilevanti
In continuità con le osservazioni precedenti, i risultati dello studio confermano il ruolo protettivo di una dieta basata su alimenti vegetali, cereali integrali, legumi, frutta secca e olio extravergine d’oliva. Componenti specifici come i grassi monoinsaturi e i polifenoli modulano il metabolismo lipidico e riducono i processi infiammatori a livello vascolare. Questi meccanismi rappresentano fattori chiave nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.
La rilevanza pratica riguarda la possibilità di tradurre i risultati in strategie nutrizionali calibrate per fasce di età e profili di rischio. Secondo Elena Marchetti, ex chef e food writer, la scelta di ingredienti ad alto contenuto di nutrienti bioattivi può integrare interventi di salute pubblica basati su evidenze. Restano tuttavia necessari studi meccanicistici e indicatori di rischio precoci per definire interventi mirati e misurabili.
Genere, menopausa e distribuzione del grasso corporeo
La medicina di genere interpreta le differenze nell’accumulo di tessuto adiposo come fattore chiave del rischio cardiovascolare. Le variazioni tra donne e uomini influenzano la distribuzione del grasso e la risposta metabolica. In età fertile la deposizione periferica riduce in parte l’esposizione al rischio metabolico. Dopo la menopausa, la caduta degli estrogeni altera il metabolismo dei lipidi e favorisce il deposito addominale. L’aumento del grasso addominale si associa a maggiore vulnerabilità a eventi cardiovascolari.
Implicazioni pratiche
Nelle donne in transizione menopausale risulta essenziale intervenire con strategie nutrizionali e di stile di vita mirate. Un modello alimentare con prevalenza di verdure, cereali integrali e legumi contribuisce a limitare l’aumento ponderale e il profilo metabolico avverso. Limitare alimenti ad alta densità energetica e ricchi di zuccheri semplici riduce l’accumulo di tessuto adiposo viscerale.
Accanto alla nutrizione, l’attività fisica regolare e l’attenzione alla composizione corporea sono determinanti per contenere il rischio metabolico. Valutazioni cliniche che includano misure antropometriche e indici di rischio cardiometabolico permettono di monitorare l’efficacia degli interventi.
Restano necessari studi meccanicistici e indicatori di rischio precoci per definire interventi mirati e misurabili. La prosecuzione della ricerca permetterà di tradurre le evidenze in linee guida specifiche per la prevenzione nelle diverse fasi della vita femminile.
Alimenti ultraprocessati: definizione, impatto e dibattito
Proseguendo l’analisi sulle determinanti del rischio cardiovascolare femminile, la classificazione NOVA distingue gli alimenti in base al grado di lavorazione. In particolare la categoria degli alimenti ultraprocessati (UPF) include prodotti formulati industrialmente con ingredienti estratti, derivati o sintetici.
Questi prodotti risultano spesso ricchi di calorie e poveri di fibre e proteine saziante. Sono studiati per essere altamente appetibili mediante combinazioni di grassi, zuccheri, sale e aromi. Pur rappresentando in peso una frazione relativamente piccola dell’alimentazione, possono contribuire in modo significativo all’apporto calorico giornaliero e influire sui profili metabolici.
Il palato non mente mai: l’attrattiva sensoriale di molti UPF facilita consumi ripetuti e porzioni maggiori. Dal punto di vista nutrizionale ciò si traduce in un aumento del bilancio energetico e in possibili effetti sfavorevoli su peso corporeo, glicemia e marker infiammatori.
Il dibattito scientifico riguarda la misura in cui gli effetti osservati derivino dalla lavorazione stessa oppure dal profilo nutrizionale complessivo dei prodotti. Studi osservazionali mostrano associazioni con esiti negativi, ma rimane necessario chiarire i meccanismi causali mediante ricerche sperimentali controllate.
Per le diverse fasi della vita femminile, dall’adolescenza alla menopausa, la riduzione dell’apporto di UPF può rappresentare una leva preventiva concreta. A breve termine gli studi in corso mirano a tradurre queste evidenze in raccomandazioni dietetiche specifiche per la prevenzione cardiometabolica nelle donne.
Numeri e contestualizzazioni
In Italia, secondo analisi coordinate da Laura Rossi dell’ISS, gli alimenti ultraprocessati (UPF) rappresentano circa il 6% del consumo complessivo di cibo.
La stessa analisi attribuisce agli UPF circa il 23% delle calorie giornaliere medie.
La quota di calorie derivanti da UPF è aumentata rispetto a 15 anni fa, quando si stimava attorno al 12-13%.
La categoria è eterogenea: include prodotti con profili nutrizionali diversi.
Alcuni alimenti, come cereali integrali arricchiti o alternative vegetali formulate correttamente, possono offrire un profilo nutriente relativamente favorevole.
Viceversa, bevande zuccherate e snack trasformati sono associati a rischi maggiori per la salute metabolica e cardiovascolare.
Elena Marchetti osserva che «il palato non mente mai», richiamando l’importanza della qualità degli ingredienti e della filiera nella valutazione del rischio nutrizionale.
Gli studi in corso mirano a tradurre queste evidenze in raccomandazioni dietetiche specifiche per la prevenzione cardiometabolica nelle donne.
Critiche e sfumature: processo vs profilo nutrizionale
Alla luce degli studi in corso che mirano a tradurre le evidenze in raccomandazioni per la prevenzione cardiometabolica nelle donne, il dibattito scientifico resta aperto sul fulcro del problema. Alcuni ricercatori pongono l’accento sul processo industriale; altri sottolineano il ruolo del profilo nutrizionale del prodotto. Le posizioni divergono sulla validità della sola etichetta alimenti ultraprocessati come criterio esclusivo di valutazione.
Critici della classificazione NOVA avvertono che l’etichetta rischia di essere fuorviante. Altri esperti indicano come determinante l’iperalimentabilità e l’effetto sull’apporto calorico totale. In molti casi, l’aumento di peso media l’associazione osservata tra UPF e malattie croniche.
Per questo motivo, gli specialisti propongono un approccio non binario. La valutazione dovrebbe considerare ingrediente, matrice alimentare e pattern di consumo. Si raccomanda di evitare demonizzazioni indiscriminate e di puntare invece sulla qualità nutrizionale e sulla contestualizzazione del consumo nel quadro della dieta complessiva.
Secondo Elena Marchetti, ex chef e food writer, «Il palato non mente mai»: la percezione sensoriale si integra con i criteri nutrizionali nella selezione degli alimenti. Dietro ogni alimento c’è una storia di filiera e trasformazione che va considerata nelle raccomandazioni pratiche.
Consigli pratici e raccomandazioni dell’ISS
Dietro ogni alimento c’è una storia di filiera e trasformazione che richiede scelte informate. Le indicazioni pratiche proposte dall’ente sanitario puntano a ridurre i fattori di rischio cardiovascolare attraverso modifiche semplici e replicabili nella routine quotidiana.
L’Istituto superiore di sanità raccomanda di leggere le etichette con attenzione, privilegiando prodotti con elenco di ingredienti breve e trasparente.
Si suggerisce di preferire alimenti freschi e minimamente processati e di scegliere prodotti senza zuccheri aggiunti e a basso contenuto di sale.
Gli UPF — alimenti ultraprocessati — vanno introdotti con moderazione nella dieta, limitandone la frequenza e le porzioni.
Viene inoltre raccomandata la riduzione delle bevande zuccherate e l’incremento del consumo di verdure e legumi; attualmente la media nazionale di legumi è inferiore a 11 grammi al giorno.
In termini dietetici, l’adozione della dieta mediterranea, equilibrata e varia, rappresenta una strategia efficace per contenere il rischio di ictus e migliorare la salute cardiovascolare.
Le autorità sanitarie indicano interventi di promozione della cultura alimentare e misure di sostegno alla filiera corta come strumenti per favorire scelte sane e sostenibili sul lungo periodo.



