Il 25 il professor Davide Edoardo Bonasia, insieme alla sua equipe della Struttura di Ortopedia e Traumatologia dell’azienda ospedaliera ordine Mauriziano di Torino, ha affrontato una sfida clinica rara: ricostruire un tratto osteocondrale gravemente danneggiato del ginocchio di Andrea, personal trainer di 34 anni originario di Cuneo. L’obiettivo era evitare una protesi e preservare l’articolazione, optando per una soluzione biologica mai sperimentata in Italia con l’unione della tecnica BioUni e di un innesto osteocondrale fresco proveniente da donatore.
L’intervento pionieristico al Mauriziano di Torino
Durante l’operazione, durata complessiva di circa due ore e mezza, i chirurghi hanno effettuato un’osteotomia per riallineare l’asse femorale, per poi inserire un unico tassello ellittico di osso e cartilagine. Diversamente dai precedenti utilizzi della BioUni, che impiegavano innesti congelati, questa volta il tessuto è stato mantenuto fresco a circa quattro gradi per preservare la vitalità cellulare. La scelta di un innesto vivo ha richiesto un coordinamento preciso con la Banca dei tessuti muscoloscheletrici dell’ospedale Cto, la quale ha garantito la disponibilità del materiale entro i limiti temporali stretti della procedura.
Procedura chirurgica e caratteristiche dell’innesto
La tecnologia BioUni consente di modellare l’innesto in forma ellittica, adattandolo perfettamente alla cavità osteocondrale. Nel caso di Andrea, il chirurgo ha impiantato un tassello unico che unisce sia la componente ossea sia quella cartilaginea, favorendo così una più rapida integrazione con il tessuto circostante. La conservazione a quattro gradi ha mantenuto intatte le cellule cartilaginee, riducendo al minimo il rischio di necrosi e accelerando il processo di guarigione. L’intervento è stato affiancato da una anestesia monitorata dall’anestesista Elena Conti e da un team di supporto composto da Federica Rosso, Giorgio Governale, Domenico Battaglia, Salvatore Iacono, Nicola Greco e dal personale infermieristico dell’operatore.
Coordinamento con la Banca dei tessuti
Il ruolo della Banca dei tessuti è stato cruciale: grazie a una comunicazione tempestiva, il tessuto è stato prelevato da un donatore e trasportato in conservazione a circa quattro gradi entro il tempo necessario per l’intervento. La dottoressa Ilaria Salussolia ha curato l’intero iter di tracciabilità, garantendo che le norme di sicurezza e tracciabilità fossero rispettate. La sinergia tra chirurgia avanzata e logistica dei tessuti ha rappresentato il fattore chiave per il successo dell’operazione.
Follow-up a un anno: risultati clinici
Nei 12 mesi successivi al trapianto, Andrea è stato sottoposto a controlli radiologici, ecografici e a due artroscopie di verifica. L’ultima, effettuata a ottobre 2026, ha comportato la rimozione di una piccola placca metallica inserita durante la prima operazione; l’esame artroscopico ha mostrato una integrazione ottimale del tessuto trapiantato, senza segni di rigetto o degenerazione. Il professor Bonasia ha confermato che “l’associazione delle due metodiche rappresenta la particolarità di questo intervento” e che i risultati osservati consentono di parlare di un “successo clinico”.
Recupero funzionale di Andrea
Dopo i primi due mesi di scarico completo, durante i quali non è stato consentito il carico sul ginocchio, Andrea ha iniziato a camminare senza dolore e gradualmente è tornato a svolgere gli allenamenti in palestra. Il suo ritorno alle attività quotidiane è stato riassunto nella sua dichiarazione: “Non ho più avuto quel dolore al ginocchio che mi aveva accompagnato per anni. E sono tornato a fare le cose che facevo prima”. Il caso dimostra come una combinazione di tecniche chirurgiche avanzate e di tessuti freschi possa offrire un’alternativa valida alla protesi, preservando la mobilità e migliorando la qualità di vita dei pazienti.
