Mezzo secolo di oncologia medica in Italia: oltre 300 molecole e il lascito di Gianni Bonadonna

Cinquanta anni che hanno trasformato il trattamento del cancro: dalle origini con la mostarda azotata alle terapie mirate moderne, passando per il protocollo CMF e il riconoscimento istituzionale a San Marino

Negli ultimi decenni la cura del cancro ha seguito una traiettoria che pochi avrebbero previsto: dalla predominanza del bisturi alla centralità della terapia farmacologica. Oggi in Italia l’oncologia medica festeggia un traguardo importante: cinquanta anni dalla nascita come disciplina autonoma e integrata, con oltre 300 molecole disponibili per il trattamento dei diversi tumori, tra cui chemioterapici, terapie ormonali, farmaci a bersaglio molecolare e immunoterapici. Questa evoluzione non è stata solo tecnologica ma anche culturale: ha spostato lo sguardo dal tumore localizzato a una visione sistemica della malattia.

La ricorrenza è stata celebrata ufficialmente dal Collegio Italiano dei Primari di Oncologia Medica (CIPOMO) con un simbolo filatelico disponibile nella Repubblica di San Marino, presentato durante la cerimonia del 5 marzo. Il francobollo rende omaggio anche alla figura di Gianni Bonadonna, il clinico milanese che con il suo approccio ha contribuito a segnare una svolta nella terapia del tumore al seno. Il riconoscimento richiama momenti fondamentali di ricerca, scoperte accidentali e prove cliniche che hanno ridefinito le possibilità di guarigione per molte pazienti.

Un cambiamento culturale e terapeutico

Per comprendere la portata della trasformazione è utile ricordare che fino alla metà del XX secolo la risposta predominante al cancro era chirurgica. La dimostrazione della natura sistemica di molte neoplasie e la consapevolezza che cellule tumorali potevano circolare lontano dal sito primario ha imposto una revisione del paradigma terapeutico. L’introduzione di schemi farmacologici utilizzati in fase adiuvante ha mostrato come la somministrazione di farmaci dopo l’intervento possa ridurre significativamente il rischio di recidiva. Il concetto di terapia adiuvante divenne così un pilastro dell’oncologia moderna, integrando chirurgia, radioterapia e farmaci per migliorare la sopravvivenza a lungo termine.

Dalle scoperte belliche ai primi agenti chemioterapici

La storia della chemioterapia ha origini inattese: un incidente durante la Seconda guerra mondiale rivelò che l’esposizione al gas iprite provocava un calo drastico dei globuli bianchi. Osservazioni successive portarono i ricercatori Louis Goodman e Alfred Gilman a sperimentare derivati di quella sostanza, la cosiddetta mostarda azotata, come primo agente in grado di colpire cellule ematologiche maligne. Questo episodio segnò l’inizio della ricerca farmacologica antitumorale, il passaggio dall’intuizione alla sperimentazione clinica e l’avvio di programmi di ricerca come quelli del National Cancer Institute negli Stati Uniti.

Bonadonna, il protocollo CMF e l’affermazione del metodo

Nel panorama italiano la svolta fu favorita da medici formatisi all’estero che riportarono un approccio basato sui dati. Tra questi, Gianni Bonadonna introdusse negli anni ’70 il protocollo CMF (ciclofosfamide, metotrexato, 5-fluorouracile) pubblicandone i risultati nel 1976 sul New England Journal of Medicine. La somministrazione di questi farmaci in fase adiuvante dopo l’intervento chirurgico dimostrò una riduzione significativa delle recidive nel tumore al seno, consolidando l’idea che il trattamento farmacologico potesse offrire una reale prospettiva di cura. Il rigore metodologico e la diffusione di questi studi contribuirono a fare dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano un punto di riferimento internazionale.

Il riconoscimento istituzionale e la memoria

La scelta del CIPOMO di dedicare un francobollo all’oncologia medica e a Bonadonna vuole essere al tempo stesso memoria storica e stimolo per il futuro. Durante il XXX Congresso nazionale del Collegio è stato anche distribuito un folder con i francobolli e apposto un annullo personalizzato con la dicitura “CIPOMO 1996–2026”, che sottolinea i trent’anni della fondazione del collegio e la continuità tra ricerca e pratica clinica. Questa iniziativa evidenzia come il progresso terapeutico nasca dall’integrazione tra ospedale e ricerca scientifica, oltre che dalla capacità di mettere in discussione dogmi consolidati.

Cosa cambia per i pazienti oggi

Il patrimonio terapeutico maturato in cinquanta anni si traduce in benefici concreti: oggi i pazienti possono accedere non solo a chemioterapici tradizionali, ma anche a terapie a bersaglio molecolare e immunoterapie che mirano meccanismi specifici della malattia. Il risultato è una maggiore personalizzazione delle cure, una riduzione delle recidive e, in molti casi, un allungamento significativo della sopravvivenza. Tuttavia, la sfida continua: la ricerca resta fondamentale per ampliare l’arsenale terapeutico, migliorare la qualità di vita e rendere sempre più efficace la sinergia tra innovazione e pratica clinica.

Scritto da Staff

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