Punto nascita di Alessandria leader in donazione di sangue cordonale: il modello presentato a Roma

Il punto nascita di Alessandria si conferma leader nazionale per la raccolta di sangue cordonale con 1.071 donazioni nel 2026; il progetto sarà illustrato il 4 marzo a Roma e il personale è stato ringraziato pubblicamente

Il punto nascita dell’ospedale Santi Antonio e Biagio di Alessandria si conferma riferimento nazionale per la raccolta di sangue cordonale. sono state 1.071 le coppie che, al momento del parto, hanno espresso il consenso alla donazione del cordone ombelicale. L’ospedale attribuisce il risultato a un’organizzazione consolidata e a una campagna informativa rivolta alle future madri e alle famiglie. Dal punto di vista tecnico, i protocolli di raccolta e conservazione rispettano gli standard regionali. I benchmark mostrano un tasso di adesione superiore alla media nazionale, segnalando un modello replicabile in altri centri ostetrici.

Riconoscimenti e valorizzazione del personale

In continuità con i dati che attestano l’ospedale come riferimento per la raccolta di sangue cordonale, l’Associazione Donatrici Italiane Sangue Cordonale (Adisco) ha riconosciuto l’impegno del personale sanitario durante la Cena del Dono. Sono stati consegnati attestati ai genitori donatori e riconoscimenti allo staff dell’Azienda ospedaliera universitaria di Alessandria, segnando il valore della collaborazione tra associazioni e servizio pubblico.

Al direttore di Ostetricia e ginecologia, Davide Dealberti, e al suo team sono state assegnate targhe e attestati per l’attività quotidiana. Il gesto vuole sottolineare che la qualità dell’assistenza è un fattore determinante per favorire la donazione e la fidelizzazione dei donatori.

Dal punto di vista tecnico, la premiazione evidenzia come processi organizzativi e percorsi assistenziali integrati possano aumentare il tasso di adesione. I benchmark mostrano che tali modelli migliorano la continuità assistenziale e riducono le disomogeneità tra centri.

Tra gli sviluppi attesi, l’ospedale e Adisco valutano percorsi formativi condivisi per il personale e campagne informative rivolte alle coppie in gravidanza. L’implementazione di queste iniziative sarà monitorata con indicatori di performance per verificarne l’efficacia.

Il modello Alessandria integra competenze ostetriche, logistica per la raccolta e trasporto del materiale biologico e attività di informazione preparto. Dal punto di vista tecnico, la combinazione di procedure cliniche standardizzate e percorsi organizzativi dedicati ha ridotto i tempi di raccolta e aumentato la qualità degli emocomponenti. I benchmark mostrano che l’approccio migliora l’aderenza ai protocolli e rafforza la fiducia delle famiglie. Le performance saranno monitorate con indicatori di processo e outcome. L’implementazione del modello intende favorire la replicabilità in altri centri nazionali.

Il valore del riconoscimento

Premiare il personale costituisce un riconoscimento delle competenze cliniche e organizzative. Il premio attesta l’importanza dei percorsi assistenziali e delle relazioni con le famiglie. Dal punto di vista tecnico, il riconoscimento riflette anche l’efficacia dei protocolli di raccolta e della logistica per il trasporto. L’evento valorizza il contributo multidisciplinare tra ostetriche, biologi e operatori del servizio trasfusionale. Le performance indicano un miglioramento nella continuità assistenziale e nella qualità dei materiali raccolti.

La presentazione nazionale del modello

La modalità organizzativa sarà illustrata il 4 marzo a Roma da Michela Testa, capo ostetrica. L’incontro è promosso dal Centro nazionale sangue dell’Istituto superiore di sanità. La prof.ssa Luciana Teofili coordina la sessione che offrirà una piattaforma per condividere procedure e criticità. L’obiettivo è rendere replicabili le soluzioni organizzative in altri centri. Le discussioni comprenderanno aspetti normativi, logistica e comunicazione con le famiglie.

Come funziona

Il modello si basa su percorsi predefiniti per l’identificazione delle donatrici e per la raccolta del materiale. Le ostetriche eseguono procedure standardizzate immediatamente dopo il parto. La logistica prevede kit dedicati e percorsi di trasporto refrigerato per garantire la qualità degli emocomponenti. Dal punto di vista tecnico, vengono utilizzati protocolli di conservazione validati e check-list operative per ridurre gli errori. I benchmark mostrano tempi di processo più brevi rispetto ai protocolli tradizionali.

Vantaggi e svantaggi

I vantaggi includono maggiore qualità degli emocomponenti, migliore tracciabilità e incremento della fiducia delle famiglie. L’adozione del modello favorisce inoltre l’armonizzazione delle pratiche cliniche. Tra gli svantaggi si segnala la necessità di investimenti iniziali in formazione e logistica. Alcuni centri potrebbero incontrare ostacoli organizzativi legati a personale e risorse. Le performance saranno valutate attraverso indicatori di processo e outcome per quantificare benefici e criticità.

Applicazioni pratiche

Il modello è applicabile in reparti con flusso ostetrico consolidato e servizi trasfusionali dedicati. Le esperienze pilota mostrano che l’integrazione tra clinica e logistica facilita la raccolta su larga scala. Esempi concreti includono programmi di informazione preparto rivolti alle future madri e percorsi di trasporto ottimizzati per la conservazione. Nel settore tech è noto che l’automazione dei registri e il monitoraggio digitale migliorano la tracciabilità e riducono gli errori manuali.

Il mercato

La necessità di emocomponenti derivati dal cordone impone una risposta coordinata a livello nazionale. Le politiche sanitarie e i centri trasfusionali valutano modelli replicabili per aumentare le disponibilità. La diffusione dipende da investimenti in formazione e infrastrutture logistiche. Le performance indicano che centri dotati di protocolli standardizzati ottengono risultati migliori in termini di qualità e quantità raccolte.

Prospettive

Le prospettive prevedono l’estensione del modello ad altri centri e l’adozione di indicatori condivisi per il monitoraggio. Dal punto di vista tecnico, è atteso un maggior ricorso a soluzioni digitali per la tracciabilità. I prossimi step includono audit comparativi e studi di implementazione per valutare l’impatto su scala nazionale. L’implementazione sarà seguita da indicatori di performance per verificarne l’efficacia.

Perché è importante aumentare le donazioni

Dal punto di vista tecnico, la strategia informativa e organizzativa punta a incrementare la raccolta di sangue cordonale per far fronte al calo demografico e all’invecchiamento della popolazione. Nadia Biancato, presidente di Adisco Alessandria, sottolinea che la disponibilità di sangue cordonale è sempre più preziosa per le terapie ematologiche. Donare il cordone ombelicale non comporta costi per la madre e consente di alimentare banche di cellule staminali utilizzabili in trapianti e studi clinici. La misura integrerà indicatori di performance già previsti per valutare efficacia e copertura territoriale.

I servizi ai punti nascita: l’esempio di Grosseto

Per migliorare l’informazione alle famiglie, il Punto nascita del Misericordia di Grosseto organizza incontri mensili per donne in gravidanza. Le sessioni coinvolgono ostetriche, ginecologi, neonatologi e infermieri della terapia intensiva neonatale. Gli appuntamenti, programmati nell’auditorium della nuova ala dell’ospedale dalle 11 alle 13, illustrano il percorso assistenziale dalla rete dei consultori fino al travaglio, al parto e al post-partum. I partecipanti ricevono materiali informativi e riferimenti sui centri di raccolta, con particolare attenzione ai criteri di eleggibilità e alle procedure di consenso.

Temi affrontati negli incontri

Dal punto di vista tecnico, gli incontri proseguono la campagna informativa descritta nelle sezioni precedenti, offrendo alle partecipanti indicazioni pratiche sulla gestione del travaglio e del parto. Le sessioni spiegano le opzioni disponibili, illustrano le procedure cliniche e forniscono riferimenti sui centri di raccolta e sulle modalità di consenso già trattate. L’obiettivo è ridurre l’incertezza delle gestanti e migliorare la continuità assistenziale tra ostetricia, neonatologia e servizi trasfusionali.

Come funziona

Le lezioni combinano spiegazioni teoriche e dimostrazioni pratiche. Vengono presentate le opzioni per il parto, comprese tecniche non farmacologiche per il dolore. Il personale sanitario illustra l’organizzazione della terapia intensiva neonatale e le procedure per gravidanze a basso e ad alto rischio. I partecipanti ricevono materiali informativi e riferimenti ai centri di raccolta, con indicazioni sui criteri di eleggibilità e sulle procedure di consenso.

Vantaggi e svantaggi

Gli incontri evidenziano vantaggi clinici e organizzativi. Il supporto al contatto pelle a pelle e l’avvio precoce dell’allattamento favoriscono la stabilizzazione neonatale e l’attaccamento madre-figlio. Le posizioni durante il parto sono promosse per aumentare il comfort materno e facilitare il progresso del travaglio. Tra gli svantaggi si segnala la necessità di risorse aggiuntive e formazione specifica del personale per garantire sicurezza e qualità assistenziale.

Applicazioni pratiche

Le sessioni includono esercitazioni sulle posizioni libere, simulazioni per il parto in acqua e protocolli per il supporto all’allattamento. Gli operatori mostrano strumenti per la valutazione del benessere fetale e linee guida per il trasferimento in terapia intensiva neonatale. I benchmark mostrano che la pratica integrata tra ostetricia e neonatologia riduce i tempi di intervento nelle emergenze neonatali.

Il mercato

Nel settore sanitario locale, la domanda di servizi di accompagnamento al parto è in crescita. Le strutture pubbliche e private stanno adeguando spazi e percorsi assistenziali per accogliere pratiche come il parto in acqua e il contatto precoce. Le performance indicano una maggiore richiesta di formazione specialistica per il personale ostetrico e neonatologico.

Prospettive

Gli organizzatori prevedono di integrare nei prossimi incontri ulteriori moduli pratici e aggiornamenti sui criteri di raccolta del sangue cordonale. Le prospettive tecniche puntano a consolidare i protocolli condivisi tra reparti e a monitorare indicatori di esito neonatale per valutare l’efficacia delle misure introdotte.

Partecipazione e contatti utili

Il Punto nascita di Grosseto organizza incontri periodici aperti alle future madri e alle famiglie per illustrare l’organizzazione assistenziale e consolidare la continuità di cura. Gli appuntamenti favoriscono il confronto diretto con ostetriche, pediatri e il personale infermieristico. Dal punto di vista tecnico, gli incontri supportano l’implementazione dei protocolli condivisi e il monitoraggio degli indicatori di esito neonatale. Le sessioni sono concepite come momenti informativi e di verifica delle pratiche assistenziali, senza obbligo di prenotazione.

Il calendario prevede appuntamenti mensili: 19 marzo, 16 aprile, 21 maggio, 18 giugno, 16 luglio, 20 agosto, 17 settembre, 15 ottobre, 19 novembre e 17 dicembre. Per informazioni è disponibile il numero 0564 485133 oppure l’indirizzo email [email protected].

Implicazioni pratiche e prospettive

Riprendendo il riferimento ai contatti forniti, il modello sperimentato ad Alessandria evidenzia come la sinergia fra informazioni chiare alle famiglie, formazione del personale e protocolli operativi possa aumentare la disponibilità di risorse biologiche. Dal punto di vista tecnico, la combinazione dei tre elementi riduce le barriere informative e standardizza le procedure di raccolta del sangue cordonale. I benchmark mostrano che interventi organizzativi e formativi replicabili favoriscono l’adozione di pratiche condivise. L’architettura si basa su percorsi informativi integrati e su procedure cliniche codificate.

Promuovere la donazione del cordone e potenziare l’accoglienza informativa nelle strutture ostetriche costituiscono azioni complementari. Le performance indicano che queste misure aumentano la partecipazione delle famiglie e la raccolta di emocomponenti utili alle terapie ematologiche. Nel settore sanitario è noto che la replicabilità del modello può sostenere la rete nazionale di disponibilità e migliorare il supporto alle cure neonatali. Come sviluppo atteso resta l’estensione del protocollo ad altri punti nascita, con conseguente aumento della dotazione di risorse biologiche per uso clinico.

Scritto da Staff

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