Argomenti trattati
Un ampio studio su oltre 21.000 adulti fotografa l’uso corrente dei medicinali: quasi il 62,3% dei partecipanti ha assunto almeno un farmaco nell’ultima settimana, tra farmaci da banco e su prescrizione. Il campione presentava un’età media di 47,9 anni e una prevalenza femminile del 53,2%, dati utili per interpretare le tendenze rilevate.
Lo studio evidenzia inoltre fenomeni di polifarmacoterapia: il 16,3% degli intervistati ha dichiarato l’assunzione di cinque o più farmaci nell’ultima settimana, mentre il 3,3% ha riportato l’assunzione di dieci o più molecole. Questi valori sottolineano la necessità di un monitoraggio attento delle interazioni farmacologiche e delle pratiche di prescrizione.
Che cosa assumono di più gli adulti
In continuità con i dati precedenti, lo studio dettaglia i farmaci più assunti nella popolazione adulta esaminata. Tra i prodotti da banco, predominano gli analgesici e gli antipiretici.
Il paracetamolo è stato riportato dal 29,4% dei partecipanti (6.184 persone). Seguono l’ibuprofene con il 22,3% (4.693) e l’aspirina con il 15,8% (3.323).
Parallelamente, è rilevante l’uso di farmaci su prescrizione. Tra questi, le statine, i farmaci per la pressione e gli ormoni tiroidei risultano tra i più segnalati.
I valori confermano la necessità di un monitoraggio clinico attento delle terapie. L’attenzione riguarda in particolare le possibili interazioni e l’appropriatezza delle prescrizioni.
Farmaci da prescrizione più frequenti
In continuità con i dati precedenti, lo studio registra i farmaci prescritti più comunemente. Una statina per il controllo del colesterolo è presente nel 6,4% del campione (1.342 persone). Il lisinopril, usato per la pressione arteriosa, compare nel 5,5% (1.163). L’ormone tiroideo è rilevabile nel 5,2% (1.086). Questi valori confermano che condizioni croniche diffuse contribuiscono in modo significativo al carico farmacologico quotidiano e rendono cruciale la valutazione delle interazioni e dell’appropriatezza prescrittiva.
Paracetamolo o ibuprofene: come orientarsi
Nel prosieguo dell’analisi sul carico farmacologico quotidiano, la scelta tra paracetamolo e ibuprofene richiede valutazione clinica attenta. Entrambi i farmaci sono impiegati per il controllo del dolore e della febbre, ma differiscono per meccanismo d’azione, profilo di rischio e aree di efficacia.
Il paracetamolo agisce prevalentemente a livello del sistema nervoso centrale aumentando la soglia del dolore e modulando il centro termoregolatore; per questo motivo è indicato per la gestione della febbre e del dolore da lieve a moderato. L’ibuprofene è un rappresentante dei FANS e inibisce le cicloossigenasi, riducendo la sintesi di prostaglandine responsabili dell’infiammazione e del dolore periferico. La scelta terapeutica dipende da età, comorbilità, terapia concomitante e rischio emorragico o gastrointestinale, oltre alla natura del dolore;
Quando preferire l’uno o l’altro
In presenza di febbre lieve o di dolori non infiammatori il paracetamolo rappresenta una scelta ragionevole per il profilo di tollerabilità. Il farmaco è particolarmente indicato in soggetti con sensibilità gastrica. Quando invece il sintomo predominante è l’infiammazione locale — come nelle dismenorree, nelle tendiniti o in molti traumi muscolo‑scheletrici — l’ibuprofene può offrire maggiore efficacia grazie all’azione antinfiammatoria.
La decisione terapeutica deve comunque tenere conto delle condizioni cliniche individuali. Le malattie epatiche richiedono cautela nell’uso del paracetamolo. Problemi gastrici, ulcere o terapie anticoagulanti rendono invece sconsigliabile l’impiego dei FANS. In ogni caso la valutazione del medico rimane determinante per garantire appropriatezza e sicurezza prescrittiva.
Sicurezza d’uso, durata d’effetto e combinazioni
La valutazione medica rimane determinante per garantire appropriatezza e sicurezza prescrittiva. Nel mercato sanitario la corretta posologia dipende da età, peso e condizioni cliniche. Il paracetamolo è metabolizzato dal fegato; un sovradosaggio può provocare danno epatico serio. L’ibuprofene può irritare la mucosa gastrica e interferire con la coagulazione. I dati farmacologici indicano che il paracetamolo ha un’insorgenza rapida dell’effetto, mentre l’ibuprofene tende a offrire una durata d’azione più estesa nelle formulazioni tradizionali.
La pratica di alternare o combinare i due farmaci è diffusa nella pratica clinica, ma comporta rischi clinici se eseguita senza controllo. Esistono preparazioni combinate autorizzate; il ricorso al fai-da-te aumenta l’errore di dosaggio e la possibilità di effetti avversi. È raccomandata la verifica della dose corretta rispetto al peso e la consulenza di un professionista sanitario prima di modificare lo schema terapeutico. I protocolli ospedalieri e le linee guida terapeutiche restano il riferimento per la gestione sicura della terapia.
Impatto della polifarmacoterapia
La diffusione della polifarmacoterapia richiede una gestione clinica più rigorosa per ridurre rischi e danni evitabili. I medici e i farmacisti devono valutare sistematicamente le possibili interazioni e l’appropriatezza di ciascuna prescrizione.
Lo studio mostra un aumento del numero di molecole con l’età; per questo sono necessarie revisioni terapeutiche periodiche, in particolare per le persone anziane. Il processo di deprescrizione e la conciliazione farmacologica durante i passaggi di cura risultano essenziali per migliorare la sicurezza.
Avvisi regolatori e principi attivi ritirati
Il processo di deprescrizione e la conciliazione farmacologica durante i passaggi di cura risultano essenziali per migliorare la sicurezza. In questo contesto, le autorità sanitarie europee hanno adottato provvedimenti su singoli principi attivi.
Il comitato per la sicurezza dell’agenzia europea del farmaco ha raccomandato il ritiro dei medicinali contenenti levamisolo. La decisione si basa sul rischio di leucoencefalopatia, una grave patologia della sostanza bianca cerebrale. Il ritiro interessa prodotti antiparassitari; la valutazione ha stabilito che i benefici non compensano il rischio. Le autorità hanno inviato comunicazioni mirate a medici e farmacisti per aggiornare le pratiche prescrittive e la gestione delle scorte.
I dati mostrano un uso esteso di analgesici e terapie croniche nella popolazione adulta. Conoscere le differenze tra molecole, valutare il rapporto beneficio-rischio e monitorare l’uso simultaneo di più farmaci rimangono passaggi essenziali per una gestione sicura ed efficace della salute. Il monitoraggio continuo e la revisione periodica delle terapie saranno determinanti per ridurre eventi avversi e ottimizzare gli esiti clinici.



