In Italia sono circa sette milioni le persone con un tatuaggio, con una leggera prevalenza femminile (14% vs 13% degli uomini adulti) e un’età media del primo tatuaggio che si attesta sui 25 anni. Tuttavia, la scelta di imprimere un segno sulla pelle non è sempre definitiva: due persone su dieci decidono in seguito di eliminarlo per motivi personali, professionali o estetici.
Il primario di Dermatologia Santo Raffaele Mercuri, dell’Irccs San Raffaele di Milano e professore associato presso l’Università Vita-Salute San Raffaele, riassume il senso della precauzione: “Un tatuaggio è una scelta da non sottovalutare, perché segna la pelle in modo se non permanente, importante“. Il suo invito è a riflettere prima di procedere, perché la rimozione richiede tempo, costanza e spese economiche.
Perché si cancella un tatuaggio: motivi e numeri
Le ragioni della rimozione sono varie: chi cambia gusti nel tempo, chi desidera sovrascrivere un disegno con un nuovo tatuaggio o chi, per motivi lavorativi, deve presentarsi senza inchiostri visibili durante le selezioni per forze dell’ordine o cosiddette carriere pubbliche. Interessante è il caso di chi si tatua nuovamente dopo l’arruolamento, segno che le motivazioni possono essere contingenti. In molti casi la decisione nasce semplicemente da un rimpianto o da un desiderio di aggiornamento estetico.
Q-switched e Pico Laser: le differenze tecnologiche e i costi
Per decenni la rimozione dei tatuaggi si è affidata al laser Q-switched, che agisce con impulsi a nanosecondi rompendo il pigmento. Oggi esistono i laser a picosecondi: “Il Pico Laser emette impulsi da 100 a 1.000 volte più brevi rispetto ai sistemi tradizionali“, spiega Mercuri. Questa caratteristica potenzia l’effetto fotomeccanico, frammentando l’inchiostro in particelle microscopiche che il corpo può smaltire più facilmente rispetto ai frammenti lasciati dal trattamento termico dei sistemi classici.
I costi dipendono da dimensione, colore, tecnologia scelta e risposta individuale: con il laser Q-switched il prezzo per seduta si colloca generalmente tra i 200 e i 300 euro, mentre con il Pico Laser si arriva fino ai 400 euro a seduta, ma in alcuni casi sono necessarie meno sessioni. È quindi fondamentale un consulto preliminare per un preventivo realistico.
Chi può effettuare la rimozione
Secondo l’Istituto superiore di sanità, la rimozione del tatuaggio è un atto medico: può essere eseguita esclusivamente da dermatologi, chirurghi plastici e medici estetici specializzati in laserterapia. Rivolgersi a professionisti qualificati minimizza i rischi di complicazioni.
Procedura, numero di sedute, colori e fattori che influenzano il risultato
Il principio del trattamento è l’indirizzamento selettivo del raggio sul pigmento, che viene frammentato senza danneggiare i tessuti circostanti. Mercuri sottolinea la differenza d’azione: “Con i laser tradizionali (Q-switched) l’effetto era soprattutto termico“, mentre con i laser a picosecondi predomina l’effetto fotomeccanico. Le particelle rotte vengono poi eliminate dal sistema immunitario: i macrofagi inglobano i frammenti e li trasportano attraverso il sistema linfatico fino alla rimozione progressiva del pigmento.
Il numero di sedute varia in base al fototipo cutaneo, alla profondità e ai colori impiegati: per un tatuaggio di medie dimensioni servono in media sei-sette sedute, mentre con tecnologie come PicoSure i trattamenti possono ridursi e in alcuni casi bastano due-quattro sedute. “Il colore della pelle è molto importante per la riuscita della rimozione“, avverte Mercuri: pelli più scure sono più difficili da trattare, e i pigmenti rispondono in modo diverso ai laser. I più facili da rimuovere sono il nero e il grigio, mentre rosso, azzurro, bianco, rosa e giallo possono risultare più resistenti o richiedere lunghezze d’onda specifiche.
Esistono anche scenari particolari: è possibile cancellare solo una porzione del tatuaggio o schiarirlo per poi effettuare un nuovo tatuaggio sopra dopo un intervallo di almeno sei settimane dall’ultima seduta. I cover up tattoo, essendo ricchi di inchiostro, risultano più complessi da trattare.
Dolore, effetti collaterali e cure post-trattamento
Il disagio durante la seduta è generalmente contenuto e inferiore rispetto ai vecchi sistemi; la durata varia in funzione della superficie trattata. Dopo il laser l’area può apparire arrossata o gonfia per alcune ore e possono formarsi crosticine o vescicole che guariscono in pochi giorni se si seguono le indicazioni mediche. Complicazioni serie come cicatrici permanenti sono rare se l’intervento è eseguito da operatori qualificati con apparecchiature certificate.
Le cure post-trattamento includono evitare esposizione solare e lampade UV fino alla completa guarigione, non grattare la zona, applicare eventuali unguenti antibatterici e creme cicatrizzanti su prescrizione e limitare l’attività fisica intensa nelle prime 24-48 ore. Programmare la rimozione in mesi meno esposti al sole può favorire una guarigione ottimale.
La rimozione dei tatuaggi oggi è più efficace rispetto al passato grazie alle nuove tecnologie, ma rimane una procedura medica che richiede valutazione professionale, pazienza e risorse economiche.
