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2 Novembre 2026

Sanità in rosso: fondi in calo e sciopero nazionale

Il segretario della FP CGIL lancia l’allarme su tagli a sanità e contratti, annunciando sciopero nazionale e nuova agitazione.

Sanità in rosso: fondi in calo e sciopero nazionale

Negli ultimi mesi il dibattito sulla sanità italiana è diventato sempre più accorato. Il segretario generale della FP CGIL, Federico Bozzanca, ha definito la situazione “una gravissima manomissione del diritto alla salute costituzionalmente garantito”, avvertendo che la progressiva riduzione delle risorse mette a rischio la continuità dei servizi, la sicurezza dei posti di lavoro e, di conseguenza, la salute dei cittadini.

Le dichiarazioni arrivano in un contesto in cui l’Italia registra una delle percentuali più basse in Europa: nel 2025 la spesa sanitaria pubblica si attestava al 6,2% del Pil, con prospettive di ulteriore diminuzione nei prossimi anni. Per confronto, la Germania investe l’11%, la Francia il 9,4%, la Svezia il 9,3%, il Regno Unito il 9,2% e la Slovacchia il 6,4%.

Calare la spesa pubblica alla sanità: dati europei e conseguenze per l’Italia

Il ribasso costante della spesa pubblica nella sanità è il risultato di una scelta politica mirata. Il governo ha preferito destinare investimenti limitati al pronto soccorso, lasciando indietro gli altri reparti e riducendo il perimetro del servizio pubblico. Questa strategia trasforma quello che era un diritto universale in un privilegio riservato a chi può permettersi l’assistenza privata, danneggiando le professionalità che operano quotidianamente nella cura dei pazienti.

Rinunce alle cure: il caso del 9,6% della popolazione

Nel 2025, il 9,6% della popolazione (oltre 5,6 milioni di persone) ha dichiarato di aver rinunciato a una visita specialistica o a un esame diagnostico nonostante ne avesse bisogno. Questo dato, in crescita, è direttamente collegato all’aumento della spesa sanitaria privata, che grava sempre più sulle famiglie. Il fenomeno delle rinunce alle cure rappresenta un chiaro segnale di emergenza: l’accesso alle prestazioni sanitarie sta diventando progressivamente più difficile per una quota significativa di cittadini.

Stallo contrattuale nella sanità privata: le richieste dei sindacati

Parallelamente, la contrattazione nella sanità privata è paralizzata. Le associazioni datoriali AIOP e ARIS hanno rifiutato di avviare il rinnovo del contratto collettivo nazionale (CCNL) finché le Regioni non garantiranno una copertura integrale dei costi contrattuali. Questa posizione, definita “irresponsabile” dai sindacati, trasferisce il peso delle trattative sui lavoratori, i quali continuano a subire l’incidenza dell’aumento del costo della vita.

I segretari generali della FP CGIL, CISL FP e UIL FP – Federico Bozzanca, Roberto Chierchia e Rita Longobardi – hanno quindi proclamato lo stato di agitazione nazionale. Hanno chiesto al Ministero del Lavoro di attivare le procedure di conciliazione previste dalla legge e hanno invitato il Ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni a rimuovere gli ostacoli che impediscono il ripristino dei tavoli negoziali.

La protesta è prevista per il 20 novembre, data in cui la FP CGIL aderirà allo sciopero generale proclamato dalla CGIL, difendendo i principi di universalità, uguaglianza ed equità. Le prossime settimane vedranno una serie di manifestazioni in diversi territori, con l’obiettivo di costringere le istituzioni a garantire il rinnovo del CCNL e a fermare il declino della sanità pubblica.