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7 Novembre 2026

Adesione allo screening mammografico in Italia 2025: dati e nuove strategie operative

Le donne italiane partecipano sempre più allo screening mammografico: dati 2025, differenze territoriali e nuove strategie di collaborazione tra professionisti.

Adesione allo screening mammografico in Italia 2025: dati e nuove strategie operative

Nel corso del 2025 il programma di screening mammografico ha registrato una crescita rispetto all’anno precedente, con più di quattro milioni di inviti inviati a livello nazionale. L’aumento complessivo delle partecipazioni è stato di circa quattro punti percentuali, portando la media nazionale al 58,4%. Questi dati, diffusi durante il 52esimo Congresso nazionale della Società Italiana di Radiologia Medica e Interventistica (SIRM) tenutosi a Milano, hanno evidenziato sia progressi sia aree dove persiste la necessità di interventi mirati.

Il contesto della prevenzione secondaria del tumore al seno è particolarmente sensibile perché l’individuazione precoce può determinare la differenza tra una terapia invasiva e un percorso di cura meno gravoso. Per questo motivo, l’Osservatorio Nazionale Screening ha voluto tracciare con precisione le percentuali di adesione suddivise per macro-regione, fornendo un quadro chiaro delle disparità esistenti sul territorio italiano.

Statistica nazionale: le percentuali di adesione nel 2025

Analizzando i risultati complessivi, si osserva che il tasso di partecipazione è passato dal 54,3% al 58,4% del 2025, superando il semplice incremento numerico per raggiungere una soglia significativa di coinvolgimento femminile. Oltre 4 milioni di donne hanno ricevuto l’invito a sottoporsi alla mammografia, dimostrando che le campagne di comunicazione e i meccanismi di reminder stanno avendo un impatto positivo.

Disparità regionali: dal Nord al Sud le differenze sono marcate

Le performance variano notevolmente da una zona all’altra. Al Nord la % di adesione ha toccato il 66%, un valore che supera di gran lunga la media nazionale. Il Centro ha registrato il 55,9%, mentre il Sud e le Isole hanno mostrato il 47,9%. Questo divario è stato in parte colmato dal Mezzogiorno, dove l’incremento delle adesioni è stato superiore a 7 punti percentuali rispetto, segnando il miglioramento più consistente tra le macro-aree.

Le ragioni di tali disparità includono differenze nell’accessibilità ai centri radiologici, variazioni nelle campagne informative locali e divergenze nei percorsi organizzativi delle ASL. Tuttavia, la crescita nel Sud indica che gli sforzi recenti – come l’introduzione di unità mobili e la maggiore presenza di personale specializzato – stanno iniziando a produrre risultati concreti.

Collaborazione tra radiologi e tecnici sanitari: la chiave per una diagnosi di qualità

Durante il congresso SIRM è stato ribadito che la qualità di un esame di screening non dipende solo dall’apparecchiatura, ma soprattutto dalla sinergia tra il tecnico sanitario di radiologia medica (Tsrm) e il radiologo. Il tecnico è responsabile della corretta acquisizione delle immagini, curando aspetti come il posizionamento, la radioprotezione e l’interazione con la paziente. Il radiologo, a sua volta, interpreta le immagini, identifica eventuali anomalie e decide se è necessario un approfondimento.

Nicoletta Gandolfo, presidente della SIRM, ha sottolineato che “rafforzare questa collaborazione significa offrire alle donne un percorso diagnostico più sicuro, accurato e attento alle loro esigenze”. Luca Brunese, presidente eletto, ha aggiunto che “sviluppare modelli organizzativi che favoriscano il dialogo, la definizione di procedure condivise e l’aggiornamento delle competenze” è fondamentale per mantenere alti gli standard di qualità.

Carmela Galdieri, alla guida dei Tsrm, ha evidenziato come la precisione nella cattura delle immagini sia cruciale, ma ha anche ricordato l’importanza dell’aspetto umano: spiegare la procedura, ascoltare le preoccupazioni e creare fiducia rendono l’esperienza più serena per la paziente. Diego Catania, presidente della Federazione nazionale degli Ordini Tsrm e Pstrp, ha ribadito che la formazione congiunta è lo strumento più efficace per ridurre sovrapposizioni di ruolo e valorizzare le competenze di ciascuno.

Le iniziative concrete presentate al congresso includono percorsi di addestramento congiunto, workshop su procedure operative standard e la creazione di gruppi di lavoro interprofessionali. L’obiettivo è far sì che, dal primo click della macchina al referto finale, ogni fase sia eseguita con la massima competenza e coerenza.

Impatto sulla sicurezza delle pazienti

L’approccio integrato contribuisce a ridurre i falsi negativi e i falsi positivi, limitando così sia le sovra-diagnosi sia i ritardi nella identificazione di lesioni sospette. Quando il radiologo riceve immagini di alta qualità, la sua capacità di individuare segni precoci migliora sensibilmente, favorendo interventi tempestivi.

Il 2025 segna un passo avanti nella prevenzione secondaria del tumore al seno in Italia: le percentuali di adesione sono in crescita, le differenze territoriali si stanno attenuando e la collaborazione tra professionisti sanitari sta diventando un pilastro imprescindibile per garantire esami più affidabili. Proseguire su questa strada richiederà investimenti continui nella formazione, nella diffusione di best practice e nella messa a disposizione di strutture adeguate su tutto il territorio nazionale.