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7 Novembre 2026

Saggezza, neuroplasticità e IA: la visione di Goldberg

Il neuropsicologo Elkhonon Goldberg svela i segreti della saggezza, della neuroplasticità e dell’intelligenza artificiale.

Saggezza, neuroplasticità e IA: la visione di Goldberg

«La saggezza non è democratica», afferma Elkhonon Goldberg, neuropsicologo di fama internazionale. Dopo più di cinquant’anni di ricerca sullo sviluppo, il cambiamento e l’invecchiamento del cervello, il professore ribadisce che la saggezza non nasce semplicemente accumulando anni di vita, ma richiede esperienze variegate e stimoli continui che mantengano il cervello in attività.

Il percorso di vita e la concezione della saggezza di Elkhonon Goldberg

Nato nel 1946 a Riga, in Lettonia, Goldberg si formò presso la Moscow State University sotto la guida di Alexander Luria, considerato il padre della neuropsicologia moderna. All’età di 27 anni, nel 1974, fuggì in America, stabilendosi a New York, dove oggi dirige il Luria Neuroscience Institute e dirige la ricerca di Nestre, una piattaforma dedicata alla neuroplasticità applicata. Prossimo al suo ottantesimo compleanno, sostiene che «ritirarsi significa morire», dimostrando che la motivazione personale rimane un fattore chiave per il proseguimento delle attività mentali.

Secondo Goldberg, la saggezza dipende da due elementi fondamentali: una lunga serie di sfide cognitive – dal lavoro professionale alle relazioni interpersonali – e una predisposizione intellettuale di base, prevalentemente biologica. Egli sottolinea che non si tratta del classico quoziente intellettivo, ma di una capacità di elaborare il mondo con maggiore profondità, che varia da individuo a individuo.

La teoria emisferica della novità-routine e la neuroplasticità

Goldberg propone una visione più fluida rispetto al tradizionale modello “sinistra-logica, destra-creativa”. Nel suo approccio, l’emisfero destro è specializzato nell’elaborare informazioni nuove e situazioni mai incontrate, mentre l’emisfero sinistro gestisce schemi consolidati, le routine e le conoscenze già acquisite. Questa distinzione è un gradiente continuo: man mano che un concetto diventa familiare, passa gradualmente dal dominio destro a quello sinistro, illustrando il meccanismo con cui il cervello apprende e si adatta.

La neuroplasticità, secondo il professore, rimane attiva per tutta la vita, ma con limiti. Esempi classici – i taxisti di Londra con aree cerebrali dedicate alla memoria spaziale e i musicisti con zone motorie più ampie – dimostrano che il cervello può creare nuove connessioni e rafforzare quelle esistenti. Tuttavia, Goldberg avverte che la plasticità non garantisce un miglioramento illimitato: i processi di neurogenesi, sinaptogenesi e vascolarizzazione persistono, ma la capacità di ottimizzare le funzioni dipende sempre dalla quantità e dalla qualità degli stimoli ricevuti.

Implicazioni pratiche: Covid, intelligenza artificiale e consigli per mantenere il cervello attivo

Il long Covid ha prodotto quello che Goldberg chiama “disastro neurocognitivo”, con evidenze di perdita di tessuto neurale e eventi cerebrovascolari che aumentano il rischio di malattie neurodegenerative in età avanzata. Inoltre, l’isolamento imposto dalla pandemia ha influito soprattutto sullo sviluppo cerebrale dei bambini fra zero e cinque anni, periodo critico per la formazione delle reti neurali.

L’avvento dell’intelligenza artificiale ha introdotto nuove opportunità e sfide per la neurologia. Se da un lato gli algoritmi aiutano nella diagnosi, dall’altro soffrono di “catastrophic forgetting”, ovvero la tendenza a dimenticare informazioni precedenti quando ne apprendono di nuove. Goldberg utilizza queste osservazioni per migliorare le reti neurali artificiali, ispirandosi ai meccanismi di conservazione della conoscenza del cervello umano. Per chi supera i cinquanta anni, egli raccomanda di accogliere regolarmente sfide cognitive, coltivare relazioni sociali e collaborare con persone più giovani, pratiche che favoriscono il mantenimento di una mente flessibile e vigile.