Come limitare l’iperprescrizione per snellire le liste d’attesa

Il ministero e l'ISS stanno elaborando raccomandazioni per ridurre l'uso inappropriato degli esami diagnostici e sfoltire le liste d'attesa

Le liste d’attesa della sanità pubblica non soffrono solo per la carenza di personale: un ruolo cruciale lo svolge anche l’iperprescrizione di esami, spesso motivata più dalla cautela che da una reale necessità clinica. Questo fenomeno genera overdiagnosi, consumo inutile di risorse e attese superiori per chi ha bisogno di interventi urgenti. In pratica, molte prestazioni richieste senza un chiaro sospetto diagnostico congestionano il sistema e innescano una catena di approfondimenti non necessari che sottraggono capacità diagnostica ed economica.

Per contenere questo spreco, il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), insieme alle società scientifiche, hanno iniziato a redigere e diffondere le Raccomandazioni di Buona Pratica Clinico-Assistenziale. Sono già pubblicati online una ventina di documenti, con altri in fase di lavorazione. Questi strumenti operativi sono pensati per orientare i medici di famiglia, gli specialisti e i sistemi di prenotazione verso un uso più appropriato degli esami, migliorando così l’efficienza e l’equità di accesso alle cure.

Prestazioni al centro delle raccomandazioni

Alcune indagini diagnostiche sono finite sotto la lente per il loro elevato tasso di prescrizione non sempre giustificata. Tra queste figurano l’ecografia dell’addome, la risonanza magnetica per articolazioni come il polso e la tomografia a emissione di positroni con radiofarmaci specifici per la prostata, nota come Pet Psma. I documenti pubblicati evidenziano un disallineamento tra l’evidenza scientifica e la pratica clinica, con un ricorso talvolta prioritario a tecnologie avanzate senza passare prima per indagini convenzionali. L’effetto è duplice: aumento della pressione sulle strutture e, in alcuni casi, esposizione dei pazienti a radiazioni evitabili.

Focus sull’ecografia addome completo

L’ecografia addome completo è una delle prestazioni più richieste e frequentemente interessata da fenomeni di over-use prescrittivo. Le raccomandazioni puntano a limitarne l’impiego quando manca un preciso sospetto diagnostico o quando viene ripetuta senza motivazione clinica. In queste situazioni l’esame non solo risulta inutile, ma può essere controproducente: l’identificazione di reperti incidentali porta a ulteriori indagini, visite e test che allungano i tempi di attesa per chi ha reale bisogno, aumentando i costi e contribuendo all’inequità di accesso.

Pet Psma e indicazioni cliniche

Per il tumore della prostata si è osservato un incremento nell’utilizzo della Pet Psma, non sempre coerente con le indicazioni raccomandate. Il documento sottolinea che in prima battuta andrebbero valutate le tecniche di imaging convenzionale, riservando la Pet Psma a casi selezionati. Un’impiego troppo ampio comporta non solo il rischio di sovradiagnosi, ma anche un aumento dei tempi di attesa e dell’esposizione a radiazioni, effetti che le raccomandazioni cercano di evitare attraverso criteri di appropriatezza più stringenti.

Altri ambiti e strumenti pratici

Tra i documenti già disponibili sul sito istituzionale c’è anche la gestione della sindrome del tunnel carpale, in cui le linee guida indicano l’ecografia come metodo d’immagine preferibile mentre la risonanza magnetica, pur più dettagliata, mantiene un ruolo marginale e non di prima istanza. In generale, le raccomandazioni vogliono essere strumenti pratici e operativi per migliorare la qualità delle prescrizioni e orientare i flussi di prenotazione, riducendo sia gli sprechi sia le attese ingiustificate.

Approccio attuale rispetto al passato

La strategia adottata oggi si basa su una forte componente informativa e persuasiva piuttosto che su misure coercitive. Si distingue nettamente dall’impostazione del decreto elaborato nel 2015 dall’allora ministra Beatrice Lorenzin, che aveva individuato 208 prestazioni a rischio di inappropriatezza e suscitato accese polemiche. L’attuale percorso privilegia la condivisione scientifica, la formazione e il supporto alle decisioni cliniche per favorire un cambiamento culturale più durevole.

Come ha evidenziato il ministro della Salute Orazio Schillaci, le richieste di esami sono in aumento e il tasso di inappropriatezza è elevato; per questo motivo si lavora con l’ISS per fornire strumenti utili alla prescrizione. Nel rapporto tra medico e paziente spesso è più semplice assecondare una richiesta che negarla, perciò le raccomandazioni mirano anche a sostenere i professionisti nelle scelte difficili, bilanciando le istanze dei cittadini con la migliore evidenza disponibile.

In conclusione, l’obiettivo dichiarato è rendere le cure più mirate, ridurre liste d’attesa e sprechi, e salvaguardare la salute pubblica limitando l’overdiagnosi e l’esposizione non necessaria a radiazioni. L’adozione capillare delle raccomandazioni, accompagnata da formazione e strumenti operativi, può contribuire a un sistema più efficiente, equo e sostenibile.

Scritto da Roberto Marini

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