Desiderio nella coppia: come affrontare i cambiamenti dopo anni di matrimonio

Scopri come la routine e la confidenza possono influenzare la passione tra i partner e come mantenere viva la fiamma dell'amore dopo anni di matrimonio.

Negli anni ’90, la sitcom Casa Vianello divertiva gli italiani con le avventure di Sandra Mondaini e Raimondo, una coppia che rappresentava le gioie e i bisticci di un matrimonio di lungo corso. Ogni puntata si concludeva con la scena del letto: lui immerso nella Gazzetta dello Sport e lei che sbuffava borbottando “che barba, che noia”.

Questa scena, apparentemente comica, riflette una realtà che molte coppie moderne conoscono bene. Dopo anni di convivenza, il desiderio può cambiare, ma questo non significa che l’amore sia finito. Per capire meglio queste dinamiche, abbiamo intervistato la dottoressa Maria Giovanna Luini, oncologa, medico psicosomatista e psicoterapeuta esperta in questioni di coppia, autrice del libro Il marchio Io insieme a Miki Gruber.

La trasformazione della coppia nel tempo

La dottoressa Luini spiega che la trasformazione della coppia è un fenomeno fisiologico e non necessariamente negativo. La conoscenza reciproca, che da una parte è un’assicurazione di felicità, può però influenzare il desiderio. Conoscersi troppo bene può portare a perdere un po’ di smalto nel cercarsi, anche se la coppia rimane felice su altri piani.

La passione, infatti, nasce dal desiderio di scoprire l’ignoto nell’altro, un aspetto che può affievolirsi con il tempo. Questo non toglie nulla alla stima reciproca o all’amore, ma può portare a una minore curiosità verso il partner, quindi meno passione.

Il calo del desiderio: esempi concreti

Un esempio concreto di calo del desiderio può essere una serata trascorsa insieme che, una volta, era anche erotizzante e che ora finisce con un bacio e un buonanotte. La conoscenza decennale o più non tramuta la stessa serata in qualcosa di meno piacevole, ma può portare a una maggiore stanchezza, a un rilassamento nei comportamenti e a una minore curiosità verso l’altro.

La dottoressa Luini spiega che senza rendersene conto, uno dei due partner può iniziare a manifestare all’altro il peggio di sé dal punto di vista erotizzante. Per esempio, gli uomini si curano meno, e questo non aiuta il desiderio della donna, sensibile al fascino della persona e alla pulizia maschile. Una paziente simbolo delle lamentele più frequenti dice: “lui sarebbe sempre pronto, subito, in ogni condizione. Io però quando lo vedo lì, sul divano, con le ciabatte mezze penzolanti, che non si è lavato neanche i denti, altro che desiderio!”.

Il ruolo delle donne nel calo del desiderio

Non è solo colpa degli uomini, però. Esiste un aspetto particolare nelle donne che fa parte un po’ della cultura italiana, soprattutto in certe fasce d’età: il tacere, il non dire cosa piace e cosa non piace nel sesso. All’inizio della relazione, quando alcune donne vogliono disperatamente che tutto funzioni, o quando nasce l’innamoramento, certi approcci e tecniche amatorie che non piacciono vengono tollerati.

Risultato? L’uomo, senza informazioni in merito, ripeterà in buona fede l’esercizio “che le piace”. E il non mi va diventa così, nel tempo, vero fastidio, evitamento. Eros che scappa silenziosamente.

Come riaccendere il desiderio

La dottoressa Luini consiglia di imparare a esplicitare i propri desideri e di avere il coraggio di dire “guarda, scusa, non offenderti ma questo con me non funziona”. Spesso è solo questione di tecnica, di pratica guidata fra le lenzuola, almeno le prime volte. Allora l’uomo impara, perché se ama gli interessa il piacere della sua donna.

Un altro trucco per riaccendere il desiderio è inserire un pizzico di innocente, strisciante gelosia. Per esempio, il pantofolaio di prima potrebbe essere stimolato da piccole strategie, come iniziare a uscire con le amiche tutte belle truccate e vestite bene, o trovarsi degli spazi da sole che non si avevano prima.

L’autoerotismo può aiutare a ritrovare il desiderio, soprattutto per le donne, che hanno nella maggior parte dei casi il centro del piacere nel clitoride, non nella mera penetrazione. È una forma di nutrimento del desiderio personale, basta che non diventi un rifugio per evitare il rapporto con il partner.

Quando serve la terapia di coppia, la dottoressa Luini spiega che la psicoterapia funziona innanzitutto su chi sente il problema per primo e comincia a parlarne con un esperto. Questa può diventare poi la spinta che coinvolge anche il partner e portare a una trasformazione della relazione.

Scritto da Camilla Pellegrini

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