Argomenti trattati
- Collegamento tra dieta e rischio di trasformazione della leucoplachia
- Impostazione dello studio e popolazione coinvolta
- Metodi e parametri considerati
- Risultati principali e interpretazione
- Meccanismi biologici ipotizzati
- Implicazioni per la prevenzione e prospettive future
- Collaborazioni e sviluppo della ricerca
- Sintesi finale
Collegamento tra dieta e rischio di trasformazione della leucoplachia
Uno studio condotto in Puglia mette in luce un legame tra la qualità dell’alimentazione e la probabilità che una leucoplachia — quella tipica macchia biancastra delle mucose orali — evolva in lesione maligna. La ricerca, sviluppata nell’ambito di un dottorato all’Università di Bari, è stata pubblicata sull’International Dental Journal e offre spunti pertinenti per interventi di prevenzione sia primaria sia secondaria nelle patologie del cavo orale.
Impostazione dello studio e popolazione coinvolta
Il gruppo di ricerca guidato dal professor Massimo Petruzzi ha esaminato pazienti pugliesi con diagnosi di leucoplachia, tentando di capire se l’adesione a uno schema alimentare vicino alla dieta mediterranea potesse influire sul rischio di trasformazione maligna. I ricercatori hanno raccolto anamnesi, abitudini alimentari e segni clinici durante i follow-up, confrontando gruppi con consumi differenti e aggiustando i risultati per fattori confondenti come fumo e alcol, noti cofattori nella patogenesi delle lesioni orali.
Metodi e parametri considerati
Per valutare l’adesione alla dieta mediterranea sono stati impiegati questionari alimentari validati e indici di qualità della dieta consolidati in letteratura. L’evoluzione clinica delle lesioni è stata monitorata con visite periodiche e registrazioni sistematiche dei segni e dei sintomi. Per aumentare la solidità delle osservazioni lo studio ha raccolto dati anagrafici e clinici volti a ridurre bias. La collaborazione con l’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, tramite il professor Mohssen Ansarin, ha aggiunto un confronto multidisciplinare: le analisi istopatologiche e le discussioni cliniche hanno integrato le informazioni nutrizionali con i riscontri anatomopatologici.
Risultati principali e interpretazione
I dati mostrano un’associazione significativa: chi seguiva più fedelmente la dieta mediterranea — con consumo regolare di olio extravergine d’oliva, frutta e verdura, cereali integrali, legumi e pesce — presentava tassi inferiori di progressione verso forme tumorali rispetto a chi aveva abitudini alimentari meno orientate a questi alimenti. Gli autori suggeriscono che alcuni componenti nutritivi possano esercitare un effetto protettivo sulle mucose orali, ma sottolineano la necessità di conferme su scala più ampia.
Meccanismi biologici ipotizzati
Tra le spiegazioni plausibili ci sono le proprietà antiossidanti e antinfiammatorie di molti alimenti tipici del modello mediterraneo. Polifenoli, acidi grassi monoinsaturi presenti nell’olio extravergine d’oliva e le fibre possono contribuire a ridurre lo stress ossidativo e a modulare le risposte immunitarie locali, riducendo così il rischio che una lesione precancerosa progredisca. Tuttavia, i meccanismi precisi restano da definire: servono studi sperimentali, indagini su biomarcatori molecolari e trial d’intervento per passare dall’evidenza osservazionale a raccomandazioni preventive solide.
Implicazioni per la prevenzione e prospettive future
Dal punto di vista pratico, i risultati rafforzano l’idea che promuovere una dieta di qualità, insieme a politiche efficaci per ridurre fumo e consumo di alcol, possa far parte di una strategia multilivello per ridurre l’incidenza dei tumori del cavo orale. Per tradurre queste osservazioni in linee guida occorrono però investimenti in studi longitudinali più ampi, trial controllati e la ricerca di biomarcatori che spieghino i meccanismi biologici alla base dell’effetto protettivo.
Collaborazioni e sviluppo della ricerca
La sinergia tra l’Università di Bari e l’Istituto Europeo di Oncologia rappresenta un buon esempio di come l’epidemiologia clinica possa alimentare progetti sperimentali. Con risorse adeguate sarebbe possibile avviare trial controllati e studi molecolari volti a verificare l’effetto di composti vegetali sulle cellule della mucosa orale, definire protocolli standardizzati e selezionare biomarcatori utili per il monitoraggio. Rafforzare l’educazione alimentare e sostenere studi di follow-up permetterà di trasformare progressivamente le evidenze in interventi di prevenzione replicabili sul territorio.
Sintesi finale
Lo studio pugliese apre una strada interessante: la qualità della dieta sembra incidere sul rischio di trasformazione delle leucoplachie. Resta però necessario consolidare i risultati con studi più estesi e interventi controllati, così da poter integrare valutazioni nutrizionali nei percorsi clinici di follow-up in modo efficace e basato su prove robuste.



