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Negli ultimi giorni, i pronto soccorso di tutta Italia stanno affrontando una situazione di emergenza a causa di un notevole incremento degli accessi, principalmente da parte di pazienti con condizioni di salute già compromesse. Questo fenomeno, descritto dal presidente della Società italiana della medicina di emergenza urgenza (Simeu), Alessandro Riccardi, ha portato a un preoccupante aumento del boarding, termine che indica il permanere dei malati su barelle in attesa di un letto disponibile.
Le cause del sovraffollamento
Riccardi evidenzia che la difficoltà di dimissione dai reparti ospedalieri è uno dei principali fattori che contribuiscono a questa situazione. I pazienti che giungono nei pronto soccorso, spesso, sono più fragili e presentano patologie complesse, il che rallenta il processo di dimissione. La conseguenza diretta è un aumento dei malati in attesa di un posto letto, costretti a rimanere in barella, con tutte le implicazioni negative che questo comporta.
Impatto sui tempi di attesa
Il fenomeno del boarding non solo influisce sulla qualità delle cure ricevute dai pazienti, ma allunga anche i tempi di attesa per chi cerca assistenza. Ogni malato in barella, secondo Riccardi, estende il tempo di attesa di ben 19 minuti per gli altri pazienti, creando un effetto domino che può tradursi in ore di attesa per chi si presenta al pronto soccorso. Questo scenario mette una pressione enorme sugli operatori, che si trovano a gestire un numero crescente di pazienti con necessità diverse.
Le conseguenze per il personale sanitario
La situazione attuale ha un impatto significativo non solo sui pazienti, ma anche sul personale sanitario. I medici, costretti a gestire un carico di lavoro insostenibile, si trovano a dover assistere un numero elevato di malati, che potrebbero essere curati in reparti adeguati, piuttosto che in un pronto soccorso. Questo porta a un stress lavorativo senza precedenti e a una condizione di moral injury, poiché i professionisti si sentono incapaci di fornire le cure appropriate in contesti non idonei.
Riflessioni e possibili soluzioni
In un contesto così complesso, è fondamentale ripensare l’organizzazione del sistema sanitario. La carenza di posti letto e le difficoltà operative dei servizi territoriali si riversano sul pronto soccorso, rendendo necessario un intervento strategico per alleviare la pressione. Riccardi sottolinea che non è accettabile che le carenze strutturali ricadano esclusivamente sul servizio di emergenza, richiedendo un’azione coordinata tra ospedali e servizi sanitari territoriali.
Collaborazione tra servizi sanitari
Una possibile soluzione consiste nel rafforzare la collaborazione tra i vari livelli del sistema sanitario, permettendo una gestione più efficace dei pazienti e delle loro esigenze. È cruciale che i servizi territoriali siano in grado di supportare i pazienti con patologie croniche, evitando così che si rivolgano al pronto soccorso per problemi che potrebbero essere gestiti a livello ambulatoriale. Solo attraverso un approccio integrato si potrà affrontare la crisi attuale e migliorare la qualità dell’assistenza per tutti.



