Misurare regolarmente la pressione arteriosa è l’unico modo per scoprire un’eventuale ipertensione, poiché la maggior parte delle persone non avverte sintomi. Le linee guida pubblicate nel 2024 dall’European Society of Cardiology (ESC) hanno ridefinito i valori di riferimento, introducendo tre categorie distinte per le letture effettuate in ambulatorio.
Queste nuove soglie hanno un impatto concreto sulla diagnosi: non basta più considerare 120/80 mmHg come valore normale, ma è necessario valutare l’intero quadro clinico e ripetere le misurazioni per confermare o escludere l’ipertensione.
Le tre categorie di pressione secondo le linee guida ESC 2024
Secondo l’ESC, pressione non elevata corrisponde a una sistolica < 120 mmHg e a una diastolica < 70 mmHg. La pressione elevata è compresa tra 120-139 mmHg (sistolica) o 70-89 mmHg (diastolica), senza raggiungere la soglia dell’ ipertensione, che è definita a partire da 140 mmHg sistolica e/o 90 mmHg diastolica. Per le misurazioni domiciliari, una media pari o superiore a 135/85 mmHg è considerata indicativa di ipertensione, ma la diagnosi richiede più letture e, spesso, un monitoraggio ambulatoriale di 24 ore per escludere l’effetto “camice bianco”.
Il medico valuta anche il rischio cardiovascolare globale, tenendo conto di età, fumo, diabete e altri fattori; in soggetti ad alto rischio la terapia può essere avviata anche con valori inferiori a 140/90 mmHg.
Da dove nasce l’ipertensione e quali pericoli comporta
La maggior parte dei casi è primaria o essenziale, dovuta a una combinazione di predisposizione genetica, invecchiamento, capacità renale di regolare sodio e acqua, attività del sistema nervoso autonomo e ormoni. Stili di vita come sovrappeso, sedentarietà, eccesso di sale o alcol neo aggravano la condizione. In modo più raro, l’ipertensione è secondaria, legata a patologie renali, stenosi dell’arteria renale, disordini ormonali (iperaldosteronismo), apnea ostruttiva del sonno o farmaci come FANS, corticosteroidi e decongestionanti.
Il ruolo del sale e del sodio
Il sodio, presente nel cloruro di sodio, aumenta il volume dei liquidi extracellulari favorendo la ritenzione idrica; nei soggetti sensibili al sale i reni richiedono una pressione più alta per espellere l’eccesso, creando un circolo vizioso. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda meno di 5 g di sale al giorno (circa 2 g di sodio), includendo il sale occulto presente in pane, formaggi, salumi, cibi pronti e condimenti.
Se non controllata, la pressione alta accresce il rischio di cardiopatia ischemica, ictus, scompenso cardiaco, malattia renale cronica e può indebolire le pareti vascolari, favorendo aneurismi e dissezioni aortiche.
Come tenere sotto controllo la pressione: stile di vita e alimentazione
Le modifiche comportamentali sono il primo passo. Una dieta equilibrata ricca di verdura, frutta, legumi, cereali integrali e frutta a guscio non salata aiuta a limitare il consumo di sodio e a fornire potassio, calcio e fibre. Il controllo del peso, anche con una riduzione graduale, può abbassare la pressione di diversi punti mmHg. L’ attività fisica consigliata dall’OMS (150-300 min/settimana di esercizio moderato o 75-150 min di attività intensa, più due sessioni di rinforzo muscolare) è associata a miglioramenti pressori significativi.
Il modello alimentare più studiato è la dieta DASH (Dietary Approaches to Stop Hypertension). Per un fabbisogno di circa 2 000 kcal al giorno, la DASH prevede 4-5 porzioni di verdura e frutta, 6-8 porzioni di cereali integrali, 2-3 di latticini a basso contenuto di grassi, e una moderata assunzione di pesce e carni bianche, limitando sale, carni lavorate, zuccheri e grassi saturi. Le versioni a basso contenuto di sodio puntano a 1 500 mg di sodio al giorno (circa 3,8 g di sale), ma qualsiasi riduzione è benefica.
Rimedi naturali e nutraceutici
Alcuni integratori hanno mostrato effetti modestamente positivi: l’ aglio invecchiato può ridurre la pressione, ma può interagire con anticoagulanti; il succhi di barbabietola fornisce nitrati che favoriscono la produzione di ossido nitrico, con decrementi di 3-5 mmHg della sistolica; flavanoli del cacao e polifenoli migliorano la vasodilatazione. Gli acidi grassi Omega-3 (EPA/DHA) mostrano una riduzione dose-dipendente della pressione, soprattutto a dosi elevate, ma è consigliato il controllo medico.
Fibre alimentari (25-30 g al giorno) provenienti da legumi, avena, frutta e verdura supportano la salute cardiovascolare e possono contribuire a una leggera diminuzione pressoria. Al contrario, la liquirizia in eccesso può alzare la pressione e ridurre il potassio, quindi va evitata da chi soffre di ipertensione.
La gestione della pressione richiede una combinazione di misurazioni accurate, valutazione clinica individuale e interventi di stile di vita. Ridurre il sale, adottare la dieta DASH o mediterranea, mantenere un’attività fisica costante e, se necessario, integrare con prodotti naturali sotto controllo medico, rappresentano le strategie più solide per prevenire le complicanze dell’ipertensione.
