Mamma e figlia morte a Natale a Campobasso, martedì 31 marzo attesi esiti definitivi autopsie

(Adnkronos) – Sono passati tre mesi dalla morte di Sara Di Vita, 15 anni, e di sua madre Antonella Di Ielsi, 50 anni, decedute a poche ore di distanza tra il 27 e il 28 dicembre a Pietracatella (Campobasso). Ancora non si conoscono le cause dei decessi, avvenuti dopo il terzo accesso al Pronto soccorso dell’ospedale Cardarelli di Campobasso, dove entrambe erano state visitate due volte prima di essere rimandate a casa. Il 31 marzo sono attesi gli esiti definitivi delle due autopsie eseguite il 31 dicembre 2025. Martedì prossimo scadono i 90 giorni concessi ai consulenti della procura – Benedetta Pia De Luca e Francesco Battista Laterza – per completare gli accertamenti irripetibili, salvo eventuali proroghe. Secondo il medico legale Marco Di Paolo, consulente della difesa e della famiglia Di Vita, "verrà probabilmente richiesta una proroga. In questi mesi non abbiamo avuto notizie, c'è stato un silenzio eccessivo e le indagini hanno subìto rallentamenti per difficoltà tecniche". Per Di Paolo, madre e figlia "sono morte a causa di una tossinfezione alimentare, probabilmente provocata da una sostanza tossica o da un batterio, esclusi botulismo ed epatite fulminante. Erano donne sane, ma hanno sofferto di vomito incoercibile, fino a 30 episodi in una sola notte, con grave disidratazione e danno multiorgano". Sara è morta per prima, seguita dalla madre, dopo aver accusato vomito e dolori addominali legati a un pasto consumato in casa tra il 23 e il 25 dicembre. Le prime ipotesi sulle possibili cause hanno incluso funghi, pesce, conservanti e persino la contaminazione della farina con veleno per topi (nel granaio vicino casa c'era stata una disinfestazione mesi prima) ma quest'ultima è stata esclusa dalle analisi sul luogo. Massimo riserbo è stato mantenuto anche sulle analisi svolte dall'Istituto zooprofilattico sperimentale dell'Abruzzo e del Molise 'G. Caporale' su 19 tipi di alimenti, tra cui conserve, olive, barattoli sottaceto e sottolio. L'elenco degli alimenti presenti nel frigorifero della famiglia e da subito al vaglio degli inquirenti – secondo l'Azienda sanitaria regionale Molise (Asrem) – comprendeva vongole, cozze, seppie, baccalà e funghi champignon di 'tipo certificato e in commercio'. Gianni Di Vita, 55 anni, padre di Sara e marito di Antonella Di Ielsi, è sopravvissuto alla tragica intossicazione. Dopo un ricovero iniziale al Cardarelli è stato trasferito allo Spallanzani di Roma, dimesso dopo 10 giorni di degenza il 7 gennaio con esami negativi e rientrato in Molise. La seconda figlia della coppia non ha mai avuto sintomi: non era presente al pasto incriminato e il suo ricovero è stato solo precauzionale. La procura indaga per omicidio colposo e lesioni colpose, concentrandosi sulle dimissioni delle due donne dal Pronto soccorso del Cardarelli. Sono indagati cinque medici: tre del Cardarelli (due venezuelani e uno italiano) e due della guardia medica, contattati dalla famiglia nei giorni della malattia.
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Scritto da Adnkronos

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