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Nell’anniversario che ricorda Cernobyl si è riacceso l’interesse su un rischio inatteso: oggetti d’epoca presenti nelle abitazioni che possono ancora emettere radiazioni. L’Istituto Superiore di Sanità ha diffuso un podcast e consigli pratici dopo il ritrovamento di un cimelio con l’incisione radiogeno. La segnalazione, raccolta da Barbara Caccia del Centro nazionale per la protezione dalle radiazioni, ha evidenziato la preoccupazione dei proprietari perché il ciondolo era stato tenuto nella stanza in cui aveva dormito per un mese una bambina di un anno. Questo episodio sottolinea come oggetti apparentemente innocui possano richiedere attenzioni specifiche.
Questi manufatti non sono un fenomeno moderno: molti risalgono ai periodi tra gli anni ’20 e ’40 e spesso portano il marchio di aziende come la S.A. Biodoros di Milano. Il meccanismo era semplice e apparentemente ingegnoso: parti contenenti radio venivano immerse in acqua durante la notte per rilasciare radon, che il mattino seguente rendeva l’acqua «attiva» e pronta per il consumo come rimedio per vari disturbi. All’epoca la teoria dell’ormesi da radiazioni suggeriva che basse dosi fossero benefiche, spiegando la diffusione di questi oggetti sul mercato e la loro presenza in molte farmacie e negozi di forniture mediche.
Che cosa erano questi dispositivi
I dispositivi prodotti da aziende come la Biodoros includevano contenitori in ceramica o metallo noti come emanatori o semplici elementi da immergere nell’acqua. L’idea di fondo era quella di trasferire tramite esposizione al radio una piccola quantità di radon nell’acqua, creduto dai venditori capace di alleviare reumatismi, stitichezza e ipertensione. Oggi sappiamo che l’esposizione a radiazioni ionizzanti comporta rischi documentati, ma allora la percezione era differente e le parole usate per descrivere questi prodotti tendevano a evocare salute e rinvigorimento.
Tipologie e segnali d’allarme
Non esiste un solo modello: si va da brocche e infusori a piccoli ciondoli e pastiglie inseribili in filtri, fino a cosmetici e accessori per il corpo. Per riconoscerli è utile cercare incisioni e diciture quali radiogeno, emanazione, attivatore o revitalizzatore, spesso accompagnate dal marchio Biodoros o scritte in italiano, latino o francese. Il design era curato, perché destinato a una clientela che apprezzava l’estetica; questa stessa raffinatezza può rendere difficile sospettare che il pezzo possa rilasciare materiale radioattivo.
Rischi e comportamenti consigliati
Il primo principio è la prudenza: non aprire né manomettere un oggetto sospetto per cercare di verificare il contenuto, perché operazioni inadeguate possono liberare polveri o frammenti contaminati. Non conviene nemmeno gettarli nell’indifferenziata, dove potrebbero finire in centri di raccolta e causare esposizioni inattese. L’indicazione degli esperti è di conservare l’oggetto in un locale poco frequentato e ben aerato, evitando il contatto prolungato con persone, in particolare bambini. Se si notano crepe o parti friabili, è consigliabile inserirlo in un sacchetto di plastica sigillato per ridurre il rischio di dispersione di materiale.
Cosa fare se trovi un oggetto sospetto
Il passo successivo è contattare i riferimenti istituzionali: il nucleo Nbcr dei Vigili del Fuoco, l’Arpa regionale competente o direttamente l’ISS, che possono indicare le procedure per il smaltimento o la messa in sicurezza. Gli enti dispongono di strumenti e competenze per misurare la radioattività, valutare il grado di contaminazione e pianificare interventi sicuri. Evitare iniziative personali e seguire le istruzioni fornite dagli esperti riduce in modo significativo i rischi per la salute pubblica.
Perché il problema resta attuale
Nonostante l passato remoto di queste pratiche, gli esperti stimano che in Italia circolino ancora almeno qualche migliaio di dispositivi di questo tipo, spesso come oggetti d’antiquariato o cimeli di famiglia. Riconoscerli non è sempre immediato: la presenza di decorazioni ricercate o la mancata associazione della parola «radioattivo» al prodotto possono trarre in inganno. Per questo la sensibilizzazione è fondamentale: chi tiene pezzi d’epoca dovrebbe informarsi prima di esporli o usarli, preferendo sempre il coinvolgimento di professionisti e istituzioni per coniugare tutela del patrimonio storico e sicurezza pubblica.



