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Il quadro tracciato dai rapporti Aifa per il 2026 mette in luce una realtà complessa: nonostante campagne informative e raccomandazioni istituzionali, l’Italia mostra una certa resistenza al cambiamento nell’uso degli antibiotici. Il problema centrale resta la antibiotico resistenza, indicatore cruciale per la salute pubblica, che richiede interventi coordinati tra ambito umano, veterinario e ambientale.
Nel presentare i numeri chiave e le aree critiche, è utile ricordare alcuni riferimenti normativi e strategici: il Consiglio dell’UE del 26 aprile 2026 ha aggiornato il piano One Health e fissato traguardi ambiziosi per il 2030; la 79ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite, a settembre 2026, ha poi rafforzato l’appello a ridurre ulteriormente i consumi di determinati antibiotici. Allo stesso tempo il PNCAR 2026-2026, prorogato al 2026, rimane il riferimento nazionale per le azioni da intraprendere.
Consumi, spesa e indicatori chiave
I dati 2026 mostrano un consumo complessivo di 49,1 DDD/1000 abitanti die per antibiotici ad uso sistemico e non sistemico, con una spesa totale di 1.501,4 milioni di euro (25,47 euro pro capite). Il consumo di antibiotici per uso sistemico è stato pari a 21,6 DDD/1000 abitanti die (44,0% del totale), in diminuzione del 3,3% rispetto al 2026; gli antibiotici per uso non sistemico hanno registrato 27,5 DDD/1000 abitanti die (56,0%), in calo del 2,4%.
Classificazione AWaRe e obiettivi di appropriatezza
L’analisi secondo la classificazione AWaRe dell’OMS rivela una criticità: soltanto il 54,8% delle dosi rientra nel gruppo Access, al di sotto della soglia minima raccomandata (>60%). Questo indicatore è centrale per misurare l’appropriatezza prescrittiva e orientare le politiche di antimicrobial stewardship. Gli obiettivi UE fissano riduzioni nette nei consumi al 2030, mentre l’ONU ha richiesto un innalzamento delle ambizioni su alcune categorie.
Resistenze: correlazione con i consumi e focolai regionali
Le evidenze mostrano una relazione stretta tra aree a più alto consumo e livelli maggiori di resistenza: i coefficienti di correlazione di Pearson variano tra 0,769 e 0,881 per diverse coppie patogeno/antibiotico. In particolare, sono stati registrati valori elevati per E. coli rispetto alle cefalosporine di terza generazione (R=0,779; p<0,001) e ai fluorochinoloni (R=0,881; p<0,001), per Klebsiella pneumoniae verso le stesse classi (R≈0,768-0,793; p<0,001) e per Streptococcus pneumoniae nei confronti dei macrolidi (R=0,815; p<0,001). Questi numeri sottolineano l’urgenza di azioni territoriali mirate.
Ruolo della sorveglianza e dell’ambiente
Per contrastare l’AMR è fondamentale il monitoraggio integrato: sorveglianza dei consumi, delle infezioni correlate all’assistenza e monitoraggio ambientale. Il PNCAR individua tre direttrici principali: sorveglianza e monitoraggio, prevenzione delle infezioni e uso appropriato degli antibiotici in ambito umano e veterinario, incluse pratiche di corretta gestione e smaltimento dei farmaci.
Fasce d’età, genere e disparità territoriali
Il consumo non è uniforme: le fasce estreme di età risultano maggiormente esposte. Nei primi quattro anni di vita si registrano percentuali elevate (circa 47,8% nei maschi e 45,1% nelle femmine) e nella popolazione ≥85 anni i valori sono alti (57,7% negli uomini e 53,9% nelle donne). Nel 2026 il 42,4% dei bambini fino a 13 anni ha ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici sistemici, con una media di 2,7 confezioni per bambino trattato e un aumento delle confezioni per 1000 bambini del 5,3% rispetto al 2026.
La popolazione ultrasessantacinquenne ha visto il 46,7% ricevere almeno una prescrizione nel 2026, con marcate differenze regionali: il Sud (58,9%) e il Centro (51,2%) presentano esposizioni molto maggiori rispetto al Nord (36,4%). I consumi aumentano progressivamente con l’età (da 18,8 DDD/1000 abitanti die per 65-69 anni a 28,1 DDD/1000 abitanti die negli ultranovantenni) e si osservano differenze di genere a sfavore dei maschi nella maggior parte delle fasce d’età.
Cosa serve adesso: misure pratiche e governance
Per raggiungere i target identificati dall’UE e dall’ONU entro il 2030 servono misure concrete: rafforzamento della stewardship, programmi educativi mirati nei pediatri e nelle strutture di cure primarie, incentivi per l’uso di antibiotici a spettro ristretto e controlli più stringenti nelle aree con consumi elevati. Anche pratiche ambientali corrette per lo smaltimento e la riduzione dell’esposizione negli allevamenti sono indispensabili.
Il bilancio 2026 può essere interpretato come un campanello d’allarme: lievi diminuzioni dei consumi non bastano se le resistenze continuano a crescere e se le disuguaglianze territoriali permangono. Serve coordinamento nazionale, monitoraggio puntuale e decisioni tempestive per non perdere la finestra utile fissata dal PNCAR e dagli impegni internazionali.



