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La malaria è un’infezione parassitaria che rimane una minaccia per milioni di persone nel mondo. Trasmessa principalmente dalle femmine della zanzara Anopheles, la malattia è causata da vari species del genere Plasmodium, ciascuna con caratteristiche cliniche e tempi d’incubazione differenti. Comprendere il ciclo del parassita, i segni precoci e le opzioni preventive è fondamentale per chi vive o viaggia in aree endemiche.
Negli ultimi anni i dati epidemiologici hanno mostrato fluttuazioni che richiedono attenzione: il World Malaria Report 2026 riporta 282 milioni di casi stimati nel 2026, con un aumento di circa 9 milioni rispetto al 2026, e un numero di decessi stimato in 610.000 nel 2026. Fattori come i cambiamenti climatici possono ampliare le zone favorevoli alla trasmissione e alterare i flussi migratori, incrementando così il rischio in popolazioni non immunizzate.
Che cos’è la malaria e come si trasmette
La malattia è causata da parassiti del gruppo Plasmodium. Le specie che colpiscono gli esseri umani comprendono Plasmodium falciparum, P. vivax, P. ovale, P. malariae e P. knowlesi. La trasmissione avviene quando una zanzara Anopheles infetta punge una persona sana dopo aver prelevato sangue da un soggetto infetto. Esistono anche vie molto rare di trasmissione, come le trasfusioni di sangue, ma in molti Paesi, incluso l’Italia, le normative escludono i donatori che hanno soggiornato in aree a rischio o che hanno assunto una chemioprofilassi antimalarica.
Il ciclo e il periodo di incubazione
Il parassita entra nel corpo umano e compie una fase iniziale nel fegato prima di invadere i globuli rossi. Il periodo di incubazione varia a seconda della specie: per P. falciparum è generalmente di 7-14 giorni, per P. vivax e P. ovale di 8-14 giorni, mentre per P. malariae può estendersi fino a 7-30 giorni. Alcune forme, come P. vivax e P. ovale, possono rimanere silenti nel fegato per mesi o anni prima di riattivarsi.
Dove si trova la malaria e la situazione in Italia
La malattia è endemica in vaste regioni dell’Africa, dell’Asia e dell’America centrale e meridionale, oltre ad alcune isole del Pacifico e zone del Medio Oriente. È importante ricordare che l’Italia è stata dichiarata libera dalla malaria il 17 novembre 1970, pertanto i casi registrati nel Paese sono in genere importati, legati a viaggiatori rientranti da aree a rischio. I professionisti sanitari dovrebbero sempre indagare eventuali viaggi recenti quando si sospetta un quadro compatibile con la malattia.
Sintomi, diagnosi e percorsi terapeutici
I segnali che devono mettere in allerta sono soprattutto la febbre alta, spesso accompagnata da brividi intensi, sudorazione, cefalea, dolore diffuso, nausea, vomito e diarrea. In presenza di questi sintomi dopo un viaggio in aree endemiche è consigliabile rivolgersi tempestivamente al medico; il test diagnostico standard è l’esame del sangue volto a identificare il parassita. Una diagnosi precoce permette di iniziare terapie efficaci e ridurre il rischio di complicanze gravi come anemia severa, insufficienza d’organo o malaria cerebrale.
Scelta del trattamento e terapia di emergenza
La terapia dipende dalla specie di Plasmodium, dalla gravità del quadro clinico, dall’età del paziente e dallo stato di salute (ad esempio in caso di gravidanza). I medici possono prescrivere farmaci singoli o combinazioni. Per il trattamento d’emergenza in località con scarsa assistenza sanitaria, si raccomandano combinazioni che comprendono: atovachone-proguanile, artemeter-lumefantrina, chinina con doxiciclina o chinina con clindamicina. È essenziale informare sempre il curante su eventuali farmaci assunti per profilassi.
Gravidanza e popolazioni vulnerabili
Le donne in gravidanza, i bambini e gli anziani sono particolarmente esposti agli effetti più gravi della malattia. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda alle gestanti, quando possibile, di evitare viaggi in aree ad alta trasmissione; se il viaggio è necessario, è fondamentale consultare il medico per valutare quali antimalarici siano sicuri in gravidanza, poiché non tutti i farmaci possono essere usati in questo periodo.
Prevenzione: comportamenti, farmaci e vaccini
La prevenzione efficace nasce dalla combinazione di misure comportamentali e farmacologiche. Tra le misure pratiche rientrano l’uso di repellenti a base di DEET o icaridina, zanzariere impregnate di insetticida, abbigliamento che copra la pelle nelle ore serali e ambienti con aria condizionata o reti alle finestre. In ambienti senza protezione adeguata, l’impiego di insetticidi a base di piretro o dispositivi diffusori può ridurre l’esposizione.
Profilassi farmacologica e vaccini
La profilassi farmacologica riduce ulteriormente il rischio di infezione: i farmaci più usati sono atovaquone-proguanile, doxiciclina, meflochina e clorochina-proguanile, la scelta dipende dalla destinazione e dalle caratteristiche del viaggiatore. Negli ultimi anni la ricerca ha prodotto due vaccini approvati per l’uso in popolazioni pediatriche: il vaccino RTS,S/AS01 (Mosquirix), raccomandato dall’OMS dal 2026 in alcune regioni dell’Africa sub-sahariana, e il R21/Matrix-M, aggiunto alle opzioni nel 2026. Entrambi si sono dimostrati sicuri ed efficaci nei trial e, se integrati con altre strategie di controllo, possono avere un impatto significativo sulla salute pubblica.
In sintesi, pur essendo prevenibile e curabile se diagnosticata precocemente, la malaria resta una patologia complessa: informazione, profilassi appropriata e accesso tempestivo alle cure sono gli strumenti migliori per ridurre il rischio di malattia e le sue conseguenze.



