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Omicidio a Torino durante una serata di stupefacenti: i dettagli

Festa di droga a Torino finita in omicidio e smembramento, tre arresti.

Il 20 settembre una casa situata in via Gulli, nella periferia nord di Torino, diventa il teatro di una festa che dura due notti intere. Tra i partecipanti c’è il ventiseenne Christian Matheus De Oliveira Morando, una professoressa di 47 anni proveniente da Rieti, Nicole Formichetti, e una giovane transessuale di 22 anni, Keith Butig, conosciuta con il nome di Sara. L’incontro nasce nel contesto della vendita e dell’acquisto di droga ma presto la serata si trasforma in una vera e propria sfilza di stupefacenti sintetiche e naturali.

Il festino di droga: sostanze, partecipanti e dinamiche

Secondo le ricostruzioni dell’avvocato difensore di De Oliveira, all’interno dell’abitazione erano presenti crack, LSD, funghi allucinogeni, cannabis e MDPHP (una droga sintetica), oltre a un consumo eccessivo di superalcolici. I presenti avrebbero consumato le sostanze ininterrottamente per più di 48 ore, passando da momenti di euforia a stati di estrema confusion.

Le sostanze individuate

Le indagini hanno confermato la presenza di droga sintetica MDPHP nota per i suoi effetti psicotropi intensi, così come di funghi allucinogeni e di una notevole quantità di cannabis. L’alcol, soprattutto liquori ad alta gradazione, ha ulteriormente amplificato il rischio di comportamenti violenti.

La dinamica della morte e il successivo occultamento del corpo

Il mattino seguente al festino, De Oliveira afferma di essere stato avvertito da Fabio Colapietro, 39 anni originario di Chivasso, che gli avrebbe sottratto circa cinquanta euro. La discussione degenera in una rissa in cui i presenti si colpiscono a vicenda. Durante la colluttazione, Colapietro cade a terra e perde la vita. L’autore dell’omicidio ha dichiarato al giudice per le indagini preliminari (gip) di averlo ucciso involontariamente precisando che non c’era alcun piano premeditato.

Dopo aver tentato senza successo la ventilazione bocca-a-bocca e il massaggio cardiaco per diverse ore, i presenti decidono di nascondere il cadavere. Nei giorni successivi, acquistano telo, sacchi neri, candeggina, guanti, un coltello e cemento rapido per sezionare il corpo e gettare i resti in un fiume. De Oliveira racconta di aver, a un certo punto, chiamato la madre, affranto e in lacrime, chiedendo aiuto. La madre ha insistito affinché il figlio contattasse la polizia, ma è stato lo stesso De Oliveira a comporre il numero di emergenza, comunicando: “Venite, mio figlio ha fatto del male a qualcuno”.

Arresti, dichiarazioni degli imputati e il percorso giudiziale

Le autorità, guidate dalla procura di Torino e dal magistrato Lea Lamonaca, hanno proceduto all’arresto di tre persone: il 26enne Christian Matheus De Oliveira Morando, la docente Nicole Formichetti e la transessuale Keith Butig. De Oliveira è imputato di omicidio e occultamento di cadavere mentre le due donne sono indagate per favoreggiamento e concorso nella soppressione del corpo. Durante gli interrogatori di garanzia svoltisi nei carceri Lorusso e Cotugno, gli avvocati hanno sostenuto che il giovane fosse confuso e che non potesse aver agito da solo.

Formichetti, che aveva affittato la casa a via Gulli, ha rifiutato di rispondere al gip, invocando la propria incapacità di farlo; gli avvocati hanno chiesto di posticipare l’interrogatorio fino a quando la sua condizione psicologica lo renderà possibile. Butig ha dichiarato di non aver partecipato all’omicidio, ma di aver acquistato i sacchi neri utilizzati per il trasporto dei resti, limitando la propria responsabilità al solo acquisto di materiale.

Il gip ha convalidato la misura cautelare in carcere per tutti e tre gli imputati, ritenendo sufficienti gli indizi per mantenere la detenzione preventiva. De Oliveira, attualmente in cura presso un servizio di assistenza per dipendenze (SerD), ha chiesto il ricovero in una struttura per problemi di salute mentale, sostenendo di aver vissuto per strada per un periodo prolungato.

Le indagini continuano a ricostruire l’intera sequenza dei fatti, verificando se la morte sia avvenuta effettivamente nell’appartamento di via Gulli o se il corpo sia stato successivamente trasportato per lo smembramento. Testimoni del vicinato confermano un costante via-vai di persone nell’edificio, rendendo difficile stabilire con precisione i tempi della morte.

Scritto da Roberto Capelli

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