Primo trapianto di pene negli Stati Uniti

Il cancro al pene non è frequente, ma spesso comporta una penectomia. Il paziente può optare per un trapianto di pene.

Thomas Manning, 64 anni, malato di cancro, è stato il primo uomo al mondo a ricevere un trapianto di pene. L’operazione ha visto 12 chirurgi, 30 infermieri, 15 ore in sala operatoria, 3 anni di pianificazione, 5 o 6 prove su cadaveri e, non meno importante, un donatore (deceduto) anonimo.

Il team del Massachusetts General Hospital è cauto ma ottimista sul fatto che il paziente riacquisterà la maggior parte delle funzionalità.

Quando serve un trapianto di pene

Potrebbe sembrare una notizia volgare, ma non lo è. Sono passati solo poco più di 60 anni dal primo trapianto riuscito di sempre (un rene), e solo 10 anni dal primo trapianto di pene fallimentare. Il cancro al pene è una malattia piuttosto rara. Tuttavia, secondo la stima di un urologo e oncologo, ogni anno centinaia di uomini solamente negli USA subiscono una penectomia.

Si tratta della parziale o totale rimozione del pene.

Ovviamente, il cancro non è l’unico motivo che può portare a una penectomia. In altri casi nel mondo, quest’operazione può salvare la vita dopo ferite gravi e infezioni dovute a rituali di circoncisione ad adulti andati male, incidenti traumatici o guerre. È quanto è accaduto, per esempio, a 1300 veterani di guerra statunitensi.

I rischi dell’intervento

Non sorprende che gli uomini sottoposti a penectomia parziale o totale sperimentino a volte quello che la comunità scientifica definisce un esito psicologico negativo.

Questo include l’abbassamento della soddisfazione sessuale e delle attività sociali. Secondo uno dei leader del team del Massachusetts General Hospital, il dottor Curtis L. Cetrulo, il tasso di suicidi è alto nei soldati con gravi danni pelvici.

“Sono ragazzi di 18-20 anni, e credono di non poter avere intimità o una vita sessuale” dichiara Cetrulo in un’intervista al New York Times. In uno studio su trenta pazienti affetti da cancro al pene, 7 hanno affermato che avrebbero scelto un trattamento con il rischio di diminuire la durata della vita se ciò significava mantenere le proprie funzioni sessuali.

Altri hanno affermato di essere soddisfatti. Insomma, dipende dal caso e dal paziente in questione.

Qualsiasi trapianto è una grande impresa. Fare tagli che non danneggino il tessuto, preservare l’organo da trapiantare e prevenire il rigetto da parte del sistema immunitario del ricevente. Vanno tenuti in considerazione anche gli aspetti psicologici sia per i parenti del donatore sia per il ricevente. Mentre si preparava a quello che sarebbe stato il primo trapianto di pene riuscito, il team di medici sudafricani ha passato un anno e mezzo a cercare un donatore la cui famiglia acconsentisse alla strana richiesta. E il motivo per cui il primo trapianto di pene fallì è psicologica. L’operazione andò bene, ma il ricevente e sua moglie chiesero che il trapianto fosse rimosso dopo due settimane.

Forse è più importante che il paziente sia di buon’umore piuttosto che i buoni risultati fisici dell’operazione.

Non solo trapianto

Ci sono varie opzioni per poter ricostruire dopo una penectomia. Pelle e muscolo della coscia o del braccio possono essere utilizzati come protesi per ripristinare le funzioni sessuali. I ricercatori stanno lavorando per creare dei peni in laboratorio da utilizzare nei trapianti. La prima opzione è particolarmente complicata e tende a creare disfunzioni urologiche, mentre la seconda è ancora da testare. La possibilità di un trapianto di pene fatto tramite un donatore dà ai pazienti una nuova possibilità. Ma ricordate che anche quest’opzione presenta delle difficoltà.

Scritto da Giusy Criscuolo

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