Screening mirato per giovani adulti: il San Camillo Forlanini punta sulla diagnosi precoce

Il San Camillo Forlanini propone un questionario online per la fascia 35-49 anni: chi risulterà a rischio verrà contattato per visita specialistica e possibile colonscopia

Il tumore del colon-retto rappresenta una delle neoplasie più diffuse in Italia e negli ultimi anni ha mostrato una crescita significativa tra i più giovani. Pur essendo tra le patologie oncologiche più trattabili se individuate in fase iniziale, molti casi nella fascia under 50 giungono tardivamente alla diagnosi. Per intercettare chi oggi rimane escluso dai programmi di popolazione, l’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini ha avviato un progetto dedicato ai giovani adulti tra i 35 e i 49 anni, integrando azioni di valutazione del rischio e percorsi clinici preferenziali rispetto ai tradizionali screening regionali.

Perché è urgente intervenire sui giovani adulti

L’epidemiologia mostra un aumento di incidenza del tumore del colon-retto nella fascia 40-49 anni, con una quota che raggiunge circa il 10-12% delle nuove diagnosi. Questi tumori tendono a manifestarsi con maggiore aggressività nei soggetti più giovani, motivo per cui spesso vengono scoperti in stadi avanzati. Tra i fattori di rischio figurano uno stile di vita sedentario, una dieta ricca di cibi ultra-processati o carne rossa, il basso consumo di fibre, l’obesità, il diabete, il fumo, l’abuso di alcol, oltre a storia familiare di primo grado e malattie gastrointestinali croniche. Rilevare tempestivamente segnali come variazioni delle abitudini intestinali, sanguinamento rettale o perdita di peso può fare la differenza.

Come riconoscere i segnali che non vanno sottovalutati

Molti sintomi iniziali del tumore del colon-retto vengono confusi con disturbi benigni: dolore addominale, anemia da carenza di ferro, modifiche della regolarità intestinale o presenza di sangue nelle feci. È fondamentale che chi presenta sintomi sospetti si rivolga a un professionista per una valutazione tempestiva. Il percorso diagnostico standard prevede test di primo livello per la ricerca di sangue occulto nelle feci, seguito, in caso di positività o di fattori di rischio, dall’esecuzione della colonscopia come esame di approfondimento.

Il progetto del San Camillo Forlanini: struttura e strumenti

L’iniziativa dell’ospedale si basa su un questionario di autovalutazione disponibile sul sito dell’Azienda, rivolto a tutti i residenti tra i 35 e i 49 anni. Le domande sono studiate per individuare fattori di rischio personali e familiari; chi risulterà idoneo verrà contattato per una visita specialistica di approfondimento e, se necessario, per la programmazione di una colonscopia presso il San Camillo Forlanini. L’obiettivo operativo è creare un percorso dedicato e preferenziale che riduca i tempi di accesso e aumenti le probabilità di diagnosi in fase iniziale.

Ruolo degli operatori e dichiarazioni istituzionali

I responsabili clinici dell’unità hanno sottolineato il valore della diagnosi precoce: secondo Roberto Faggiani, direttore della UOC Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva, intervenire sulla fascia al di fuori del tradizionale target risponde a un bisogno crescente di salute pubblica. Il direttore generale Angelo Aliquò ha evidenziato come investire in prevenzione e diagnosi precoce renda più sostenibile il servizio sanitario, mentre il presidente della Regione Francesco Rocca ha definito iniziative di questo tipo come strumenti concreti di speranza per chi si sente invisibile alle campagne tradizionali.

Obiettivi attesi e contesto regionale

Il progetto mira non solo a individuare casi precoci tra i 35-49 anni, ma anche ad aumentare la consapevolezza sui fattori di rischio e sui campanelli d’allarme che richiedono approfondimento. Inoltre, l’attività consentirà di raccogliere dati utili per capire se la malattia nei giovani presenti caratteristiche cliniche o ambientali diverse rispetto agli anziani. In ambito regionale lo screening per il tumore colorettale è attivo dal 2015 per i 50-74 anni: la copertura degli inviti nel 2026 ha raggiunto il 100% degli aventi diritto nella Regione Lazio, ma la partecipazione è stata del 18,9% (circa 175.000 persone). Tra queste il 5,1% è risultato positivo al test, con quasi 9.000 inviati a colonscopia; l’85,1% ha eseguito l’esame, che ha portato alla scoperta di 270 carcinomi e 2.225 adenomi avanzati.

Perché partecipare conviene

La diagnosi precoce non è solo un valore clinico: salvare vite significa anche ridurre l’impatto sociale ed economico della malattia. Tra chi aderisce agli screening, la sopravvivenza può arrivare fino al 90%, a dimostrazione del beneficio concreto degli interventi tempestivi. Il progetto del San Camillo Forlanini si propone di allargare la rete di protezione sanitaria verso chi oggi non rientra nei programmi LEA, offrendo percorsi dedicati, visite specialistiche e indagini tempestive come la colonscopia. Chi rientra nella fascia 35-49 anni è invitato a consultare il sito dell’ospedale e a compilare il questionario per valutare il proprio rischio e accedere, se necessario, al percorso diagnostico dedicato.

Scritto da Lorenzo De Luca

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