Sharenting e protezione dei minori: tutto ciò che devi sapere

Il fenomeno dello sharenting rappresenta una significativa sfida per la tutela della privacy dei minori.

Negli ultimi anni, il termine sharenting ha acquisito sempre più rilevanza, definendo la pratica di condividere foto e video dei propri figli sui social media. Questa abitudine, spesso radicata in un impulso di orgoglio genitoriale, può però nascondere insidie significative, soprattutto in termini di privacy e identità digitale.

Comprendere l’identità digitale dei minori

Ogni volta che un genitore pubblica un contenuto riguardante il proprio bambino, contribuisce alla creazione di un’identità digitale che il minore non ha scelto. Secondo la neurobiologa Laura Mondino, è fondamentale che i genitori si rendano conto che i loro figli sono individui con diritti propri, e non semplicemente estensioni della loro identità.

Il primo passo: riconoscere l’autonomia del bambino

Riconoscere che un bambino ha una sua individualità è essenziale. Gli adulti devono comprendere che la condivisione di immagini e storie non deve essere un modo per soddisfare il proprio bisogno di approvazione sociale, ma piuttosto deve rispettare la privacy e la dignità del minore. Questo implica una riflessione profonda su cosa e come condividere online.

Il consenso e la privacy: una questione fondamentale

Un aspetto cruciale dello sharenting è la gestione della privacy dei minori. Molti genitori pubblicano contenuti senza consultare i propri figli, talvolta ignorando il loro desiderio di non essere esposti. È importante tenere presente che i bambini, a causa della loro età, non possono fornire un consenso informato riguardo alla condivisione delle loro immagini.

Educare alla responsabilità nella condivisione

Incoraggiare i bambini a partecipare al processo decisionale riguardo alla loro presenza online non è solo un atto di rispetto, ma anche un’importante opportunità educativa. Aiutare i piccoli a comprendere le implicazioni della loro esposizione digitale è fondamentale per formarli come utenti consapevoli della rete.

I rischi associati alla condivisione online

Oltre ai danni più evidenti, come la pedopornografia, ci sono minacce meno visibili ma altrettanto insidiose. La pubblicazione di informazioni considerate innocue, come nome e data di nascita, può fornire ai criminali informatici tutti gli elementi necessari per un furto d’identità.

Come sottolineano gli esperti, i genitori potrebbero non rendersi conto che le loro abitudini di condivisione possono rivelare una quantità enorme di dati personali. Una volta che un’immagine è online, è difficile controllarne il destino, poiché molte piattaforme possono acquisire la proprietà dei contenuti pubblicati.

Strategie per una condivisione consapevole

Per evitare di rinunciare completamente alla condivisione, i genitori possono adottare alcune misure pratiche. È consigliabile limitare la pubblicazione di immagini intime, come quelle che ritraggono momenti privati, e preferire foto in cui il volto del bambino non sia riconoscibile o sia coperto da emoticon. Inoltre, impostare i profili come privati e monitorare il nome del bambino sui motori di ricerca sono azioni fondamentali.

Riflessione sulla condivisione

È utile che i genitori si chiedano se un post potrebbe causare imbarazzo al bambino in futuro e se il piccolo sarebbe a suo agio nel vedere quelle immagini come parte della sua identità digitale. Questo tipo di riflessione aiuta a comprendere se la condivisione è motivata da un bisogno di comunicazione o da un impulso di gratificazione personale.

Educazione al digitale: un compito condiviso

In un contesto in cui gli algoritmi e le dinamiche digitali non sono progettati pensando ai bambini, la responsabilità ricade sugli adulti. Educare i figli attraverso l’esempio e una supervisione attenta è più efficace di qualsiasi restrizione. È cruciale comprendere che internet non è un semplice album fotografico, ma un ecosistema complesso in cui ogni immagine diventa parte di un archivio digitale.

Ogni volta che un genitore pubblica un contenuto riguardante il proprio bambino, contribuisce alla creazione di un’identità digitale che il minore non ha scelto. Secondo la neurobiologa Laura Mondino, è fondamentale che i genitori si rendano conto che i loro figli sono individui con diritti propri, e non semplicemente estensioni della loro identità.0

Scritto da Staff

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