Quando si arriva al bancone di un bar, la scelta sembra quasi automatica: una bustina bianca da un lato, una bruna dall’altro. Molti associano lo zucchero di canna a un’immagine più rustica e, Questa percezione è diffusa, ma la ricerca scientifica non la avvalora.
Il dubbio nasce da un fraintendimento di base: entrambi i tipi di zucchero sono composti prevalentemente da saccarosio lo stesso disaccaride formato da glucosio e fruttosio. Il solo elemento che li distingue è la presenza, in piccolissime quantità, di melassa nel prodotto bruno, responsabile di sfumature di colore, aroma e gusto.
Composizione chimica di zucchero bianco e di canna
Il zucchero bianco è il risultato di un processo di raffinazione che elimina quasi ogni impurità, lasciando quasi esclusivamente saccarosio puro. Quanto a quello di canna, la differenza principale è la persistenza di tracce di melassa, una sostanza ricca di piccole quantità di minerali come potassio, calcio e magnesio. Tuttavia, la concentrazione di questi micronutrienti è talmente bassa che, per ottenere un apporto significativo, sarebbe necessario consumare quantità di zucchero inconcepibili in una dieta equilibrata.
Il ruolo della melassa
La melassa conferisce al zucchero di canna il suo tipico colore bruno e un sapore più marcato. Sebbene contenga qualche traccia di vitamine del gruppo B e sali minerali, la quantità è trascurabile rispetto alle esigenze giornaliere. In pratica, il valore nutrizionale resta quasi identico a quello dello zucchero bianco; la differenza è percepita più a livello sensoriale che fisiologico.
Impatto sulla salute: indicazioni delle autorità
Una volta ingerito, il colore non ha più alcun ruolo: il saccarosio viene scisso in glucosio e fruttosio e assimilato dal corpo con lo stesso meccanismo, sia che provenga da zucchero bianco o da quello di canna. L’organismo non distingue tra le due origini, ma l’attenzione è rivolta alla quantità totale di zuccheri aggiunti e liberi presente nella dieta.
Quante grammi al giorno?
L’ Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda che gli zuccheri liberi non superino il 10% dell’apporto energetico giornaliero, con un ulteriore beneficio se si scende al 5%. Per una dieta da 2.000 kcal, il 10% corrisponde a circa 50 g di zucchero (un cucchiaino e mezzo), mentre il 5% equivale a 25 g (circa un cucchiaino). Queste quantità includono zuccheri presenti in bibite, dolci, cereali confezionati e sciroppi, ma non quelli naturalmente contenuti in frutta, verdura o latte.
Sostituire lo zucchero bianco con quello di canna senza ridurne la dose non apporta benefici alla salute. Se il gusto più intenso del prodotto bruno è preferibile, è possibile usarlo, ma la vera strategia è diminuire progressivamente la quantità complessiva di zucchero aggiunto. Piccoli accorgimenti, come ridurre la dolcezza del caffè, scegliere versioni non zuccherate di bevande o limitare i dessert industriali, possono portare a un taglio significativo dell’assunzione.
La scienza concorda sul fatto che bianco o bruno il punto cruciale è controllare la quantità totale consumata, seguendo le linee guida dell’ EFSA e dell’ OMS per mantenere una dieta equilibrata.


