In un mondo dove il tempo è denaro, sempre più persone si affidano a cibi confezionati per la loro praticità. Tuttavia, non tutti questi prodotti sono così salutari come sembrano. La classificazione NOVA, utilizzata per distinguere i vari gradi di lavorazione degli alimenti, rivela che molti cibi ultra-processati (UPF) possono nascondere ingredienti dannosi per la salute.
La diabetologa Anne L. Peters, docente alla University of Southern California, ha recentemente condiviso la sua esperienza personale con gli UPF. Per anni, ha iniziato la sua giornata con una barretta che considerava salutare, ricca di proteine e fibre. Tuttavia, ha scoperto che quella barretta apparteneva alla categoria degli alimenti ultra-processati, che cerca di limitare.
La classificazione NOVA e i cibi ultra-processati
La classificazione NOVA divide gli alimenti in quattro categorie in base al grado di lavorazione e all’intento della trasformazione industriale. Gli alimenti ultra-processati (UPF) sono prodotti industriali che contengono ingredienti raramente utilizzati nella cucina domestica, come sciroppo di glucosio-fruttosio, maltodestrine, amidi modificati, grassi idrogenati e vari additivi.
Questi alimenti sono spesso convenienti, con una lunga durata e particolarmente palatabili. Tra gli UPF troviamo snack, bibite, carni ricostituite e pasti pronti, ma anche prodotti che si presentano come salutari, come alcuni yogurt aromatizzati e barrette proteiche. Questo è il punto in cui si genera un equivoco.
Implicazioni per la salute e la ricerca scientifica
Il crescente interesse della comunità scientifica è dovuto alle associazioni osservate tra un alto consumo di ultra-processati e varie patologie croniche. Peters sottolinea in particolare gli studi sul diabete di tipo 2 e i dati recenti che suggeriscono una correlazione con la progressione della malattia di Alzheimer in persone già a rischio.
È importante, però, non cadere in conclusioni semplicistiche. Affermare che un elevato consumo di ultra-processati è associato a determinate malattie non implica che una barretta o uno yogurt aromatizzato possano “causare” il diabete o l’Alzheimer. La categoria degli UPF è molto eterogenea e il dibattito scientifico sulla sua definizione è ancora aperto.
Strategie per una scelta alimentare consapevole
Uno dei suggerimenti più interessanti di Peters è quello di “sostituire, non sottrarre”. Non è necessario eliminare tutto ciò che è confezionato o rendere la spesa quotidiana un percorso ad ostacoli. È possibile imparare a leggere la lista degli ingredienti e, quando possibile, optare per alternative meno elaborate.
Ad esempio, si può scegliere uno yogurt bianco con frutta fresca invece di uno aromatizzato, optare per l’avena al posto di cereali industriali, o preferire la frutta secca a una barretta. Anche un pane semplice, preparato con farina, acqua, lievito e sale, è una scelta migliore rispetto a prodotti contenenti numerosi additivi.
Piccole modifiche quotidiane possono fare la differenza. L’obiettivo non è cercare una dieta perfetta, ma piuttosto riconoscere il cibo che mangiamo e fare scelte più consapevoli.


