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Allergia alla polvere: come riconoscerla e prevenirla

allergia alla polvere

Come riconoscere l'allergia alla polvere e come intervenire per prevenirla.

L’allergia alla polvere, che poi in realtà è un’allergia agli acari contenuti nella polvere, è una delle forme più diffuse in assoluto, soprattutto nei Paesi occidentali.

Si ritiene inoltre che, molto spesso, possa favorire l’insorgere di alcune forme di asma e di altre allergie (ad esempio, nei confronti di muffe, animali, pollini, ecc.). In sostanza, è una possibile causa di allergie multiple.

Allergia alla polvere: gli acari

Gli acari della polvere sono dei piccolissimi ragnetti, talmente piccoli da non essere visibili ad occhio nudo, che si nutrono di scaglie di pelle umana e animale. Prediligono ambienti bui, caldi e umidi, come ad esempio i letti.

I loro escrementi, che si trovano in gran quantità se analizziamo un po’ di polvere, sono quelli che scatenano le reazioni allergiche che molte persone ben conoscono:
Starnuti a ripetizione, soprattutto al risveglio, problemi di congestione/prurito nasale, rinorrea (naso chiuso o che cola).

Attacchi di tosse secca durante la notte.
Difficoltà respiratorie, soprattutto notturne, senso di oppressione, asma.
Respiro sibilante, vale a dire quella specie di fischio che si sente quando si espira.
Problemi agli occhi, che possono bruciare, lacrimare ed essere gonfi e/o arrossati. Talvolta, compare anche una maggiore sensibilità alla luce.
Comparsa di eczemi e arrossamenti cutanei vari, in particolar modo sul viso e sul cuoio capelluto.

Come si giunge alla diagnosi

La presenza dei sintomi sopra descritti, magari non tutti ma comunque buona parte di essi, è già di per sé un buon indizio che può far pensare ad un’allergia agli acari della polvere.

Ovviamente, però, per averne la certezza è opportuno effettuare delle analisi specifiche. Si fanno, in pratica, dei test cutanei (prick test) ed anche dei prelievi ematici. Infatti, ci sono anche altre allergie che possono dare sintomi analoghi (ad esempio quelle ai pollini o alle muffe), quindi è bene cercare di individuare le cause precise del malessere.

Come fare prevenzione

Come già detto, uno dei luoghi in cui proliferano maggiormente gli acari della polvere è il letto. Pertanto, per chi soffre di questo disturbo, è fondamentale scegliere un materasso ed un cuscino con rivestimenti antiacaro.

In generale, comunque, è necessario eliminare il più possibile la polvere dall’ambiente circostante. Tappeti e moquette, sarebbe meglio non averne affatto. Diversamente, bisogna senz’altro cercare di tenerli puliti meglio che si può. I pavimenti devono comunque essere aspirati e lavati molto di frequente, così come è necessario rimuovere spesso la polvere da mobili, librerie, scaffali, ecc. Meglio se lo si fa con appositi panni cattura-polvere oppure decisamente panni inumiditi. La biancheria del letto, così come il pigiama, devono essere lavati di frequente e, preferibilmente, a 60°.

Inoltre, si consiglia di aerare molto bene i locali, anche più volte al giorno, e di evitare di avere piante in camera da letto (in generale, meglio non averne molte in tutta la casa): possono infatti favorire l’aumento dell’umidità dell’aria, cosa che risulta assai gradita agli acari.

Anche i divani e le poltrone, soprattutto se il rivestimento è in tessuto, possono diventare un ricettacolo di acari della polvere: occorre dunque prestare molta cura alla loro pulizia e manutenzione.


Come alleviare i sintomi

In genere, la categoria di farmaci cui si ricorre più frequentemente in caso di allergia agli acari della polvere è quella degli antistaminici (in spray, gocce, colliri, pastiglie). Di solito, in questo modo si riescono a ridurre e a contenere i sintomi fastidiosi legati alla rinite, all’irritazione degli occhi, ecc.

Quando subentra anche un discorso di asma, allora si possono utilizzare (ovviamente sempre dietro prescrizione medica) dei broncodilatatori.

In alcuni casi, può essere utile correre ad una terapia di desensibilizzazione che consiste, in sintesi, nella somministrazione degli allergeni in dosi sempre più elevate per mezzo di iniezioni sottocutanee o pastiglie/gocce sublinguali.

Lo scopo è quello di abituare il corpo all’allergene, costruendo così una protezione immunologica che impedisca altre reazioni allergiche. Una desensibilizzazione si può dire riuscita quando i disturbi diminuiscono o addirittura non si manifestano più.

© Riproduzione riservata

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