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La comparsa della sottovariante nota come Cicada (scientificamente BA.3.2) ha richiamato nuovamente l’attenzione di virologi e autorità sanitarie. Questo articolo spiega, in modo chiaro e aggiornato, cosa si conosce sulla sua origine, sulla distribuzione globale e sulle caratteristiche che la differenziano dalle altre linee di Omicron. Nel testo si alternano riferimenti alle fonti istituzionali e raccomandazioni pratiche, con un focus su cosa cambia per la protezione individuale e per le strategie di sorveglianza.
Origine e modalità di diffusione
La sottovariante BA.3.2 è stata individuata per la prima volta il 22 novembre 2026 in campioni provenienti dal Sudafrica e per mesi è rimasta marginale prima di emergere a cavallo del 2026-2026. Il primo caso registrato negli Stati Uniti risale a giugno 2026, legato a un viaggiatore all’aeroporto di San Francisco; successivamente la presenza è stata riscontrata tramite il monitoraggio delle acque reflue in 29 Stati americani e in campioni clinici in almeno 25 Stati. Al 31 marzo 2026 la variante risultava presente in almeno 23 Paesi, con focolai più evidenti in Danimarca, Germania e Paesi Bassi. In Italia la sorveglianza genomica e la rilevazione delle acque reflue restano strumenti chiave per seguire l’evoluzione della circolazione.
Perché il nome «Cicada»
Il soprannome Cicada è stato coniato in analogia al comportamento dell’insetto che resta a lungo nascosto prima di emergere in massa. L’appellativo, proposto da ricercatori di biologia evolutiva, sottolinea il fatto che questa sottovariante deriva da una linea BA.3 di Omicron emersa nel 2026 e poi rimasta silente per oltre un anno. Alcuni scienziati ipotizzano che molte delle sue mutazioni siano nate in un paziente immunocompromesso, dove il virus ha potuto evolvere per lunghi periodi senza essere eliminato.
Caratteristiche genetiche e implicazioni
Il tratto che ha generato maggiore attenzione è il numero di alterazioni sulla proteina Spike: i dati riportano tra le 70 e le 75 mutazioni in quella regione, un valore notevolmente superiore rispetto ad altre sottovarianti recenti. Questo accumulo di variazioni influenza la capacità degli anticorpi indotti da infezione o vaccino di neutralizzare il virus, come indicato anche dal CDC nei report analitici. Tuttavia, la risposta immunitaria non si esaurisce negli anticorpi: la memoria cellulare T e B continua a giocare un ruolo protettivo, motivo per cui al momento non è stato osservato un aumento chiaro dei ricoveri collegabili a questa sottovariante.
I vaccini aggiornati 2026-2026, basati su antigeni come JN.1 e LP.8.1, mostrano una ridotta efficacia nel prevenire l’infezione da BA.3.2, ma conservano un’efficacia rilevante nella protezione da malattia grave e ospedalizzazione. È plausibile che la composizione del richiamo autunnale 2026 venga valutata anche alla luce della traiettoria di questa sottovariante: la scelta dei ceppi vaccinali si basa su dati di sorveglianza genomica e su proiezioni epidemiologiche. Nel frattempo gli antivirali orali approvati, incluso Paxlovid, rimangono efficaci perché agiscono su meccanismi virali meno soggetti alle variazioni della Spike.
Sintomi, rischio clinico e raccomandazioni
Dal punto di vista clinico Cicada tende a provocare sintomi simili alle precedenti sottovarianti Omicron: tosse, raffreddore, stanchezza, mal di testa e febbre. Segnalazioni raccolte in più Paesi indicano una frequenza relativamente maggiore di mal di gola intenso — talvolta descritto in lingua inglese come “razorblade throat” — e un aumento dei disturbi gastrointestinali come nausea e diarrea rispetto ad altri ceppi. La perdita del gusto e dell’olfatto è oggi meno comune. Le autorità sanitarie internazionali, fra cui OMS, hanno classificato BA.3.2 come variant under monitoring (23 febbraio 2026), segnalando vigilanza senza allarmismo.
Sorveglianza in Italia e consigli pratici
In Italia l’ISS mantiene attiva la mappatura dei lignaggi e aggiorna settimanalmente i dati. Per la popolazione valgono misure concrete e semplici: uso della mascherina in ambienti affollati o chiusi se si appartiene a categorie a rischio, ventilazione dei locali, igiene delle mani e consulto tempestivo del medico in caso di sintomi. L’isolamento in presenza di infezione rimane la pratica raccomandata per limitare la trasmissione. Per i fragili e gli anziani si conferma l’importanza dei richiami vaccinali quando indicati dalle autorità sanitarie.



