Dieta sostenibile e cambiamento climatico: cosa emerge dalla survey tra i pediatri italiani

Una panoramica chiara sui consumi dei pediatri, l'aderenza alla dieta mediterranea misurata con MedQ-Sus e le proposte operative per promuovere scelte alimentari a basse emissioni

Negli ultimi decenni il ruolo del sistema alimentare nella crisi climatica è diventato centrale e la comunità scientifica concorda sulla necessità di cambiare anche le abitudini quotidiane per ridurre le emissioni. In questo contesto, due società professionali italiane, SIP e ACP, hanno avviato una collaborazione formale con la firma di un Protocollo d’intesa nel febbraio 2026 per lavorare su tematiche ambientali e sanitarie. Per comprendere le pratiche e le esigenze informative del personale pediatrico è stata condotta una survey specifica che esplora consumi alimentari, disponibilità al cambiamento e ostacoli percepiti.

Il questionario, elaborato dal Dipartimento di Epidemiologia del SSR Regione Lazio per il progetto finanziato dal Ministero della Salute nell’ambito del Piano Nazionale per gli Investimenti Complementari, ha raccolto risposte utili a delineare punti di forza e criticità. L’indagine non solo misura l’aderenza a modelli alimentari più sostenibili, ma individua anche interventi praticabili in ambito scolastico, sanitario e distributivo per favorire la transizione verso diete a basse emissioni.

Metodologia e caratteristiche del campione

La survey è stata somministrata on line e ha coinvolto 866 pediatri che hanno risposto tra giugno e agosto 2026. Il campione era composto per il 79% da donne e per il 57,6% da operatori residenti al Nord; la maggior parte (67,6%) si è definita onnivora mentre il restante includeva flexitariani, vegetariani e vegani. Per valutare i consumi è stato utilizzato lo strumento validato MedQ-Sus, che quantifica l’aderenza alla Dieta Mediterranea su una scala da 0 a 16, suddividendo i risultati in classi di bassa, media e alta aderenza.

Risultati principali sull’aderenza alimentare

Dalla valutazione con MedQ-Sus è emerso un punteggio medio di 10,3 ±1,4: il 35,3% dei partecipanti ha mostrato un’aderenza bassa (≤9), il 36,2% una aderenza moderata (9,1–11) e il 28,5% una aderenza alta (>11). Analizzando i singoli gruppi alimentari, meno del 50% rispettava le raccomandazioni per frutta (48%), verdura (44%) e legumi (39%), mentre le percentuali più basse si sono registrate per cereali (27%) e pesce (13,5%). Al contrario, l’87% consumava meno di una porzione giornaliera di carne rossa o processata, segnale di una certa consapevolezza sui rischi sanitari e ambientali legati al consumo di carne.

Distribuzioni geografiche e demografiche

Non sono emerse differenze significative per genere o età nella distribuzione dei livelli di aderenza, mentre la variabile area di residenza ha mostrato differenze statisticamente rilevanti: una percentuale maggiore di alto rispetto alla media è stata osservata nel Centro Italia rispetto al Sud e alle Isole. Questi dati suggeriscono che fattori locali e offerta di mercato possono influire sull’adesione a diete sostenibili, oltre ai fattori culturali e di abitudine.

Barriere, disponibilità al cambiamento e proposte

I pediatri si sono dichiarati in larga parte disponibili a modificare le proprie scelte: percentuali elevate (oltre il 75%) hanno espresso volontà di ridurre il consumo di carne rossa, carne processata e cibi ultraprocessati, nonché di preferire prodotti locali. Tuttavia sono emerse limitazioni concrete: il 51,6% ha indicato la mancanza di tempo per acquisto e preparazione, il 42,1% il costo più elevato degli alimenti sostenibili e il 31,9% la scarsa offerta nei punti di vendita abituali, evidenziando come ostacoli pratici possano rallentare la transizione individuale.

Interventi ritenuti prioritari

Tra le misure proposte, i partecipanti hanno indicato come prioritarie le campagne educative nelle scuole (87%) e l’introduzione di menu sani e sostenibili nelle mense scolastiche e aziendali (81,6%). Sono state inoltre valorizzate iniziative per la riduzione degli sprechi e per contenere i costi degli alimenti a basse emissioni, insieme a formazione per il personale sanitario, strumenti digitali di supporto e politiche di incentivazione per produttori locali.

Conclusioni e implicazioni operative

I risultati offrono indicazioni concrete per SIP e ACP: accanto alle attività informative rivolte alle famiglie, le due società devono potenziare formazione professionale e interventi scolastici per creare condizioni favorevoli al cambiamento. Pur tenendo conto del possibile bias di selezione della survey, emerge chiaramente la necessità di azioni sistemiche che affrontino le barriere strutturali come prezzo e disponibilità dei prodotti. Il progetto è sostenuto tecnicamente e finanziariamente dal Ministero della Salute nel quadro del PNC (CUP J55I22004450001), e la prosecuzione dell’indagine nella seconda parte fornirà ulteriori elementi per pianificare interventi efficaci.

Scritto da Staff

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