Epatite A in Campania: indagini su molluschi e acque contaminate

A Napoli l'ospedale Cotugno e altre strutture registrano un aumento di casi collegati al consumo di molluschi: ecco numeri, indagini e consigli pratici

Negli ultimi aggiornamenti ufficiali si registra un aumento dei casi di epatite A nella regione Campania, con un impatto evidente sui reparti degli ospedali specializzati. La trasmissione oro-fecale è sospettata come meccanismo principale e le autorità locali hanno attivato misure di sorveglianza e prevenzione. In particolare, alle 13:00 del 22 marzo 2026 il presidio infettivologico Cotugno di Napoli ha segnalato l’arrivo di 8 nuovi casi in pronto soccorso e la presenza complessiva di 54 pazienti ricoverati, numero superiore di una unità rispetto al giorno precedente. L’azienda ospedaliera dei Colli ha dichiarato che, al momento, non risultano criticità cliniche rilevanti tra i ricoverati e che è in corso un monitoraggio per adattare la disponibilità di posti letto.

Parallelamente agli accessi ospedalieri, le istituzioni regionali hanno intensificato i controlli sulla filiera dei prodotti ittici e sono state adottate ordinarie misure amministrative in alcuni Comuni. Una delle prime reazioni sul piano locale è stata l’ordinanza del sindaco Gaetano Manfredi che vieta temporaneamente la somministrazione di frutti di mare crudi nei ristoranti cittadini. Le autorità sottolineano l’importanza della responsabilità individuale nel rispetto delle norme igienico-sanitarie, mentre si procede con le indagini per ricostruire le possibili catene di contagio.

Pressione sugli ospedali e organizzazione dei reparti

Nei giorni precedenti alcuni reparti di riferimento per le malattie infettive hanno mostrato segnali di sovraccarico organizzativo: oltre al Cotugno, strutture come Santa Maria delle Grazie a Pozzuoli, l’ospedale di Frattamaggiore e il Moscati di Aversa hanno riservato corsie o reparti per i pazienti con sintomi compatibili con epatite A. In alcune sedi si è reso necessario utilizzare barelle in pronto soccorso per far fronte al flusso di accessi. Nonostante la capienza sforata in alcune aree, le direzioni ospedaliere hanno chiarito che non si configura «emergenza» generalizzata, ma viene mantenuta un’attenta sorveglianza organizzativa per evitare disagi assistenziali: trasferimenti mirati e coordinamento regionale sono stati attivati per distribuire i casi più gravi, come l’invio di un paziente al Cardarelli per insufficienza epatica severa.

Numeri regionali e andamento temporale

Secondo i dati comunicati dalle autorità sanitarie, al 18 marzo 2026 erano stati segnalati complessivamente 133 casi in Campania; i flussi di accesso ai pronto soccorso hanno poi continuato a variare nei giorni successivi, con registrazioni giornaliere di nuovi casi. Gli operatori evidenziano che l’età media dei ricoverati si aggira intorno ai 45 anni e che la maggior parte dei pazienti presenta un decorso clinico favorevole. Vengono comunque monitorati con attenzione i soggetti più fragili e coloro con pregresse patologie epatiche, per i quali il rischio di complicazioni è maggiore.

Elementi delle indagini: molluschi e qualità delle acque

Le ipotesi investigative si concentrano sull’origine alimentare della recente ondata di casi. Molti pazienti intervistati hanno riferito di aver consumato frutti di mare o pesce crudo prima dell’insorgenza dei sintomi: per questo motivo le autorità sanitarie e i laboratori di riferimento hanno indirizzato le analisi verso i molluschi bivalvi. L’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno ha condotto campionamenti su molluschi e su acque costiere, con riscontri che hanno messo in evidenza la presenza del virus in alcune zone del golfo di Napoli.

Risultati e possibili cause ambientali

Secondo i rilievi, il virus è stato individuato in molluschi provenienti da aree come Pozzuoli e la zona flegrea, nonché in campioni d’acqua riferibili a tratti marini nei pressi di Castellammare di Stabia. Gli esperti ipotizzano che le piogge intense recenti possano aver favorito il riversamento di scarichi e acque reflue in mare, determinando una contaminazione ambientale che ha interessato anche i molluschi destinati al consumo. L’ipotesi tecnica non esclude, inoltre, casi di trasmissione diretta tra persone o contaminazioni durante la manipolazione degli alimenti.

Misure di prevenzione e raccomandazioni per i cittadini

Per contenere la diffusione e tutelare la salute pubblica, le raccomandazioni attive sono chiare: privilegiare la cottura completa dei prodotti ittici e dei frutti di bosco, evitare il consumo di molluschi crudi o poco cotti, acquistare da rivenditori autorizzati verificando etichettatura e provenienza. Le autorità insistono inoltre sull’importanza della vaccinazione come strumento efficace di protezione contro l’epatite A, soprattutto per i contatti stretti di casi confermati e per le categorie a rischio. Misure igieniche di base come il lavaggio accurato delle mani e la separazione tra cibi crudi e cotti rimangono fondamentali.

Quando rivolgersi al medico

Chi sviluppa sintomi come nausea, vomito, diarrea, astenia o ittero deve consultare il medico di famiglia o recarsi al pronto soccorso: la tempestività della valutazione clinica consente di individuare eventuali complicanze e di adottare precocemente i provvedimenti di sanità pubblica. Le istituzioni regionali mantengono la rete di sorveglianza attiva per aggiornare l’andamento dei casi e modulare le misure di controllo, con l’obiettivo di contenere rapidamente la diffusione e tutelare la popolazione.

Scritto da Staff

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