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Il ritorno alla ribalta del Covid è segnato da una nuova sigla che ha attirato l’attenzione di virologi e sorveglianza sanitaria: la BA.3.2, più nota con il soprannome di Cicada. Questa definizione popolare deriva dal comportamento della variante, che è rimasta per mesi poco rilevabile e poi è emersa in più regioni del mondo. La scoperta iniziale risale a campioni prelevati alla fine del 2026, ma la sua presenza più visibile si è manifestata tra la fine del 2026 e l’inizio del 2026, suscitando monitoraggi mirati a livello internazionale.
Nonostante il numero elevato di mutazioni, la situazione clinica osservata finora non mostra segnali di malattia più grave rispetto alle altre discendenze di Omicron. Tuttavia, è proprio il profilo genetico della variante che ha sollevato domande: con oltre 70 modifiche sulla proteina Spike, la capacità di eludere gli anticorpi prodotti da infezioni precedenti o da vaccini aggiornati è aumentata. Gli organismi di sorveglianza globale, tra cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità e gli istituti nazionali, stanno seguendo l’evoluzione dei casi e gli indicatori ambientali come le acque reflue.
Che cos’è la variante Cicada
La variante Cicada appartiene al gruppo Omicron ed è identificata con il codice BA.3.2. Dal punto di vista biologico, presenta tra le 70 e le 75 mutazioni concentrate soprattutto sulla proteina Spike, cioè la struttura che il virus usa per agganciare e penetrare nelle cellule umane. La proteina Spike è anche il principale bersaglio dei vaccini, per cui le alterazioni in questa regione possono ridurre la capacità degli anticorpi di riconoscere il virus e neutralizzarlo, aumentando la probabilità di reinfezioni o di infezioni in persone vaccinate. Questo fenomeno non implica però automaticamente una maggiore letalità.
Origine e comportamento a sorpresa
Il soprannome Cicada nasce dall’analogia con gli insetti che rimangono a lungo nascosti per riemergere in massa: anche questa variante è stata individuata per la prima volta alla fine del 2026 e poi è circolata in forma poco appariscente prima di manifestarsi più chiaramente nel 2026-2026. I sistemi di sorveglianza, compresi gli esami delle acque reflue, hanno evidenziato un aumento progressivo della sua presenza in diverse aree. La variabilità genetica di BA.3.2 la rende sufficientemente distante da lignaggi recenti come JN.1, caratteristica che può conferire un vantaggio nell’evadere la risposta anticorpale preesistente nella popolazione.
Diffusione e impatto clinico
Al momento la Cicada è stata rilevata in numerosi Paesi e rilevamenti indicano una presenza in diverse decine di Stati negli Stati Uniti, così come segnalazioni in alcuni Paesi europei. In molte aree la sua quota sul totale dei casi resta ancora bassa, intorno all’1% a livello complessivo, ma in specifici contesti nazionali o locali può rappresentare una porzione molto più consistente dei casi sequenziati, fino a quote elevate in casi isolati. Importante sottolineare che, dove si è diffusa, non è stato osservato un aumento proporzionale delle ospedalizzazioni rispetto alle altre varianti Omicron, segno che il profilo di gravità non sembra peggiorato.
La situazione in Italia e i segnali da monitorare
In Italia non risultano al momento allarmi comparabili a quelli segnalati in alcune nazioni del Nord Europa: le autorità sanitarie e l’Istituto Superiore di Sanità tengono la situazione sotto controllo attraverso il sequenziamento e i sistemi di sorveglianza. Gli esperti ricordano che, oltre agli anticorpi, nel controllo della malattia giocano un ruolo cruciale le cellule T, parte del sistema immunitario che tende a mantenere una buona capacità di riconoscere e limitare la malattia anche davanti a varianti divergenti. Rimane comunque ragionevole attendersi una maggiore circolazione in contesti ad alta mobilità internazionale.
Come proteggersi e cosa aspettarsi
La comparsa di BA.3.2 solleva la necessità di combinare prudenza e razionalità: la raccomandazione generale è di proteggere le persone fragili e gli anziani con richiami vaccinali quando indicati e di consultare il medico in caso di sintomi o contagio. I vaccini continuano a svolgere un ruolo importante nella riduzione dei ricoveri e dei decessi, anche se la loro efficacia contro l’infezione può risultare ridotta per una variante con molte mutazioni. In caso di infezione, i trattamenti antivirali approvati restano un’opzione per i pazienti a rischio, sempre sotto indicazione medica.
Sintomi, durata e buon senso pratico
I quadri clinici osservati con la Cicada mostrano sintomi comuni come mal di gola spesso intenso, tosse, stanchezza, congestione nasale, mal di testa e febbre; alcune persone hanno riportato disturbi gastrointestinali come nausea o diarrea. La fase acuta tende a durare in media tra 3 e 5 giorni, mentre il recupero completo può richiedere fino a 7-10 giorni. Le misure pratiche rimangono valide: isolamento in presenza di sintomi, igiene delle mani, etichetta respiratoria e protezione mirata dei soggetti vulnerabili.



