Perfezionismo, la malattia dei millennials

Il perfezionismo è un atteggiamento sempre più comune nella nostra società, soprattutto tra i giovani. La soluzione c'è: l'amore incondizionato.

Il boom del perfezionismo a cui stiamo assistendo negli ultimi anni colpisce soprattutto i giovani. L’ha spiegato uno studio di due università, l’inglese Saint John di York e la canadese Dalhousie University.

Lo studio ha coinvolto venticinquemila persone tra i 15 e i 49 anni, per due terzi donne.

Le conclusioni sono chiare. Il perfezionismo è aumentato in modo impressionante negli ultimi 25 anni. Colpisce allo stesso modo uomini e donne. E i più perfezionisti sono i millennials.

Le cause del perfezionismo

Le cause di questo fenomeno sono tutte interne alla società dei nostri giorni.

La prima è la provenienza sociale. Per farsi strada oggi servono una crescente specializzazione e competenze tecniche. Due requisiti per cui la maggior parte di noi, che non parte da una posizione privilegiata, deve investire fin dall’inizio risorse che magari non possiede.

Tempo e denaro, sono queste le preoccupazioni dei giovani che vogliono realizzarsi professionalmente. La competizione coi coetanei è tale che non ci si può permettere di essere svantaggiati. Cosa succede allora a chi non può farsi mantenere dalla famiglia per tutta la durata degli studi universitari? A chi non può vantare conoscenze ai piani alti, e quindi deve ingegnarsi per farsi notare? Adottano misure compensative, come l’iperproduttività, che spesso esauriscono le energie della persona prima di dare qualunque risultato positivo.

La seconda causa è l’educazione che i ragazzi ricevono dai genitori. Le mamme asiatiche sono famose per le pretese che hanno sui figli fin dalla nascita. Sono le cosiddette “mamme tigre”, che cercano di concepire in modo che il bambino nasca in un anno propizio secondo l’oroscopo. Già dalla scuola dell’infanzia, il piccolo deve ottenere risultati eccellenti; e alcuni di quelli che lungo il percorso verso il dottorato sono incappati in qualche fallimento, pensano al suicidio come ad una valida opzione.

Senza bisogno di arrivare a questi estremi, i papà e le mamme occidentali investono spesso i figli di responsabilità ingiuste. Pretendono che raggiungano quei traguardi che loro non hanno superato in passato. Che trovino soluzioni (chi sa poi se efficaci) a paure e ossessioni che solo loro, mossi dalla frustrazione, sentono urgenti. Che riscattino e sostengano la famiglia, prima che costruirsi un futuro tutto loro.

La terza ragione è l’influenza dei social media. Le storie di Instagram mostrano solo i momenti più sfavillanti delle nostre giornate. Una foto ritoccata e pubblicata su Facebook, un’etichetta in inglese che suona più professionale su LinkedIn bastano ad illuderci che la vita degli altri sia migliore della nostra. Il che è deleterio soprattutto nei giovani, che stanno ancora costruendo la propria personalità ed inseguendo le loro aspirazioni. Il confronto con gli altri, e specialmente coi coetanei, è determinante in questo processo. Può esserlo in modo positivo, se i ragazzi si incoraggiano a vicenda, si spingono reciprocamente ad esplorare nuove possibilità, e superano insieme le loro insicurezze. Ma può esserlo in modo negativo, se l’immagine che si dà di sé sui social diventa, da un lato, l’unico termine di paragone e, dall’altro, l’unico “io” su cui lavorare.

L’antidoto al perfezionismo

Una soluzione, secondo i ricercatori, c’è. E dovrebbe essere il fondamento di ogni famiglia e di ogni contesto sociale. In una società ostacolata da un quantitativo insensato di condizioni, la soluzione è l’amore incondizionato. Deve essere tale innanzitutto l’amore dei genitori: ciò significa “essere meno critici e iperprotettivi, insegnando ai propri figli a tollerare e imparare dai loro errori, sottolineando al contempo quanto sia importante impegnarsi per ciò in cui si crede rispetto alla ricerca irrealistica della perfezione”. I figli devono sentirsi amati sia quando hanno successo sia quando falliscono, sia quando hanno scelto la loro strada sia quando hanno bisogno di aiuto per trovarla. Ma deve essere tale anche l’amore che, da adulti, nutriamo per noi stessi.

Scritto da Alice Sacchi
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