(Adnkronos) – Le Case di comunità sono la realtà su cui si basa il progetto della nuova assistenza territoriale nel nostro Paese, ridisegnata attraverso il Pnrr. Una 'ristrutturazione' delle cure primarie a regime su tutto lo Stivale dal primo luglio (secondo le indicazioni del Piano), anche se le partenze, come sempre, sono a più velocità sul territorio e non tutte le Regioni hanno raggiunto l'obiettivo. Se a livello nazionale sono previste 1.038 strutture "rinnovate e tecnologicamente attrezzate", solo nel Lazio sono al momento attive 115 Case su 122 realizzate con fondi del Pnrr. E la Regione prevede di aggiungerne 16 con altri finanziamenti per un totale di 138 strutture. Tra quelle già partite da tempo, che hanno fatto da apripista, c'è la Casa di comunità 'Eroi', collocata in una zona della Capitale non lontana dal centro (di cui fruiscono anche i turisti) e che, in poco più di 6 mesi, ha già registrato 45mila accessi. Qui l'assistenza sanitaria – medicina di base, specialistica, analisi, diagnotsica, salute mentale – si integra con quella sociale a diversi livelli, coinvolgendo il Terzo settore, come nel caso degli incontri dedicati alle persone che hanno perso un proprio caro e hanno bisogno di elaborare il lutto. Per loro sono previsti incontri settimanali organizzati dall'associazione 'Progetto città della Vita', insieme alla Asl Roma 1. L'Adnkronos Salute ha visitato la struttura. "La nostra – spiega Maria Rosaria Russo, dirigente medico della Asl capitolina – è una Casa di comunità che è stata inaugurata a dicembre del 2025. Da allora abbiamo avuto circa 45.000 accessi con una media giornaliera di circa 300-350 persone". Queste strutture, continua Russo, "rappresentano un luogo privilegiato per l'integrazione della medicina generale e con tutti i servizi sociali e socio-sanitari che offre il territorio. Sono aperte a tutti i cittadini, a prescindere dal loro stato sociale, dalla loro residenza, dalle loro attività lavorative". Per chiedere assistenza, evidenzia la dottoressa, "non c'è bisogno di prenotazione. E' un approccio diverso: non siamo qui ad attendere di erogare una prestazione, ma siamo qui per andare anche oltre la richiesta del paziente. Pensiamo agli anziani e a situazioni di fragilità sociale e sanitaria. Il bisogno di assistenza dell'utente viene valutato in maniera proattiva e possono essere attivati i servizi socio sanitari, può essere coinvolto l'infermiere di comunità". All'interno della Casa di comunità romana anche un ufficio del municipio, lo psicologo. E i medici di medicina generale che "sono fondamentali: sono il punto di riferimento, sia per il cittadino, ma anche per la rete di questi servizi che il Pnrr sta implementando", dice Russo ricordando l'impatto positivo che questo tipo di assistenza sul territorio può avere sulle liste di attesa, "in particolare migliorando l'appropriatezza delle prescrizioni", e sui pronto soccorso, "con l'importante funzione di filtro che è in grado di fare". L'esperienza di questa Casa di comunità, aggiunge Cinzia Crescia, coordinatrice infermieristica della Casa di comunità Eroi di Roma, è positiva. "Il numero di accessi è in crescita. Infermieri e personale sono impegnati anche nell'informare gli utenti su cos'è la Casa di comunità e che cosa fa. Utilizziamo frequentemente brochure, opuscoli informativi, spieghiamo agli utenti quello che offriamo, non solo come prestazioni, ma anche come approccio sociale e sanitario alle richieste di bisogno più trasversali possibili. L'informazione sui servizi è sicuramente un punto ancora da sviluppare di più. La Casa di comunità ha una moltitudine di servizi e di approcci socio-sanitari, ma ad oggi non sono conosciuti al 100%". (di Raffaella Ammirati)
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