Dispersione di calore dalla testa: cosa dice la scienza sul famoso consiglio

Per decenni si è creduto che la testa fosse la principale fonte di dispersione di calore del corpo umano. Ma è davvero così?

Per anni, il consiglio di coprire sempre la testa per evitare la dispersione di calore è stato tramandato come una verità indiscutibile. Ma è davvero così? La scienza moderna ci svela la verità dietro questo mito diffuso.

La convinzione che la testa sia la principale via di dispersione termica del corpo umano non ha origini scientifiche, ma militari. Secondo il professor John Tregoning, docente di immunologia dei vaccini all’Imperial College di Londra, l’idea risale probabilmente a un manuale di sopravvivenza dell’esercito statunitense degli anni ’70.

L’origine del mito: esperimenti militari

Negli esperimenti militari degli anni ’70, i volontari venivano vestiti con tute termiche pesanti ma lasciati senza cappello e poi esposti a temperature rigide. In queste condizioni specifiche, la testa era l’unica parte del corpo esposta al freddo, rendendola quindi la principale fonte di dispersione termica registrata. Tuttavia, questo dato è stato estrapolato e trasformato in una regola generale per il corpo umano, senza considerare le variabili.

La realtà della termoregolazione umana

La fisiologia umana è molto più semplice di quanto si pensi. La dispersione di calore avviene principalmente dalle aree della pelle lasciate scoperte, indipendentemente dalla loro posizione sul corpo. Quando ci si espone a temperature basse, si perde semplicemente più calore dalle parti del corpo non protette dagli abiti.

Ad esempio, se si va nell’Artico in costume da bagno, si perderebbe molto più calore dalle gambe che dalla testa, semplicemente perché la loro superficie cutanea è nettamente più estesa. Questo dimostra che la testa non ha nulla di unico o “speciale” nella gestione della temperatura rispetto al resto del corpo.

Meno grasso e vasi sanguigni: le sottili differenze anatomiche

Nonostante la teoria del 45% sia priva di fondamento scientifico, la comunità medica ha dibattuto a lungo se il capo presenti comunque una leggera suscettibilità in più al freddo. Un celebre studio pubblicato sul British Medical Journal (BMJ) nel 2008 ha analizzato la questione, evidenziando due piccoli fattori anatomici:

  • Minore isolamento naturale sulla testa è presente uno strato di grasso sottocutaneo inferiore rispetto ad altre parti del corpo, come addome o cosce.
  • Vasocostrizione meno marcata la vasocostrizione, ovvero il restringimento dei vasi sanguigni per trattenere il calore al centro del corpo, risulta leggermente meno aggressiva sul cuoio capelluto rispetto agli arti.

Tuttavia, queste differenze non stravolgono le leggi della fisica. Diversi test clinici in cui i soggetti sono stati immersi in acqua fredda solo con la testa hanno dimostrato che la velocità di raffreddamento corporeo totale non è significativamente più rapida rispetto all’immersione di altre parti del corpo di pari superficie.

Il consiglio: non dimenticare il viso

Questo significa che possiamo fare a meno del cappello? Assolutamente no. Uscire al caldo senza cappello fa rischiare un colpo di calore. Uscire al gelo senza coprirsi il capo farà sentire molto freddo, esattamente come uscire senza maglione o senza giacca.

Gli esperti ricordano un dettaglio spesso trascurato: gran parte del calore disperso dalla testa passa in realtà dal viso, un’area ricca di recettori termici e costantemente esposta al vento. In giornate di freddo intenso, proteggere il volto con una sciarpa o un passamontagna è efficace quanto indossare un buon cappello per mantenere costante la temperatura corporea ed evitare fastidi vascolari.

Scritto da Emanuele Galli

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