Dal 21 settembre nuove tariffe per visite ed esami: cosa cambia per i cittadini

Dal 21 settembre nuove tariffe per visite ed esami. Scopri come la revisione delle tariffe sanitarie impatterà su prestazioni e protesi.

Dal 21 entreranno in vigore le nuove tariffe nazionali per il rimborso delle prestazioni sanitarie erogate dalle strutture accreditate per conto del Servizio Sanitario Nazionale (SSN). Questa misura, approvata dalla Conferenza Stato-Regioni, rappresenta un passo fondamentale per il sistema sanitario italiano e sostituisce il precedente provvedimento del 25, annullato dal TAR del Lazio a seguito dei ricorsi presentati dalle strutture private.

La revisione tariffaria interessa un ampio spettro di prestazioni, tra cui visite mediche ed esami diagnostici, e dispositivi medici come ortesi spinali, protesi per arti e ausili ottici. L’obiettivo è garantire un servizio sanitario più equo e sostenibile, migliorando l’accesso alle cure per tutti i cittadini.

Le nuove tariffe per visite ed esami

L’aggiornamento economico riguarda complessivamente 448 prestazioni di specialistica ambulatoriale e 222 codici del nomenclatore dell’assistenza protesica su misura con particolare attenzione agli ausili per le persone con disabilità. Le prime visite specialistiche vedranno riconosciuta una tariffa media nazionale fissata a 26 euro. L’aumento medio complessivo si attesta intorno al 5,8% e coinvolge branche cruciali come l’ecocolordoppler la diagnostica vascolare la medicina nucleare l’endoscopia e l’elettromiografia.

A regime, la revisione tariffaria comporterà un investimento aggiuntivo di 210,7 milioni di euro all’anno che si sommano ai circa 550 milioni già previsti in precedenza. I fondi sono garantiti dagli stanziamenti della manovra di bilancio, che ha destinato 100 milioni per l’anno in corso e 183 milioni per il 2027. Tuttavia, non mancano le polemiche: la Uap (Unione nazionale ambulatori, poliambulatori, enti e ospedalità privata) ha contestato la misura definendola non sostenibile per il settore.

Nuovi fondi per le apparecchiature e le Case di Comunità

Nel corso della stessa seduta della Conferenza Stato-Regioni è stato dato il via libera al decreto che sblocca 235 milioni di euro per l’acquisto di apparecchiature diagnostiche destinate a oltre 1.200 nuove Case di Comunità. Le risorse derivano da uno stanziamento del 2026 originariamente pensato per i medici e i pediatri di famiglia, ma ora potranno essere impiegate fino al 50% per le nuove strutture territoriali finanziate dal PNRR.

Le Regioni avranno 90 giorni di tempo per presentare i piani dei fabbisogni, garantendo una quota prioritaria di strumenti diagnostici anche agli studi dei medici di medicina generale e dei pediatri situati in zone disagiate, piccole isole o periferie urbane. L’obiettivo è favorire l’equità di accesso alle cure, assicurando che tutti i cittadini possano beneficiare di servizi di prima diagnostica capillari e accessibili.

Fabbisogno formativo: le nuove assunzioni nel SSN

Sul fronte delle risorse umane, è stato sancito l’accordo per il fabbisogno formativo del personale medico per il 2026/2027. Questo strumento è essenziale per consentire al Ministero dell’Università e della Ricerca di programmare i corsi di laurea in base alle necessità del SSN. Il piano individua le necessità numeriche per il Servizio Sanitario Nazionale, puntando in particolare su 20.842 medici chirurghi e 25.479 infermieri.

Il ministro della Salute, Orazio Schillaci ha ribadito che in vista della prossima legge di bilancio la priorità assoluta del Governo sarà incrementare il personale sanitario e valorizzare economicamente chi opera quotidianamente all’interno del Servizio Sanitario Nazionale. Questo impegno è fondamentale per garantire un servizio sanitario di qualità, in grado di rispondere alle esigenze di tutti i cittadini.

Scritto da Camilla Pellegrini

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