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Volante di emergenza: due piloti salvano un aereo con 174 passeggeri

Un copilota armato di ascia tenta di far precipitare il volo Flydubai; due piloti di riserva riescono a riprendere il cockpit e a portare l’aereo a terra.

Alle prime ore del 30 settembre l’aeroporto internazionale di Dubai si animava come di consueto. Sul gate C15 del Terminal 3 era già formata una fila di 174 viaggiatori, pronti a imbarcarsi su un Boeing 737 Max della compagnia Flydubai, diretto verso Tel Aviv. Tra loro c’erano famiglie, uomini d’affari e lavoratori migranti; tutti ignari di quello che sarebbe accaduto poco dopo.

Il briefing, i protagonisti e il decollo

Intorno alle 5.30, il comandante Smit Machchhar, 38 anni, pilota indiano con migliaia di ore di volo, e il suo primo ufficiale Hamam al-Hammami, 29enne di origine omanita, si sono incontrati nella sala briefing di Flydubai. Machchhar sarebbe stato al comando, Hammami al posto di copilota. Alle 6.40 tutti i passeggeri erano a bordo, compresi due piloti “deadheading”-ovvero in viaggio per tornare al punto di partenza di un prossimo volo-che avrebbero dovuto riportare l’aereo a Dubai.

Il turbinosetta è stato spinto fuori dal parcheggio alle 6.50, ha raggiunto la pista 30 destra e, alle 7.04, ha ricevuto l’autorizzazione al decollo. Il rovescio dei motori e la spinta della pista sembravano regolari; a 7.05 il velivolo si era sollevato in aria e, a 7.27, aveva raggiunto i 32 000 piedi (circa 9 750 metri), entrando nella fase di volo di crociera.

L’attacco a bordo: l’ascia di emergenza

Nel cockpit, dietro i sedili dei piloti, è custodita la cosiddetta crash axe un’ascia di emergenza obbligatoria per consentire l’apertura delle porte in caso di incendio. Quel giorno, Hamam al-Hammami ha usato quell’attrezzo contro il comandante, ferendolo gravemente. L’intervento è stato preceduto da una richiesta di preghiera fatta dal copilota verso le 9:15, secondo le testimonianze raccolte, segno di una tensione anomala a bordo.

L’obiettivo, secondo le indagini preliminari, era quello di continuare il volo verso Tel Aviv per poi far schiantare l’aereo contro un obiettivo urbano, probabilmente i grattacieli della città, evitando l’intervento delle forze aeree israeliane.

Intervento dei piloti di riserva e atterraggio di emergenza

Dopo l’attacco, i due piloti di riserva, la cui identità non è stata resa pubblica, hanno osservato la situazione dal loro posto a bordo. Daniel Schlichter, passeggero seduto in seconda fila, ha raccontato che uno dei due è riuscito a superare la confusione, a penetrare nella cabina di pilotaggio e a prendere i comandi, mentre il collega ha chiuso la porta per impedire ulteriori intrusioni. Il volo ha perso rapidamente quota passando da 10 000 a 5 000 metri in meno di un minuto.

Gli avventurieri hanno trasmesso una richiesta di assistenza, indicando la necessità di un atterraggio di emergenza. Dopo aver stabilizzato l’aereo, hanno scelto di dirigersi verso Tabuk, in Arabia Saudita, dove l’aeromobile è atterrato senza ulteriori incidenti. Solo dopo circa 45 minuti dal recupero del controllo, gli occupanti hanno ricevuto l’annuncio che la minaccia era stata neutralizzata e che sarebbero atterrati a Tabuk.

Reazioni e conseguenze

L’incidente ha riaperto il dibattito sulla selezione del personale di volo nei Paesi del Golfo. Il copilota Hammami era stato precedentemente licenziato da Oman Air per presunte inclinazioni estremiste e, otto mesi prima del caso, era stato assunto da Flydubai. Le autorità emiratine, con il supporto dei servizi di intelligence israeliani, stanno indagando sulle falle nella condivisione di informazioni tra le agenzie.

Il dirottamento è stato sventato senza perdita di vite grazie all’intervento tempestivo dei due piloti di riserva. Tuttavia, la vicenda ha evidenziato la vulnerabilità potenziale di un aeromobile anche quando sono presenti misure di sicurezza standard, come l’ascia di emergenza, che può essere usata per fini ostili.

Scritto da Roberto Capelli

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