Come riconoscere depressione e demenza negli over 65

Depressione, demenza e prevenzione: tutti gli elementi per riconoscere, valutare e intervenire sulla salute cognitiva degli over 65.

Negli ultimi anni, la popolazione anziana italiana vive un bivio tra depressione e demenza. Il confine tra le due condizioni non è più considerato netto, ma i professionisti della geriatria hanno sviluppato criteri più articolati per distinguere le cause e pianificare interventi tempestivi.

Depressione e deficit cognitivi negli anziani: segnali di allarme

Una depressione significativa può manifestarsi con scarsa concentrazione, rallentamento del pensiero, perdita di attenzione e difficoltà di memoria. Questi sintomi, sebbene comuni nella depressione geriatrica possono far pensare a un improvviso deterioramento cognitivo. In passato veniva usato il termine pseudodemenza depressiva per descrivere un declino apparentemente legato al cattivo umore, ritenuto in gran parte reversibile.

Quando la terapia dell’umore è sufficiente

Una revisione pubblicata nel Journal of Clinical Medicine (2026;15(3):1198) evidenzia l’importanza di una valutazione longitudinale. Se, dopo un adeguato trattamento antidepressivo, il paziente mostra un miglioramento dell’umore accompagnato da un recupero delle prestazioni cognitive, è probabile che le difficoltà fossero in gran parte dovute allo stato depressivo. In questi casi, strumenti brevi come il MoCA (Montreal Cognitive Assessment) possono confermare la normalità delle funzioni cognitive una volta stabilizzato l’umore.

Segni che indicano una possibile patologia neurodegenerativa

Al contrario, se la depressione migliora ma la memoria, l’orientamento o le attività quotidiane continuano a peggiorare, è opportuno approfondire la ricerca di una patologia neurodegenerativa. Nella malattia di Alzheimer per esempio, la difficoltà più tipica è l’incapacità di apprendere e conservare nuove informazioni, mentre nella depressione geriatrica predominano il rallentamento dell’elaborazione e i deficit esecutivi. Un progressivo calo dell’autonomia e la presenza di sintomi come apatia o isolamento sociale, soprattutto in un episodio depressivo di esordio tardivo, richiedono una valutazione neuropsicologica più completa e, se necessario, indagini di neuroimaging.

Alzheimer in Italia: numeri, ricerca e nuovi strumenti di diagnosi

L’Italia conta 14 821 000 persone over 65, pari al 25,1 % della popolazione, con oltre 2,5 milioni di over 85. In questo contesto, circa 1,1 milioni di cittadini vivono con una diagnosi di demenza, a cui si aggiungono 900 mila casi di Mild Cognitive Impairment (MCI) e quasi 4 milioni di caregiver. La sfida demografica ha spinto la SIGOT – Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio a promuovere una strategia che vada oltre la semplice cura, puntando su prevenzione e diagnosi precoce.

I 14 fattori di rischio modificabili

La Lancet Commission on dementia prevention, intervention and care ha identificato quattordici elementi su cui è possibile intervenire: bassa scolarità, perdita uditiva, ipertensione, fumo, obesità, depressione inattività fisica, diabete, isolamento sociale, consumo eccessivo di alcol, trauma cranico, inquinamento atmosferico, colesterolo LDL elevato e perdita visiva non trattata. Agire su questi fattori potrebbe ridurre fino al 45 % l’incidenza di demenza.

Biomarcatori plasmatici e anticorpi monoclonali

Negli ultimi anni, gli anticorpi monoclonali anti-amiloide hanno rappresentato una svolta nella ricerca sull’Alzheimer, ma i risultati clinici finora sono stati modestamente incoraggianti, con benefici limitati, possibili effetti avversi e costi elevati. La Commissione Scientifica ed Economica del Farmaco dell’AIFA ha quindi escluso il rimborso di alcuni di questi farmaci. Parallelamente, lo sviluppo di biomarcatori plasmatici offre la possibilità di identificare segni biologici della malattia in fase molto precoce, facilitando la selezione dei pazienti che necessitano di esami più complessi come PET o analisi del liquido cerebrospinale.

Il ruolo integrato della geriatria nella gestione della salute cognitiva

Il Presidente SIGOT, Luca Cipriani sottolinea che la geriatria deve guidare una presa in carico multidimensionale: valutare l’autonomia, le comorbidità, le terapie e il supporto al caregiver. La valutazione geriatrica multidimensionale è lo strumento chiave per unire la diagnosi precoce a una risposta terapeutica rapida, intercettando la fragilità cognitiva prima che diventi disabilità. Nel contesto del nuovo Piano Nazionale Demenze approvato dal Ministero della Salute il 21 settembre, sono stati stanziati più di 34 milioni di euro per potenziare i servizi regionali, la telemedicina, la teleriabilitazione e la formazione del personale sanitario.

Parallelamente, la prevenzione basata sui fattori di rischio modificabili e l’adozione di nuovi biomarcatori rappresentano le leve più promettenti per ridurre il carico demenziale in una popolazione che invecchia rapidamente. Un approccio integrato, promosso dalla geriatria, può infatti trasformare le conoscenze scientifiche in percorsi di assistenza concreti, migliorando la qualità della vita di anziani e caregiver.

Scritto da Emanuele Galli

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