Coronavirus: le conseguenze sulla salute mentale

Il Coronavirus quali conseguenze ha sulla nostra salute mentale? I dettagli e gli studi degli esperti.

L’epidemia da Coronavirus ha avuto delle conseguenze tragiche prima di tutto per quanto riguarda il considerevole numero di persone contagiate e dei deceduti. Atre conseguenze sono quelle che si stanno avendo in questo momento per l’economia, che si prolungheranno anche dopo la sconfitta del virus con gli italiani che dovranno fare i conti con disoccupazione e con condizioni di vita sociale molto diverse da prima.

Un altro aspetto sul quale è necessario afre delle valutazioni accurate è quello legato alla salute mentale dovuto sia alla quarantena che alle preoccupazioni per il futuro.

Coronavirus: le conseguenze sulla salute mentale

Alcune Università del nostro paese hanno iniziato a raccogliere i dati che servono per l’analisi dei rischi relativi al “benessere psicologico” delle persone che stanno vivendo ormai da tempo in quarantena. Uno studio che si collega ad altri similari che vengono svolti in varie parti del mondo colpite dall’epidemia di coronavirus, sia da istituzioni nazionali che internazionali.

Per quanto riguarda le università del nostro Paese il sistema di raccolta dei dati è quello del “survey online” ed è stato predisposto da due Università di Milano, la Cattolica e la Sigmund Freud, e da una romana, La Sapienza.

In queste ricerche si indagano le risposte relative sia alla percezione del rischio da parte delle persone, lo stress, le emozioni personali ed anche i comportamenti sociali. Tutte queste situazioni sono legate strettamente alla pandemia attualmente in corso ed alle misure restrittive che si sono rese necessarie per diminuire le possibilità di contagio.

Grazie alla raccolta di questi dati ed alla loro analisi si potranno attuare degli interventi mirati per la prevenzione secondaria che saranno calibrati per ogni individuo al fine di potenziarne la qualità della vita quando l’emergenza attuale sarà terminata e ridurre le sintomatologie derivate da una lunga esposizione allo “stress” come quelle ansiosa, depressiva e fobica.

Anche negli Stati Uniti, su un impulso fornito dalla Casa Bianca, diverse università come la Chan Zuckerberg Initiative, l’Allen Istitute for AI, ed altre istituzioni come la NIH, “National Institutes of Health” hanno messo in moto un processo di ricerca retrospettiva attraverso dei dataset, ponendo in questo modo una sfida ai ricercatori, che vuole interpretare e avere previsioni statistiche degli “outcome” dell’epidemia da coronavirus.


Gli studi

Oggi è possibile sfruttare i risultati degli studi che sono stati effettuati in precedenza in Cina, dove l’epidemia si è sviluppata nei mesi precedenti. Da questi studi è emerso che le due macro aree sono quelle degli effetti “psico-sociali” riferiti all’insieme della popolazione e quelli riferiti soltanto al personale sanitario. Per quanto concerne il primo gruppo, uno studio effettuato dall’Istituto di Neuroscienze Cognitive, in collaborazione con la Huaibei Normal University, ha esplorato, grazie alle risposte fornite “online” dai cittadini cinesi ad un questionario appositamente preparato, l’impatto che l’epidemia di coronavirus ha avuto sulla loro salute mentale. In questo questionario sono state poste una serie di domande che riguardavano la salute “fisica” e test standard che permettono di rilevare sia lo stress associato ad eventi traumatici come la quarantena che i sintomi depressivi.

I dati raccolti mostrano che il 53,8% di cittadini che hanno risposto alle domande ha giudicato l’impatto psicologico che l’epidemia ha prodotto su sé stesso, grave o moderato, il 16,5% ha avuto dei sintomi depressivi con una intensità tra grave e moderato, il 28,8% ha riferito di avere notato dei sintomi derivanti da ansia, sempre in modalità moderata-grave ed infine l’8,1% ha riportato moderati o gravi livelli di stress.

Dalle risposte si è notata anche una forma di associazione tra il minore benessere psicologico e l’avere dei sintomi fisici come vertigini, raffreddore e dolore muscolare, l’essere studenti o di genere femminile. Le persone che si aggiornano riguardo alle novità sull’epidemia in modo maggiormente “razionale”, oltre che propense ad adottare misure di sicurezza, sono risultate, al contrario, “predittori” di un benessere psicologico più elevato.

Analizzando la situazione del personale sanitario, uno studio condotto dal Dipartimento di Gestione delle Infezioni, del “People’s Hospital of Fuyang City”, ha analizzato i dati utilizzando in questo caso delle “scale” per valutare i sintomi ansiosi ed il “Disturbo Post Traumatico da Stress”. Le risposte fanno emergere il dato del 23% per quanto riguarda chi ha mostrato sintomi ansiosi, con un maggiore livello nel personale femminile. Andando maggiormente nel dettaglio il personale con qualifica di infermiere ha avuto percentuali maggiori rispetto ai medici. Un dato abbastanza rilevante è quello relativo al 27.39 % di membri dei vari staff medici che hanno dichiarato di soffrire di insonnia, iper vigilanza, incubi ed altri sintomi stress-correlati.

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