Estendere la pediatria fino a 18 anni per migliori cure e prevenzione

Una proposta che unisce continuità di cura, strategie vaccinali per il meningococco B e una maggiore integrazione del fascicolo sanitario elettronico per rispondere ai bisogni degli adolescenti

Negli ultimi anni il dibattito sull’assistenza agli adolescenti ha assunto una nuova centralità: molte voci del mondo pediatrico sostengono che ampliare la competenza della pediatria di famiglia fino ai 18 anni rappresenti una risposta efficace ai bisogni emergenti. Questa proposta va letta alla luce di fragilità emotive e comportamentali che caratterizzano l’adolescenza e della necessità di una transizione assistenziale più fluida e meno frammentata tra medicina pediatrica e medicina dell’adulto.

Accanto alla richiesta professionale, ci sono due strumenti che possono potenziare la tutela dei giovani: da un lato le strategie vaccinali mirate per il meningococco B, dall’altro la piena implementazione del fascicolo sanitario elettronico (FSE). Il connubio tra continuità di cura, prevenzione e digitalizzazione apre prospettive concrete per famiglie e operatori sanitari, purché le politiche nazionali e regionali siano coordinate e omogenee.

Perché estendere l’età della pediatria

La proposta di mantenere il pediatra di famiglia come punto di riferimento fino ai 18 anni nasce dall’osservazione che l’adolescenza è una fase di aumentata vulnerabilità: emergono disturbi dell’umore, comportamenti a rischio e problematiche legate al rapporto con i social e l’alcol. Il pediatra, che segue il ragazzo fin dall’infanzia, è spesso in grado di riconoscere precocemente segnali di disagio e di intervenire prima che si instaurino criticità croniche. In questo senso l’estensione dell’età non è solo una questione organizzativa, ma una scelta che valorizza la conoscenza pregressa del paziente e la relazione di fiducia con la famiglia.

Vantaggi clinici e relazionali

Affidare gli adolescenti al pediatra fino ai 18 anni favorisce continuità nelle visite, nell’osservazione dei segnali evolutivi e nella gestione di patologie croniche, come l’obesità. Inoltre, il pediatra può svolgere un ruolo educativo e preventivo, intervenendo su temi sensibili quali l’uso di sostanze, i Disturbi alimentari e il ritiro sociale. Questo approccio facilita anche il coinvolgimento delle scuole e dei servizi territoriali, creando reti di supporto integrate.

Rischi della discontinuità

La transizione disorganizzata alla medicina dell’adulto può tradursi in interruzioni delle cure e nell’abbandono dei percorsi terapeutici. Quando la presa in carico è frammentata aumentano i rischi di diagnosi tardive e di mancata profilassi vaccinale. Estendere la competenza pediatrica costituisce quindi una misura preventiva che può ridurre l’impatto clinico e sociale di problematiche tipiche dell’adolescenza.

Vaccinazione e prevenzione: il caso del meningococco B

L’emergenza registrata nel Sud dell’Inghilterra ha riacceso l’attenzione sul meningococco B e sul ruolo degli adolescenti come principali portatori e trasmettitori del batterio. Gli esperti sottolineano che la malattia può evolvere rapidamente in giovani apparentemente sani e causare esiti gravi: mortalità, sequele neurologiche e amputazioni. Per questo il board del Calendario vaccinale per la vita chiede una strategia nazionale chiara e uniforme, con l’inserimento della vaccinazione anti-meningococco B per gli adolescenti non vaccinati in precedenza e programmi di richiamo per chi ha ricevuto il ciclo infantile.

Raccomandazioni pratiche

Le proposte comprendono l’offerta attiva della vaccinazione in una fascia standard (ad esempio 12-14 anni) e piani di catchup fino ai 18 anni, con linee guida condivise su dosaggi e intervalli. Gli esperti sollecitano campagne informative nelle scuole e nei luoghi di aggregazione giovanile e il coinvolgimento di pediatri e medici di medicina generale per recuperare i non vaccinati. L’obiettivo è ridurre le disuguaglianze regionali ed evitare differenze di accesso alla prevenzione.

Digitalizzazione e strumenti operativi

Il fascicolo sanitario elettronico si prepara a una fase operativa decisiva: dal 31 marzo entreranno in vigore modifiche pensate per uniformare e semplificare l’accesso, con l’obiettivo di completare la digitalizzazione del sistema entro giugno 2026. Il FSE può raccogliere la storia clinica completa di ciascun cittadino e rendere immediatamente disponibili vaccinazioni, referti e annotazioni cliniche, facilitando il lavoro dei pediatri e la continuità assistenziale tra servizi pediatrici e adulti.

Ostacoli e opportunità

Nonostante i vantaggi, l’adozione del FSE è ancora limitata: meno della metà degli italiani ha autorizzato l’accesso ai medici e pochi lo utilizzano regolarmente. Per rendere efficace la proposta di estendere la pediatria fino a 18 anni è quindi fondamentale incentivare l’uso del FSE, garantire uniformità territoriale e integrare questi strumenti con campagne di sensibilizzazione rivolte a famiglie, scuole e operatori sanitari.

In sintesi, estendere la pediatria di famiglia fino alla maggiore età, rilanciare la vaccinazione anti-meningococco B per gli adolescenti e potenziare il fascicolo sanitario elettronico sono misure complementari: insieme possono migliorare la prevenzione, ridurre la discontinuità assistenziale e rendere il sistema sanitario più equo e responsivo ai bisogni dei giovani.

Scritto da Staff

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