​

L’evoluzione dello yoga tra tradizione e moda fitness

Yoga in Italia è esploso come moda, ma la sua essenza tradizionale è sempre più a rischio di svanire.

Negli ultimi decenni lo yoga ha raggiunto livelli di diffusione mai visti prima: studio, palestra, ufficio, streaming e persino parchi urbani ne sono testimoni. L’appeal è subito apparso legato al desiderio di migliorare la flessibilità e alleviare tensioni muscolari, ma la pratica originale indiana comprendeva molto di più, includendo pratiche respiratorie, meditazione e una filosofia radicata in testi millenari.

Questa dicotomia tra la versione “tradizionale” e quella “mainstream” è stata descritta come un “paradosso amaro” da osservatori europei, mentre in Italia si è parlato di una “crisi silenziosa” che mette a rischio l’autenticità della disciplina.

Da 1880 all’era delle celebrità: l’ascesa occidentale dello yoga

Secondo gli studi di Yoga Journal nel 2022 più di 38 milioni di persone praticavano yoga negli Stati Uniti, quasi il doppio di quanto accadesse dieci anni prima. L’introduzione avvenne per la prima volta alla fine del XIX secolo, prima in America e poi in Europa, dove le asana furono gradualmente “adattate al gusto del grande pubblico”.

Negli anni ‘60 la fascinazione per i guru indiani fece spuntare i primi centri occidentali, ma fu negli anni ‘90 che la disciplina divenne realmente popolare grazie a volti come Christy Turlington, Sting e Madonna. Da quel momento lo yoga entrò nei media tradizionali, poi su internet, dove nacque un mercato fiorente e le aziende lo adottarono per migliorare concentrazione e produttività dei dipendenti.

L’intervento dello Stato indiano

Nel giugno 2026, la ministra dell’Economia indiana Nirmala Sitharaman ha usato la Giornata Internazionale dello Yoga a Guwahati per sottolineare il ruolo dello yoga come strumento di soft power. Il governo, infatti, promuove la disciplina per rafforzare un’immagine culturale nazionale e per sostenere politiche nazionaliste.

Il panorama italiano: crescita, offerte e criticità

In Italia non esistono statistiche ufficiali, ma il settore è stato riconosciuto recentemente come attività sportiva. L’offerta di corsi è cresciuta più rapidamente della domanda, soprattutto grazie alla spettacolarizzazione sui social, dove le pose più acrobatiche diventano contenuti “instagrammabili”.

Claudio Conte, co-fondatore della YANI, osserva che la proliferazione di studi investiti da capitali di profitto ha ridotto la qualità dell’insegnamento. Mentre le scuole tradizionali prevedevano quattro anni di formazione con almeno 500 ore di lezione, oggi è possibile ottenere una certificazione in poche settimane di corsi intensivi.

Questa compressione ha portato a un fenomeno di “mixing”: le asana vengono combinate con esercizi di pilates, crossfit o persino danza, mentre la parte meditativa e lo studio dei testi sacri sono quasi del tutto assenti.

Le voci dei professionisti

Manuela Piccardo, insegnante a Vicenza dal 2016 al 2024, sottolinea che le nuove generazioni non vogliono più stare ferme in silenzio per lunghi periodi, anche se l’obiettivo dello yoga dovrebbe essere “sconquassare corpo e mente”. Per lei, una pratica saltuaria può dare conforto, ma non rappresenta lo yoga nella sua interezza.

Federico Squarcini, docente di Yoga Studies all’Università Ca’ Foscari, ricorda che le forme di yoga praticate da secoli in India non sono mai riuscite a imporsi in Occidente, mentre la versione adattata è ormai un fenomeno di massa.

Al contrario, Marianna Borga, che gestisce uno studio a Milano da oltre dieci anni, ritiene che lo yoga abbia sempre dovuto evolversi per rispondere ai mutamenti sociali. La molteplicità di maestri e scuole, secondo lei, arricchisce gli insegnanti, che mostrano curiosità e capacità di innovare, proprio come fecero gli storici pionieri del Novecento Tirumalai Krishnamacharya e K. Pattabhi Jois.

Prospettive future e sfide per la disciplina

Il futuro dello yoga in Italia sembra dipendere dalla capacità di conciliare la domanda di pratiche veloci e spettacolari con la necessità di preservare la componente meditativa e filosofica. Le aziende continuano a investire in programmi di “yoga aziendale” per migliorare la produttività, ma il rischio è di trasformare la disciplina in un semplice esercizio di well-being privo di profondità spirituale.

Scritto da Camilla Pellegrini

Magnesio e vitamina D: il duo indispensabile per la salute dei 40enni