La solitudine è un fenomeno sempre più diffuso, soprattutto nelle grandi città, dove la vita frenetica e la tecnologia stanno cambiando il modo in cui costruiamo e manteniamo le nostre relazioni. Questo fenomeno ha importanti implicazioni sulla salute mentale e fisica, come dimostrato da numerosi studi scientifici.
Un recente studio pubblicato su Perspectives on Psychological Science nel 2015 ha evidenziato che l’isolamento sociale è associato a un aumento del rischio di mortalità del 29%, mentre la solitudine percepita porta a un aumento di questo rischio del 26%. Questi dati sono stati confermati da una meta-analisi del 2026 che ha analizzato 90 studi, dimostrando che la mancanza sistematica di relazioni sociali è associata a un rischio maggiore di mortalità per tutte le cause.
La solitudine nelle grandi città
Le grandi città, nonostante siano luoghi di aggregazione, registrano un maggior tasso di solitudine percepita. Questo fenomeno è particolarmente evidente a Milano, dove i nuclei monocomponenti sono passati dal 45% al 57% in vent’anni, con oltre 430mila persone che vivono da sole. Questo fenomeno riguarda sia giovani professionisti e studenti sia tanti anziani.
“Sempre più persone cercano opportunità di lavoro nelle grandi città – ha spiegato Tiziana Mele, Managing Director di Lundbeck Italia – e questo le costringe ad allontanarsi dagli affetti più cari. Costruirsi nuove relazioni è possibile, ma non è detto che siano altrettanto intime.”
Le cause della solitudine urbana
Le cause della solitudine urbana sono molteplici e complesse. Tra i fattori principali ci sono la mobilità lavorativa, che spinge molte persone a trasferirsi in città lontane dai propri affetti, e la mancanza di spazi comunitari, che riducono le opportunità di incontro e di socializzazione. Inoltre, la tecnologia, pur offrendo nuove modalità di connessione, spesso non riesce a sostituire le relazioni umane autentiche.
“La nostra società ha ridotto gli spazi comunitari – spiega Maddalena Illario, Chair del Reference Site Colaborative Network RSCN – e questo si riflette sulla qualità di vita di tutti. Dovremmo investire sulla creazione di luoghi pubblici in cui tutti, compresi i giovani adulti, possano dedicarsi ad attività significative.”
La solitudine e la tecnologia
I social media, nati con l’intento di connettere persone distanti tra loro, hanno finito per dare, in alcuni casi, il risultato opposto. Uno studio del 2026 ha dimostrato che le persone che soffrono di solitudine e quelle che sperimentano stati d’ansia tendono a un uso problematico dei social media, spesso impiegati come strumento per compensare la carenza di relazioni nella vita reale.
“I ragazzi costruiscono sempre più spesso la propria identità, il senso di autonomia e il sentimento di appartenenza attraverso i social media – ha concluso Ulrike Dobelstein-Lüthe, Managing Director della Fürstenberg Foundation – piuttosto che all’interno della famiglia, del vicinato o delle tradizionali reti di amicizia.”
Per contrastare la solitudine, è necessario un cambiamento culturale che valorizzi le relazioni umane autentiche e crei nuove opportunità di incontro e di socializzazione.


