Violenza di genere: come gli abusi influenzano la salute fisica e mentale delle donne

La violenza sulle donne ha conseguenze devastanti non solo psicologiche, ma anche fisiche. Uno studio dell'Università di Padova svela come gli abusi possano aumentare il rischio di cancro, malattie cardiache e neurodegenerative.

La violenza sulle donne non lascia solo cicatrici emotive, ma ha anche un impatto profondo sulla salute fisica. Uno studio pionieristico dell’Università di Padova sta svelando come gli abusi, sia fisici che psicologici, possano accelerare l’invecchiamento biologico e aumentare il rischio di malattie gravi.

Il progetto Wish (Women Intimate Shelter), condotto dal Dipartimento di Scienze Biomediche, è il primo al mondo a esaminare le conseguenze fisiopatologiche della violenza sul corpo femminile. Le prime 100 partecipanti, tutte sopravvissute a violenza e abusi, hanno mostrato un aumento significativo di patologie come cancro, malattie cardiache, neurodegenerative, diabete, emicrania e ulcera.

I meccanismi biologici alla base del danno

A guidare la ricerca è Jacopo Agrimi specializzato in fisiologia cuore-cervello e psicobiologia dello stress, insieme a Nazareno Paolocci neurobiologo pioniere nella ricerca sullo scompenso cardiaco. Lo studio, già pubblicato su iScience esamina i principali meccanismi biologici coinvolti, tra cui la disfunzione dei recettori degli estrogeni beta (ERβ), fondamentali per la protezione di cervello, cuore e altri organi.

“Ogni donna che partecipa al progetto subisce uno screening multidisciplinare integrato che comprende valutazioni psicologiche, neuropsicologiche, elettrofisiologiche, cardiologiche e biomolecolari”, spiega Agrimi. “L’obiettivo è identificare biomarcatori utili per lo screening e la diagnosi precoce, aprendo la strada a strategie terapeutiche mirate.”

L’invecchiamento accelerato

L’idea del progetto è nata negli Stati Uniti, studiando gli effetti dello stress lavorativo e sociale sulla salute. Durante il Covid, riflettendo sull’aumento dei casi di violenza sulle donne, Agrimi ha notato un vuoto scientifico sugli effetti della violenza sulla salute femminile. “Le nostre ricerche stanno iniziando a identificare alcuni dei meccanismi biologici coinvolti per capire cosa accelera l’invecchiamento biologico e aumenta varie patologie”, afferma.

Lo stress cronico e le sue conseguenze

Ad affiancare Agrimi e Paolocci nel team di coordinamento ci sono Antonella Viola biologa e docente ordinaria di Fisiopatologia all’Università di Padova, Gaya Spolverato chirurga oncologa, e Giussy Barbara professoressa associata di Ginecologia e Ostetricia all’Università di Milano.

“La risposta a un forte stress come quello della violenza, soprattutto in una condizione cronica, comporta l’attivazione del sistema nervoso simpatico e la produzione di cortisolo”, spiega Viola. “Questo interferisce con il sistema immunitario, rendendo le donne più vulnerabili a varie patologie.” A lungo andare, questa riduzione delle difese e l’attivazione dell’infiammazione portano a sviluppare malattie autoimmuni e gravi come quelle cardiache o neurologiche.

Lo studio permetterà di intervenire tempestivamente nella prevenzione delle malattie sulle donne sopravvissute alla violenza. “Ma ha anche l’obiettivo di formare su questo tema medici e mediche del futuro e di avviare screening gratuiti sulle donne”, aggiunge Viola.

I dati allarmanti e le prospettive future

Il progetto Wish mette in evidenza i dati dell’ultimo report Istat: nel 2026, sei milioni e 400mila donne in Italia hanno subito violenze fisiche e sessuali. “Riflettendo su questi numeri e sul maggiore rischio delle donne sopravvissute alla violenza di sviluppare malattie, è prioritario prevedere per il futuro percorsi terapeutici mirati e personalizzati”, riflette Agrimi.

Nel team multidisciplinare di ricerca di Agrimi e Paolocci ci sono anche Giulia MelisMarie Anne MakoudjouAngelica GattiDajana GlavasLucia BernardeleAlice BergaminGiovanni PiccoloLinda Baldini e Siria Bertazzo.

Scritto da Roberto Capelli

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