L’Italia ha compiuto un passo storico nel 2026 con l’approvazione della Legge 149 che riconosce l’obesità come malattia cronica, progressiva e recidivante. Tuttavia, il vero lavoro inizia ora: trasformare questa conquista normativa in un sistema sanitario che garantisca cure accessibili e uniformi su tutto il territorio nazionale.
Con 6 milioni di adulti affetti da obesità e oltre un minore su quattro in eccesso di peso, l’Italia si trova di fronte a una delle principali emergenze sanitarie del nostro tempo. I dati più preoccupanti arrivano dai giovani, con un aumento del 75% di casi tra le donne under 35 negli ultimi anni.
L’obesità come malattia cronica: il riconoscimento normativo
La Legge 149 ha segnato un punto di svolta nel riconoscimento dell’obesità come patologia, superando la visione che la considerava semplicemente una conseguenza di stili di vita scorretti. Questo riconoscimento ha aperto la strada a una serie di iniziative per migliorare l’accesso alle cure e garantire un trattamento adeguato per tutti i pazienti.
Tra le priorità ci sono l’aggiornamento dei percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali la creazione di un Osservatorio per lo Studio dell’Obesità presso il Ministero della Salute e la riflessione sulla rimborsabilità dei trattamenti farmacologici. Questi passi sono essenziali per garantire che i pazienti possano accedere alle cure di cui hanno bisogno senza dover affrontare disuguaglianze territoriali o economiche.
Le sfide dell’attuazione: percorsi di cura e accesso ai farmaci
Silvio Buscemi, Presidente della SIO – Società Italiana dell’Obesità sottolinea l’importanza di un approccio multidisciplinare e continuativo per la gestione dell’obesità. Le nuove opzioni terapeutiche devono essere inserite in percorsi appropriati e controllati, con un attento monitoraggio degli esiti.
Una delle principali sfide è garantire l’accesso ai farmaci anti-obesità soprattutto per i pazienti con maggiore gravità clinica. La SIO ritiene necessario avviare un percorso istituzionale per valutare forme di accesso rimborsato alle terapie farmacologiche innovative, all’interno di centri specialistici riconosciuti.
Le disuguaglianze territoriali e la necessità di un piano nazionale
Attualmente, alcune Regioni come la Lombardia hanno avviato sperimentazioni per favorire l’accesso ai nuovi farmaci anti-obesità, mentre altre stanno valutando iniziative analoghe. Tuttavia, questa frammentazione rischia di creare disuguaglianze tra i cittadini, con chi risiede in alcune Regioni che può accedere più facilmente alle cure rispetto ad altri.
Buscemi denuncia il rischio di una sanità a macchia di leopardo e chiede un piano nazionale per garantire l’accesso equo alle cure. La salute è un diritto costituzionale, e non può dipendere dal luogo di residenza o dall’ASL in cui si vive.
L’obesità tra i giovani: un’emergenza in crescita
Secondo gli ultimi dati Istat, l’obesità tra i giovani, soprattutto tra le donne, è in forte aumento. Nella fascia tra i 18 e i 34 anni, la prevalenza è passata dal 3,6% al 6,3% con un incremento del 75%. Tra i bambini e gli adolescenti, il fenomeno continua a interessare il 26% della popolazione tra 3 e 17 anni, con punte superiori al 32% tra i più piccoli.
Questi dati confermano che l’obesità rappresenta una delle principali emergenze sanitarie del Paese e che è necessario un salto di qualità nell’organizzazione dell’assistenza. La prevenzione resta la prima arma contro un fenomeno in continua crescita, soprattutto tra le nuove generazioni.
Garantire un accesso equo alle cure significa evitare che il luogo in cui si nasce o si vive finisca per pesare quanto, se non più, della malattia stessa. L’Italia, dopo essere stata il primo Paese al mondo a riconoscere per legge l’obesità come malattia cronica, è chiamata ora a dimostrare di saper tradurre quel primato in un modello assistenziale concreto.


