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Apparato digerente: il percorso del cibo ed i suoi problemi

apparato digerente

Scopriamo insieme il percorso del cibo dal momento in cui pensiamo di mangiare una pietanza dall'esofago al retto.

Quando parliamo del apparato digerente, dovremmo partire dal cervello. Perché ancor prima che il cibo raggiunga la bocca, noi iniziamo a pensarci – cosa vogliamo mangiare, annusiamo l’aroma mentre cuoce nella pentola, lo guardiamo nel piatto. Effettivamente, mangiamo per davvero con gli occhi. O, meglio ancora, con la nostra testa.
Quando vediamo, annusiamo o anche solo pensiamo al cibo che amiamo, il cervello invia segnali ai nervi che controllano il tratto gastrointestinale. Questi segnali mandano il sistema digerente in allarme – inizia a venirci l’acquolina in bocca, lo stomaco inizia a contrarsi ed è pronto a ricevere cibo ed il pancreas, un organo ghiandolare che rilascia enzimi necessari alla digestione, inizia a secernere le sostanze che abbatteranno il cibo.

La bocca

All’interno della bocca, il cibo viene masticato e spezzato dai denti mentre la saliva lo lubrifica.

Sebbene tendiamo a secernere saliva durante i pasti o quando pensiamo al cibo, in realtà ne rilasciamo quel poco che basta per inumidire la bocca durante il giorno. Ma la saliva fa molto di più che inumidire il cibo. Essa contiene enzimi che attivano il processo di abbattimento del cibo. Un processo che continuerà nello stomaco e nell’intestino.

L’esofago

Una volta che il cibo è stato masticato ed inumidito dalla saliva, viene spinto dalla lingua alla gola, la prima parte dell’apparato digerente. Qui i muscoli lo spingono nel “tubo del cibo”, l’esofago. Esso spinge il cibo verso il basso tramite un’azione che chiamiamo peristalsi. Non è altro che una sequenza di contrazioni, come il moto ondoso che si muove attraverso le gratinate di uno stadio.

Queste contrazioni, che spingono il cibo nello stomaco, sono abbastanza potenti da permetterci di ingoiare persino da sdraiati o a testa ingiù.

Gli astronauti, per esempio, non hanno problemi nell’ingoiare nello spazio, dove la gravità non forza il cibo dalla bocca allo stomaco. Tra l’esofago e lo stomaco, uno sfintere assicura che il passaggio si apra solo in una direzione: dall’esofago allo stomaco.

Lo stomaco

Lo stomaco abbatte il cibo non solo fisicamente con le sue potenti contrazioni, ma anche chimicamente attraverso l’azione degli enzimi originariamente mixati nel cibo, nella bocca e negli acidi e negli enzimi dello stomaco.

Sebbene la maggior parte degli enzimi, che abbattono il cibo chimicamente, siano rilasciati all’interno dell’intestino tenue, piccole quantità rilasciate dalla saliva e dai succhi gastrici accelerano il processo. Nel momento in cui il cibo lascia lo stomaco, ha una consistenza simile a quella del porridge.

Piloro

Prima che il cibo lasci lo stomaco per andare nell’intestino tenue, passa attraverso un altro sfintere, chiamato “piloro“.

Esso svolge la funzione di poliziotto che dirige il traffico durante l’ora di punta in una strada a senso unico. Questo muscolo rotondo è importante nel processo digerente perché unisce due organi diversi in termini di forma, misura, scopo ed ambiente chimico.

Lo stomaco è una grande sacca. L’intestino tenue è un tubo stretto nel quale ha luogo la maggior parte del processo digestivo. Il piloro assicura che l’intestino tenue non sia troppo pieno di cibo e che ci sia abbastanza tempo per permettere agli enzimi digestivi di abbattere il cibo.

L’intestino tenue

Le contrazioni dell’intestino tenue continuano a spezzare il cibo chimicamente, ma ancora più importante, rilasciano enzimi che abbattono il cibo ed assorbono i nutrienti. Nel duodeno, la prima parte dell’intestino tenue, il cibo è mischiato con grandi quantità di enzimi digestivi rilasciati dal pancreas.

Quest’ultimo è una ghiandola vicina e dalla bile, prodotta dal fegato.

L’attività chimica della digestione è fondamentale per la nostra abilità di utilizzare il cibo che mangiamo. La proteina, per esempio, è una lunga catena di costruzioni chiamata aminoacido. Sebbene il corpo non possa assorbire l’intera catena, può assorbire aminoacidi, singolarmente o in coppie. Allo stesso modo, il complesso di molecole grasse che mangiamo, viene abbattuto in acidi grassi e carboidrati complessi. Non sono altro che lunghe catene di zuccheri, vengono spezzati in singoli zuccheri assorbibili.

Il corpo produce enzimi diversi per digerire ciascun tipo di nutriente. Alcuni richiedono step intermedi per una digestione ben riuscita. I grassi, per esempio, non possono essere mischiati con i contenuti acquosi del duodeno, che contiene enzimi abbatti-grassi.

La bile rilasciata dal fegato prima emulsiona il grasso, spezzandolo in goccioline. Successivamente, l’enzima può abbatterlo in acidi grassi ed assorbirlo.

I cibi facilmente digeribili sono abbattuti nell’intestino tenue superiore. Gli altri componenti del cibo che non necessitano di essere digeriti, come ferro, calcio o zinco vengono assorbiti direttamente qui. Il resto dell’assorbimento ha luogo nel digiuno (circa il 40% dell’intestino tenue) e nell’ileo (circa il 60%) che sono collegati all’intestino crasso.

L’assorbimento dei nutrienti

A differenza del suo nome, l’intestino tenue (parte fondamentale dell’apparato digerente) si allunga fino a quindici piedi e varia da persona a persona. Sebbene abbia una lunghezza impressionante, l’area dell’intestino sarebbe insufficiente per assorbire quello che mangiamo ogni giorno se fosse semplicemente una lunghezza. Invece, è strutturato in modo tale da incrementare la sua superficie attraverso il rivestimento chiamato “villi” che sono a loro volta coperti dai “microvilli“.

Queste piccole proiezioni aumentano l’area superficiale dell’intestino tenue. Su questa superficie ruvida i componenti nutritivi vengono trasferiti al circolo sanguigno mediante un complesso meccanismo di assorbimento, che li distribuisce lungo il corpo.

L’intestino crasso e il gas

Non tutti i componenti del cibo che mangiamo possono essere spezzati ed assorbiti. Le fibre, per esempio, passano intatti attraverso lo stomaco e l’intestino tenue. Quello che resta va nell’intestino crasso, o colon. Qui la maggior parte del fluido, così come il sodio, il calcio ed un po’ di zinco vengono assorbiti. Circa due quarti del materiale liquefatto raggiunge il colon ogni giorno. La maggior parte di esso viene assorbito.

Miliardi di batteri giocano un ruolo fondamentale nell’intestino crasso. Il battere che risiede qui decompone i carboidrati (la maggior parte delle fibre) che non sono state digeriti dall’intestino tenue e sintetizza la vitamina K e la vitamina B. Il processo di fermentazione, tramite il quale il battere decompone i carboidrati, produce gas intestinale.

Alla fine del passaggio attraverso il colon – che misura circa 5 piedi – resta solo un piccolo quantitativo di quanto hai mangiato, che costituisce le feci. La massa di feci – circa il 75% – è acqua. Il resto sono solidi costituiti da batteri e da cibo non digerito, cellule morte che vengono riversate dal rivestimento dell’intestino. Le feci viaggiano fino alla fine del colon, il retto, dove si accumula fino a quando non viene espulso.

Il gas

Gli scienziati stimano che gli adulti in media rilascino tra i 12 ed i 22 pollici cubici di gas intestinale al giorno presente nell’apparato digerente. La maggior parte di quel gas è costituito da idrogeno e metano. Il gas è prodotto dai batteri che fermentano le fibre che non sono state digerite.

Molta frutta e verdura, specialmente i fagioli, contengono questi polisaccaridi. Essi, infatti, non possono essere spezzati dagli enzimi. Mentre i batteri decompongono questi zuccheri complessi, viene rilasciato il gas. La maggior parte viene rilasciato senza che nessuno se ne accorga.

La saggezza popolare dice che i fagioli producono molto gas -più di quanto potrebbe passare senza preavviso. Sempre alla ricerca di risposte eterne, gli scienziati in uno studio hanno misurato il gas intestinale prodotto da persone che seguono una dieta controllata comparato a quello di persone che hanno mangiato maiale a fagioli. Le persone con la dieta controllata hanno rilasciato 9 pollici cubici all’ora, mentre il gruppo dei fagioli ha rilasciato 10.7 pollici cubici.

Favorire la digestione

Uno dei fattori da tenere in considerazione quando si pensa di avere dei problemi di digestione è la qualità del cibo immessa nell’apparato digerente. In primo luogo infatti bisogna assicurarsi che gli alimenti che assumiamo siano di qualità, meglio ancora se prodotti con agricoltura biologica.

In secondo luogo è importante mangiare con calma. Infatti lo stomaco si accorge del cibo solamente 15 min dopo che si è cominciato a mangiare. Consumare i pasti con tranquillità, intervallando i bocconi con abbondanti sorsi d’acqua vi aiuterà non solo a digerire meglio, ma di assumere una quantità inferiore di calorie.

Ricordate inoltre di limitare il consumo di alcool e fumo: questi non solo peggioreranno la qualità della vostra vita, ma ostacoleranno il percorso del cibo attraverso l’apparato digerente.

Infine è opportuno camminare, almeno cinque minuti dopo aver terminato il pasto. In questa maniera attiverete il processo di digestione aiutando la “discesa” del cibo dallo stomaco all’intestino. In generale fare almeno 30 minuti di attività fisica al giorno aiuterà la normale digestione.

Se doveste avere problemi con l’apparato digerente, nonostante i consigli che vi abbiamo fornito, potrete sorseggiare dei digestivi o delle tisane. Tra queste ultime le più consigliate sono realizzate a base di camomilla. Oltre alla tisana si ricorda di assumere una quantità adeguata di liquidi: per un adulto di sesso maschile è consigliato il consumo di almeno 3 litri di acqua al giorno. In estate queste quanti devono essere almeno duplicate dal momento che le temperature elevate potrebbero causare disidratazione.

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