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Negli ultimi dati ufficiali emersi dalla Relazione annuale al Parlamento sulla celiachia – anno 2026, pubblicata dal Ministero della Salute, si registra un aumento delle diagnosi di celiachia in Italia. Dopo l’interruzione dei controlli dovuta alla pandemia, molte persone hanno ripreso gli accertamenti, con conseguente crescita dei casi rilevati e delle risorse destinate alla dieta senza glutine.
Il rapporto fotografa non solo le cifre delle diagnosi e le spese sostenute dal Ssn, ma anche i programmi di prevenzione e formazione attivati a livello regionale e nazionale. Allo stesso tempo, le associazioni dei pazienti sottolineano criticità economiche e l’esistenza di un significativo numero di persone ancora non diagnosticate.
Evoluzione dei casi e indicatori nazionali
Nel 2026 il totale dei pazienti registrati con celiachia ha sfiorato i 280.000 soggetti, suddivisi in 85.238 maschi e 194.274 femmine, con un incremento netto di oltre 14.000 nuove diagnosi. La prevalenza nazionale è stata stimata allo 0,47% della popolazione. Il documento segnala inoltre che il numero di diagnosi del 2026 ha superato quello del 2019, segno che le persone sono tornate a rivolgersi ai presidi sanitari per sottoporsi alle indagini diagnostiche come avveniva prima della pandemia.
Distribuzione geografica
Le regioni con la prevalenza più alta risultano essere la Valle D’Aosta (0,59%), seguita da Toscana (0,58%) e Umbria (0,54%). Queste differenze regionali aiutano a orientare le politiche sanitarie locali e le necessità di formazione degli operatori del settore alimentare per garantire pasti senza glutine nelle mense e nei servizi di ristorazione.
Screening pediatrico e fattori genetici
A seguito di una delibera del Parlamento del 2026, è stato avviato un programma di screening per individuare precocemente la celiachia in età pediatrica. I primi dati pilota, raccolti dall’Istituto Superiore di Sanità in quattro regioni (Lombardia, Marche, Campania e Sardegna), hanno coinvolto 5.535 bambini: il 3,9% di questi ha mostrato un risultato potenzialmente indicativo di celiachia.
Genetica e distribuzione tra i bambini
L’analisi evidenzia che la malattia permane più frequente tra le femmine, con il 59,8% delle positività nel campione. Sul fronte genetico, il rapporto indica che il 44% dei bambini è predisposto geneticamente, con una percentuale particolarmente elevata in Sardegna (57%), suggerendo l’importanza di combinare screening clinici e valutazioni genetiche nelle strategie preventive.
Spese, servizi e richieste dei pazienti
Per sostenere la dieta dei pazienti, il Ssn ha erogato quasi 273 milioni di euro nel 2026 per gli alimenti senza glutine in esenzione, con una spesa media pro-capite di circa 975,54 euro. La legge riconosce inoltre il diritto all’erogazione gratuita degli alimenti senza glutine, soggetta a un tetto di spesa mensile, e prevede risorse per garantire pasti gluten free nelle mense scolastiche e aziendali.
Formazione e stanziamenti
Nel 2026 sono stati organizzati 700 corsi con la partecipazione di 17.139 operatori, a sottolineare l’importanza della formazione per chi prepara e somministra i pasti. Per il 2026 il documento registra uno stanziamento complessivo di 895.987,96 euro, di cui 324.748,35 euro destinati alla fornitura di pasti senza glutine e 571.239,61 euro alla formazione.
Criticità e richieste delle associazioni
L’Associazione italiana celiachia (Aic), che rappresenta i pazienti, mette in luce come i dati ufficiali siano probabilmente sottostimati: in base alle stime sarebbero attesi circa 600.000 pazienti in Italia, mentre la diagnosi effettiva riguarda circa 280.000 persone, lasciando ipotetici 300.000 casi non diagnosticati. Questa discrepanza influenza le politiche di screening e le misure di supporto.
Dal punto di vista economico, l’Aic chiede di ridurre i prezzi della terapia alimentare, perché per le persone con celiachia la cura è rappresentata dal cibo quotidiano e non da farmaci. Attualmente la quota garantita ai pazienti è pari a circa 100 euro al mese, una cifra che, secondo la direttrice generale Caterina Pilo, è ancora utile ma risente degli aumenti dei prezzi generali e delle necessità crescenti emerse con la ripresa dei controlli diagnostici.



