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Che cosa succede se prendo un medicinale scaduto

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Cosa succede quando prendi un farmaco scaduto? Si tratta effettivamente di un rischio per la tua salute o al massimo sarà totalmente inefficace? Quali sono i fattori che possono influenzare l'efficacia di un farmaco? Scoprilo in questo articolo.

Cosa succede se prendo un medicinale scaduto? È una domanda che tutti noi ci siamo fatti più di una volta, scoprendo che un farmaco che avevamo era scaduto. Nel foglio illustrativo non è solito indicare quello che succede quando si supera la data di scadenza impressa nella confezione dei medicinali. In questo articolo vogliamo spiegarti alcune cose che possono chiarirti le idee, anche se ti raccomandiamo sempre di seguire le indicazioni del tuo medico o del farmacista.

Che cosa vuol dire che un medicinale è scaduto

Prima di tutto, è importante sapere che cosa indica esattamente una data di scadenza di un farmaco, per capire meglio che cosa succede una volta che si supera questo termine. La data di scadenza, infatti, è un’indicazione del periodo durante il quale si garantisce totalmente l’attività e le proprietà del farmaco da parte del produttore. Tutto questo, naturalmente, purché la medicina sia stata conservata correttamente.

Quindi, la scadenza indica fino a quando il laboratorio farmaceutico assicura che il medicinale non abbia perso attività e continuerà ad essere efficace.

Così facendo, non si indica una data limite per l’utilizzo del farmaco, ma una garanzia di attività ed efficacia.

Pertanto, non implica il fatto che debba smettere di usarlo giusto il giorno di scadenza, ma non assicurano che abbia la stessa efficacia a partire d’allora. È importante sottolineare che le condizioni di conservazione del farmaco influiranno sulla sua efficacia.

Medicinale scaduto: nessuna efficacia

Quindi, se vogliamo sapere che cosa succede quando prendo un medicinale scaduto, ci troviamo davanti a una domanda dalla risposta ambigua. Infatti assumere un farmaco scaduto non ti farà star male di punto in bianco, non peggiorerà i tuoi sintomi e non avrà alcun effetto secondario indesiderato su di te. La cosa peggiore che potrà succedere è che quel medicinale scaduto non farà proprio nulla, non avrà alcun effetto. In base al tempo passato dalla data di scadenza del farmaco, potrà continuare a fare effetto o potrà aver perso parte della sua efficacia o addirittura tutta.

Le date di scadenza, insomma, sono più che altro un modo con cui le case farmaceutiche si tutelano in previsione di possibili rischi.

Infatti, è sempre possibile che un paziente su mille presenti qualche effetto collaterale se assume un farmaco scaduto e per questo sui medicinali c’è sempre la data di scadenza. Ma recenti studi hanno dimostrato che la maggior parte dei medicinali resta stabile e non è rischioso fino a due anni dopo la data di scadenza.

Possibili rischi

Nessun problema, allora? Posso prendere tutti i medicinali scaduti che voglio senza alcun pericolo? Non è esattamente così.

Se è vero che i principi attivi dei medicinali tutt’al più perderanno al loro efficacia col tempo, è anche vero che quale rischio connesso a un medicinale scaduto esiste. Infatti i farmaci sono composti da molecole chimiche che, con il passare del tempo, possono degradarsi e risultare tossiche per la nostra salute. Pertanto, quando una casa farmaceutica specifica la data di scadenza sta indicando fino a quando queste molecole sono buone per il consumo umano. Dunque, prendere un farmaco scaduto può comportare una reazione tossica da parte del tuo corpo e richiedere un intervento sanitario immediato.

Meglio prendere precauzioni

Per questo motivo, ti raccomandiamo che prima di prendere un farmaco – anche se non si è superata la data di scadenza – è importante verificarne lo stato e assicurarci che non abbia cambiato colore, odore, che non sia umido, ecc.

Inoltre, le autorità sanitarie raccomandano di disfarsi dei medicinali scaduti per evitare rischi, gettandoli in contenitori speciali nelle farmacie.

Alcune differenze

Bisogna però precisare che non tutti i farmaci sono uguali. Bisogna fare delle differenze tra i vari tipi di medicinali: a seconda della loro natura, alcuni risultano più facilmente deperibili di altri.

Le compresse, per esempio, sono un tipo di farmaco molto stabile. Studi hanno dimostrato che oltre l’80% delle compresse restano stabili ed efficaci fino a due anni dopo la data di scadenza. È un tempo notevole!

Naturalmente diverso è il discorso per medicinali liquidi, che per loro stessa natura sono più facilmente deperibili. È il caso, per esempio, di colliri, sciroppi e farmaci che si assumono iniettandoli direttamente nel corpo. In questi casi, è bene non usufruirne dopo la data di scadenza. Anche quando il farmaco in questione non è scaduto, è buona cosa controllarlo sempre prima dell’assunzione. Se il liquido si presenta torbido, con dei sedimenti o un colore/consistenza diverso da quanto dovrebbe, è meglio buttarlo e andare a comprare una confezione nuova.

Corretta conservazione

La data di scadenza non è l’unico fattore che può influenzare l’efficacia e la pericolosità di un farmaco.

La conservazione, per esempio, è un elemento fondamentale. Anche un medicinale assunto entro la scadenza ma conservato erroneamente provoca danni o, nel migliore dei casi, risulta totalmente inefficace. La maggior parte dei farmaci devono essere conservati a temperatura ambiente e costante, solitamente tra i 10 e i 25 gradi. Alcuni invece devono essere messi in frigorifero dopo l’apertura o tenuti lontani da fonti di luce diretta. Leggete sul foglietto illustrativo quali sono le condizioni per la conservazione di un dato medicinale e seguitele alla lettera.

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