Le infezioni sessualmente trasmissibili (IST) stanno vivendo una preoccupante impennata in Europa, con la gonorrea che rappresenta una delle maggiori sfide per la sanità pubblica. L’ECDC il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, ha recentemente segnalato la presenza di ceppi di gonorrea resistenti al ceftriaxone l’antibiotico di ultima istanza, in ben 11 Paesi dell’Unione Europea.
Questa resistenza antimicrobica, unita all’aumento generale delle IST, sta mettendo a dura prova i sistemi sanitari nazionali. Ma quali sono le cause di questa emergenza e quali sono le categorie più a rischio? Scopriamolo insieme.
L’allarme dell’ECDC: gonorrea resistente in 11 Paesi UE
Nel 2026, i Paesi dell’Unione Europea e dello Spazio europeo hanno registrato 106.331 casi confermati di gonorrea con un tasso di 26,9 casi per 100.000 abitanti. Questo rappresenta il valore più alto dal 2009, quando è stata avviata la sorveglianza europea delle IST. Ancora più allarmante è l’aumento del 303% rispetto, che testimonia una crescita esponenziale del problema.
L’ECDC ha lanciato un allarme specifico per la resistenza al ceftriaxone, un antibiotico cruciale nella lotta contro la gonorrea. Questa resistenza è stata osservata a partire dal 2026, rendendo sempre più difficile il trattamento delle infezioni. La situazione è resa ancora più complessa dalla scarsa evidenza dei sintomi che spesso passano inosservati, favorendo la diffusione dell’infezione.
La situazione in Italia
Anche l’Italia non è immune a questa tendenza. I casi di gonorrea nel nostro Paese sono passati dai 333 del 2026 ai 3.100 del 2026 con un tasso salito da 0,6 a 5,3 casi per 100.000 abitanti. Sebbene questi numeri siano ancora al di sotto della media europea, la crescita è preoccupante, con un aumento quasi decuplicato in soli quattro anni.
La sifilide è un’altra IST in forte aumento. I casi in Italia sono passati dai 843 del 2026 ai 3.088 del 2026 con un tasso che è più che triplicato. La clamidia, invece, mostra un quadro più rassicurante, con 1.795 casi nel 2026 e un tasso di circa 3 per 100.000 abitanti.
Le categorie più a rischio e le cause dell’aumento
Il gruppo più esposto al rischio di contrarre una IST è rappresentato dagli uomini che fanno sesso con uomini (MSM) che rappresentano il 69% dei casi di sifilide e il 62% di quelli di gonorrea. Tuttavia, a partire dal 2026, si è osservato un aumento significativo dei contagi anche tra gli eterosessuali, sia uomini che donne, in tutte le fasce d’età adulta.
I giovani sono particolarmente vulnerabili, con i picchi di infezione tra le donne di 20-24 anni per la gonorrea e tra gli uomini di 25-34 anni sia per la gonorrea che per la sifilide. Tra le cause dell’aumento delle IST, l’ECDC cita l’inadeguatezza dei sistemi e delle strategie di prevenzione spesso superate e insufficienti. In molti Paesi, i test di base per le IST sono a pagamento, scoraggiando chi ha scarse risorse economiche dall’effettuare controlli.
Un’altra criticità riguarda la sifilide congenita trasmessa dalla madre al feto durante la gravidanza. I casi sono quasi raddoppiati in un solo anno, passando da 78 nel 2026 a 140 nel 2026 con una particolare concentrazione in Ungheria e Bulgaria. Le lacune nello screening prenatale, la mancanza di follow-up e le carenze nel trattamento sono tra le principali cause di questa emergenza.
L’ECDC ha fornito indicazioni specifiche sull’uso della doxiciclina come profilassi post-esposizione per la sifilide e la clamidia, ma non per la gonorrea, a causa del rischio di accelerare la resistenza antimicrobica. Questo sottolinea l’urgenza di sviluppare nuove strategie di prevenzione e trattamento per contrastare efficacemente la diffusione delle IST.


